Campetto di Bivona, dopo il danno arriva la beffa per i gestori

Il Comune chiede indietro le chiavi all’associazione “Il blocco”, che ha investito 70mila euro sulla struttura. E sotto accusa, in questa vicenda paradossale, ci finiscono gli uffici comunali e il commissario Guetta

Il Comune chiede indietro le chiavi all’associazione “Il blocco”, che ha investito 70mila euro sulla struttura. E sotto accusa, in questa vicenda paradossale, ci finiscono gli uffici comunali e il commissario Guetta

Il campetto di Bivona
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Una vicenda paradossale, come se ne vedono spesso – purtroppo – al Comune di Vibo Valentia. È quella che interessa un’associazione sportiva di Bivona, “Il blocco”, che dal lontano 1998 si occupa della gestione del campetto della piccola frazione. Ebbene, qualche giorno fa gli uffici comunali hanno inviato una lettera ingiungendo al sodalizio di consegnare immediatamente le chiavi della struttura. Motivo? Non avrebbero pagato il canone. E qui sta il paradosso: da anni “Il blocco” si batte – altra assurdità: bisogna battersi per pagare – affinché a Palazzo Luigi Razza si decidano di predisporre un contratto di concessione. Perché fino ad oggi non è stato mai stipulato. Malgrado ciò, nel corso degli anni, pur di tenere in funzione la struttura sportiva, gli associati hanno apportato numerose migliorie, hanno addirittura realizzato spogliatoi ed altro accendendo perfino un mutuo di 70mila euro.

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Ecco la storia: «Il campetto ci venne affidato nel 1998 dall’allora assessore Raffaele Arcella che ci invitò a prendercene cura dal momento che era completamente degradato. Noi lo rendemmo funzionale, realizzando tra l’altro gli spogliatoi». Nel 2013 il Comune scrisse al sodalizio, riconosciuto affidatario dell’impianto di Bivona: «L’ufficio contratti – si leggeva tra l’altro – si occuperà di predisporre il relativo contratto di concessione». Il bando prevedeva che, per renderlo agibile e in sicurezza l’associazione avrebbe dovuto effettuare altri lavori e così i dirigenti accesero con la banca un mutuo di circa 70mila euro. Terminati i lavori nel 2015, comunicarono al Comune di essere pronti a stipulare il contratto, chiedendo anche che venisse valutata la possibilità di scomputare l’importo dei lavori, o una parte, dal futuro canone. Nessuno però si mosse. «A seguito di vari nostri solleciti ci dissero di portare dei documenti che noi consegnammo brevi manu ma essi finirono regolarmente dimenticati in un cassetto e dopo alcuni mesi erano scaduti. Ci dissero di ripresentarli ma era sempre la stessa storia. Una cosa davvero paradossale». Quando nel 2017 arrivò loro la richiesta di pagamento del canone dei tre anni precedenti gli interessati obiettarono, con lettera inviata agli uffici e a vari amministratori: «Come possiamo pagare se non ci avete ancora fatto la convenzione? Fateci il contratto e noi paghiamo… Noi siamo pronti alla stipula, restiamo in attesa della vostra formale convocazione». Lo ribadirono nel 2018 e da ultimo un mese fa: «Siamo andati dal commissario Guetta per chiedere questa benedetta convenzione. Risposta: tra un mese al massimo definiamo tutto. Il mese è passato ma invece della convenzione è arrivata la richiesta di consegnare le chiavi. Cosa che abbiamo fatto, non vogliamo certo passare dalla parte del torto». Resta in loro, naturalmente, una grande amarezza: «Siamo stati “espropriati” della struttura che noi, da fatiscente che era, abbiamo rimessa a posto, trasformandola in un frequentato centro di aggregazione per giovani e anziani della nostra frazione. E in più abbiamo ancora da pagare due anni di mutuo, acceso per i lavori richiesti proprio dal Comune». Una vicenda insensata e paradossale, con una burocrazia comunale che non solo non è in grado di gestire il suo patrimonio sportivo, ma mette i bastoni tra le ruote a chi tenta di farlo, senza metterlo in condizione di “mettersi in regola”.