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L’ultimatum di Luigi Renzo ai componenti dell’ente morale di Paravati: «O procedete con le modifiche allo statuto o vi assumete la responsabilità davanti ai fedeli e all’opinione pubblica»

Il vescovo Luigi Renzo
Cronaca

Si registrano novità sulla vicenda dello scontro in atto tra diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati, riguardo alle mancate riforme dello statuto richieste dal vescovo Luigi Renzo. Il presule, infatti, nelle scorse ore ha inviato una lettera aperta ai soci della Fondazione e ai Cenacoli di Preghiera, «concordata col cardinale Beniamino Stella della Congregazione del clero e con l'Ufficio giuridico della Cei nella speranza di uscire dal tunnel». Missiva in cui, «per nome e per conto della diocesi di cui sono legale rappresentante», il vescovo chiede «di aver assegnata in comodato d’uso gratuito per la durata di 99 anni tacitamente rinnovabili la Chiesa “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” sita in Paravati di Mileto».

La lettera inizia ricordando che «è da più tempo ormai che viene pressantemente invocata la consacrazione e la conseguente apertura al culto della chiesa "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime", di cui codesta Fondazione, “ente ecclesiastico civilmente riconosciuto”, munita di personalità giuridica privata, risulta proprietaria». Poi, prima di esprimere la sua richiesta, monsignor Renzo sottolinea «che la Chiesa è un edificio di proprietà privata, ma comunque destinato al culto pubblico ed alla pastorale, regolamentato tra l'altro dall'articolo 831 del Codice civile, e fermo restando quanto è stabilito nel Can. 1213 del Codice di diritto canonico, secondo cui “nei luoghi sacri l'Autorità ecclesiastica esercita liberamente i suoi poteri e i suoi uffici”». E, ancora, che il comodato d’uso viene richiesto «volendo rispondere alle attese e alle richieste più volte manifestate sia da codesta Fondazione, sia dai Cenacoli di preghiera, meritevoli entrambi di aver curato con generosità e con libere offerte di tutti la costruzione della chiesa sopra ricordata, secondo i “desiderata” di Mamma Natuzza, al fine di assicurare la naturale e canonica destinazione a tutto il complesso chiesastico quale luogo di culto pubblico nel rispetto delle norme canoniche. Da parte della diocesi - rassicura a questo punto monsignor Renzo - ci sarà l'impegno non solo a procedere alla sua sollecita consacrazione, ma anche a costituirla, salvi i tempi canonici necessari, in Rettoria, in vista della sua successiva elevazione a Santuario diocesano, non appena detto comodato d'uso sarà regolarmente registrato con atto notarile con le eventuali clausole da pattuire tra le parti. A riguardo poi dello statuto, visto che, malgrado i tentativi fatti in questi anni, si continua a ritenerlo “intoccabile” e da non dover in nessun modo modificare, la Fondazione, essendo di fatto senza più riconoscimento canonico ormai dall’1 agosto 2017, in piena libertà e responsabilità, se crede, potrà conservarselo nell'attuale forma, chiaramente purificato dei riferimenti ad attività di culto e di pastorale, provvedendo, in tempi brevi, ad un suo nuovo riconoscimento solo civile e con una diversa identità giuridica consentita dal Codice civile. Per venire incontro e facilitare il perfezionamento da parte della Fondazione di queste nuove procedure civili - aggiunge - la diocesi, prima di provvedere come suo dovere alla trasmissione al Ministero di un nuovo decreto di revoca, è disposta a ritardare i tempi perché la predetta trasformazione possa tecnicamente prodursi senza conseguenze soprattutto finanziarie. Questo vuole essere un ulteriore gesto di buona volontà e di attenzione perché codesta Fondazione possa continuare, stavolta solo civilmente, la sua attività sociale senza rischiare di perdere i diritti e le acquisizioni governative fin qui godute».

La lettera del vescovo prosegue affermando poi che «qualora la richiesta e la proposta non dovessero essere accolte, nel rispetto della vostra libera volontà di non aderire alle modifiche da me richieste allo statuto e quindi di non voler regolamentare in nessun modo i rapporti tra Fondazione e Diocesi per la cura pastorale e del culto della Chiesa», lo stesso si vedrà costretto «ad attivare, senza perdite di tempo, le procedure per la revoca definitiva alla Fondazione del decreto di “religione e di culto” e di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, con le prevedibili conseguenze anche civilistiche. In questa malaugurata ipotesi - si legge ancora nella lettera - sarete voi ad assumervi davanti ai Cenacoli, ai Figli spirituali di Natuzza ed all’opinione pubblica tutte le responsabilità per quanto riguarda le possibili ripercussioni anche sul patrimonio in vostra dotazione. Anche se il provvedimento potrà non piacere, mi dispiace dirlo, ma in questa situazione di stallo e soprattutto in mancanza dopo tre anni e mezzo di una pur minima e manifesta volontà di trovare una soluzione più ecclesiale al problema, peraltro di recente raccomandatavi anche dal cardinale Stella, ed ancora prima da altri dicasteri centrali Vaticani - conclude monsignor Renzo - ritengo che non ci sia altro da fare. In piena autonomia di giudizio e di scelta e quale tentativo estremo di assicurare al progetto e all’opera di Natuzza la giusta dimensione ecclesiale e sociale, mentre attendo un vostro sollecito riscontro, entro e non oltre la fine di questo mese di giugno, porgo a tutti i più cordiali ossequi».

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