Il clan che pilotava i voti alle elezioni e i politici legati a doppio filo con i Piscopisani

Nell’inchiesta “Rimpiazzo” affiorano i nomi di diversi ex assessori e consiglieri comunali e regionali. Ogni tornata condizionata delle scelte della cosca che si faceva perfino mandare la foto della scheda

Nell’inchiesta “Rimpiazzo” affiorano i nomi di diversi ex assessori e consiglieri comunali e regionali. Ogni tornata condizionata delle scelte della cosca che si faceva perfino mandare la foto della scheda

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Votavano e facevano votare: dalle comunali sino alle elezioni regionali, ovunque. Anzi, per dirla con gli inquirenti, c’era chi – come Rosario Fiorillo, alias “Il Pulcino”, feroce esponente di primo piano del clan dei Piscopisani – era proprio aduso a «pilotare i voti per le elezioni» verso candidati graditi. E’ uno scenario devastante quello che aprono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro tra le pieghe dell’indagine “Rimpiazzo”. Il pool di Nicola Gratteri – grazie ad un lavoro avviato dal pm Camillo Falvo e portato a termine dal collega Andrea Mancuso – non assembla solo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma riordina anche un nugolo di intercettazioni che le forze di polizia giudiziaria, sul territorio, hanno acquisito nel corso degli anni indagando sul clan emergente e poi divenuto il capofila del cartello che sfidò il “locale di Limbadi”. Intercettazioni che in passato non hanno mai avuto uno sviluppo in sede giudiziaria e che oggi vengono rilette ed assorbite in un’indagine di portata storica.

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E’ un grande puzzle che, di fatto, getta ombre sinistre non solo sulle precedenti tornate elettorali nel Vibonese, ma anche su quelle la cui campagna è in itinere. In relazione agli ultimi lustri, sono due gli (ex) assessori al Comune di Vibo i cui nomi affiorano dal carteggio dell’indagine “Rimpiazzo”: uno (candidato ora con la lista “Concretezza”) è menzionato, nel corso di un interrogatorio, dal collaboratore di giustizia Raffaele Moscato come persona che, pur non avendone conoscenza personale, era ritenuto vicino alla cosca; l’altro, invece, è stato intercettato più volte, appunto, con Rosario Fiorillo in conversazioni a dir poco imbarazzanti. Un ex consigliere comunale (ricandidato anche ora con altro schieramento identico a quello del politico ex assessore intercettato con Fiorillo) è stato poi intercettato con un altro presunto affiliato a parlare di vicende finanziarie e di fusione fra banche locali. Il clan dei Piscopisani si sarebbe attivamente interessato anche alle elezioni amministrative della scorsa tornata elettorale del 2015. Così come avrebbe raccattato voti su voti pure in occasione delle elezioni regionali del novembre 2014. E, anche in questo caso, i nomi che affiorano sono diversi, da destra a sinistra. La cosca, di fatto, non aveva un solo esponente di riferimento ma si “spartiva” e arrivava perfino a chiedere – come dimostrano plasticamente proprio le intercettazioni – la foto della scheda segnata prima che fosse chiusa e lasciata nell’urna. Situazione che, alla luce di diverse candidature per il prossimo rinnovo del Consiglio comunale di Vibo del 26 maggio (di tutti gli schieramenti, nessuno escluso) potrebbe anche aggravarsi.    In foto: Rosario Fiorillo, alias “Pulcino”

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