‘Ndrangheta: operazione “Errore fatale”, scarcerato Domenico Polito

Restano in carcere Giuseppe Accorinti e Antonio Prenesti. Contestato l’omicidio di Raffaele Fiamingo ed il tentato omicidio di Francesco Mancuso

Restano in carcere Giuseppe Accorinti e Antonio Prenesti. Contestato l’omicidio di Raffaele Fiamingo ed il tentato omicidio di Francesco Mancuso

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Torna in libertà Domenico Polito, 55 anni, di Paradisoni di Briatico, residente a Tropea, arrestato il 12 aprile scorso nell’ambito dell’operazione “Errore fatale” che mira a far luce sull’omicidio di Raffaele Fiamingo ed il ferimento di Francesco Mancuso. Fatti di sangue avvenuti nel luglio del 2003 a Spilinga. E’ quanto deciso dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto dal giudice Giuseppe Valea, che ha così accolto il ricorso degli avvocati Mario Bagnato e Domenico Soranna. Restano invece in carcere Giuseppe Accorinti, 60 anni, di Zungri (avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Bagnato) e Antonio Prenesti, 53 anni, di Nicotera (avvocati Sabatino e Salvatore Staiano). Nei loro confronti il Tribunale del Riesame ha rigettato i ricorsi e restano pertanto in carcere.

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Si tratta di uno dei fatti di sangue più importanti negli ultimi decenni, arrivato al culmine di contrasti insanabili fra le articolazioni del clan Mancuso. Un omicidio già emerso nell’inchiesta “Dinasty-Affari di famiglia” che non era però riuscita per tale delitto ad inchiodare penalmente mandanti ed esecutori. A sostegno della nuova impalcatura accusatoria, anche le dichiarazioni di Emanuele Mancuso che dal giugno dello scorso anno sta collaborando con la giustizia. Emanuele Mancuso è nipote di Francesco Mancuso, in quanto figlio di Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, fratello di “Tabacco”. Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, alla base del grave fatto di sangue ci sarebbe stato il danneggiamento ad un panificio di Spilinga di proprietà di un parente di Antonio Prenesti, personaggio che Mantella indica come “azionista” per conto dei boss Pantaleone Mancuso (“Scarpuni”) e Luigi Mancuso. Ad armare la mano di Prenesti e Polito sarebbe stato il boss Cosmo Michele Mancuso, 70 anni, di Limbadi (anche lui coinvolto nell’inchiesta e arrestato) attualmente condannato per l’inchiesta “Costa Pulita”. Per il Riesame, però – in attesa del deposito delle motivazioni alla base della decisione – non ci sono elementi tali per giustificare un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Domenico Polito che ha così lasciato il carcere di Melfi. L’inchiesta della Dda di Catanzaro è stata condotta sul “campo” dalle Squadra Mobili di Vibo e Catanzaro.       In foto dall’alto in basso: Domenico Polito, Giuseppe Accorinti e Antonio Prenesti 

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