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L’ex amministratore delegato della società gestore dei Patti territoriali della provincia di Vibo Valentia spiega: «Le mie dimissioni sono intervenute subito dopo la sentenza del Consiglio di Stato»

Cronaca

«Non riesco a comprendere l’accusa che mi si muove e che intendo subito chiarire nelle sedi competenti». A parlare è l’ex amministratore delegato di Vibo Sviluppo Spa Maria Angela De Grano. Quarantanove anni, di Vibo Valentia, in carica dal 2012 fino al 30 aprile 2016, l’ex dirigente della società mista è la destinataria di un avviso di conclusione indagini unitamente al presidente della stessa società Pasquale Barbuto e all’attuale amministratore delegato Pietro Giamborino, già consigliere regionale. L’accusa per tutti è quella di peculato in ordine ai fondi concessi dal ministero per lo Sviluppo economico e poi, in parte, revocati. E se sia Barbuto che Giamborino nella giornata di ieri si sono detti fiduciosi nell’operato della magistratura, che «permetterà di chiarire una situazione che si protrae da anni», la De Grano si mostra sorpresa tanto da affidare ad una breve nota per «rettificare» quelle che a suo dire rappresentano delle «imprecisioni che devono prontamente essere ricondotte alla verità». «Quale Amministratore delegato di Vibo Sviluppo Spa, con delega tecnica sino al 30 aprile 2016 - afferma De Grano -, preciso che, in costanza di mio incarico ed in attesa di finanziare i progetti pubblici aventi ad oggetto opere infrastrutturali a vantaggio dello sviluppo del territorio della provincia, era stata accolta dal Tar Calabria, sede di Catanzaro, l’istanza di Vibo Sviluppo avente natura cautelare di sospensiva avverso il decreto di parziale revoca ministeriale del finanziamento di rimodulazione del patto territoriale generalista per la provincia di Vibo Valentia; con tale ordinanza il giudice aveva ritenuto la legittimità dell’operato della società: ritengo, pertanto - prosegue -, di aver svolto il mio ruolo in pieno ed assoluto rispetto della legge con gli altri colleghi amministratori dell’epoca; successivamente, all’indomani della sentenza di  rigetto da parte del Consiglio di Stato, ho presentato subito le mie dimissioni alla società ritenendo non opportuno ed altresì, non favorevole alla società, continuare nel contrasto giuridico di posizioni». LEGGI ANCHEBufera giudiziaria su Vibo Sviluppo: tre indagati per peculato

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