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Il responsabile scientifico dell’associazione ambientalista concorda con le risultanze dell’Arpacal, ma aggiunge sarcastico: «Il problema è che, quando si tratta di liquami, c’è chi li vuole spacciare per acqua di Colonia»

Sant'Irene a Briatico (foto di Silvio Febbraro)
Cronaca

Continuano ad arrivare segnalazioni da residenti e turisti delle tante località balneari del Vibonese che evidenziano la presenza di larghissime chiazze giallastre presenti in particolare nei primi metri di specchio d’acqua. Cittadini che lamentano l’impossibilità di potersi fare un semplice bagno senza il rischio di contrarre qualche infezione. In realtà, come già spiegato ieri, le chiazze gialle altro non sono che una eccessiva concentrazione di polline di pino. «Per quanto spiacevole alla vista e al tatto - ha spiegato Emilio Cellini, direttore del Centro regionale strategia marina dell’Arpacal - il fenomeno non è collegabile a inquinamento, ma alla struttura microscopica del polline di pino, che presenta due sacche aeree (tecnicamente dette vescicole anemofile) utilizzate per favorire lo spostamento in aria. Proprio per le sue dimensioni (è uno dei pollini più grandi) il polline delle pinacee si aggrega ed essendo idrofobo galleggia sulla superficie del mare. Il gioco dei venti e l’azione delle correnti contribuisce all’aggregazione dei granelli in grosse chiazze, segnalate sotto costa in tutto il Mar Ionio e Tirreno, che possono essere scambiate per sversamenti di altra natura o incorporare al loro interno altri oggetti galleggianti».

mare giallo polline pino microscopioOggi una ulteriore conferma che si tratti di polline arriva anche dal Wwf. Il responsabile scientifico regionale dell’associazione ambientalista, Pino Paolillo, ci ha inviato una immagine (a sinistra) ripresa col suo microscopio dalla quale «si notano i granuli pollinici di alberi del genere Pinus». Paolillo, dunque, conferma quanto già descritto dall’Arpacal. Ma, allo stesso tempo, non si esime dal fare un’ironica, quanto amara, constatazione: «Quando si tratta di polline, come già in anni passati, siamo i primi ad ammetterlo senza difficoltà. Il problema è che, quando si tratta di liquami in mare, c’è chi li vuole spacciare per acqua di Colonia».

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Lacnews24.it
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