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Per il Tdl deve andare in carcere. Respinti invece i ricorsi della Dda per Filippo Catania e Carmelo D’Andrea. In due già in carcere per tentata estorsione 

Cronaca

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro (presidente Giuseppe Valea) ha respinto l’appello della Dda di Catanzaro in relazione a due richieste di misure cautelari in carcere, ma l’ha accolto per una terza posizione. Si tratta della tentata estorsione ai danni degli imprenditori fratelli Raffaele e Cosimo Maiuolo che nel febbraio scorso è culminata con gli arresti di Vincenzo Puntoriero, 65 anni, titolare di un negozio di abbigliamento a Vibo Valentia, ed Emilio Pisano, 50 anni, di Ariola di Gerocarne. A piede libero nell’ambito dell’operazione denominata ‘Mbasciata della Dda di Catanzaro e dei carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, si trovavano anche tre personaggi di primo piano del clan Lo Bianco, tutti di Vibo: Domenico Franzone, 62 anni, detto “Chianozzo”, Carmelo D’Andrea, 61 anni, detto “Coscia d’Agneju”, e Filippo Catania, 68 anni, cognato del defunto boss Carmelo Lo Bianco, detto “Piccinni”. I tre sono stati tutti condannati con sentenza definitiva per associazione mafiosa al temine dell’operazione “Nuova Alba”, ma hanno già scontato la pena e si trovano pertanto in libertà. Il nuovo arresto - chiesto dal pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso e dal procuratore capo Nicola Gratteri - era stato negato dal gip distrettuale per mancanza di gravità indiziaria e da qui l’appello al Tribunale del Riesame che ha confermato il diniego all’arresto nei confronti di Filippo Catania e Carmelo D’Andrea, ma l’ha accolto in relazione alla posizione di Domenico Franzone. Sia Emilio Pisano che Vincenzo Punturiero, secondo l’accusa si sarebbero a più riprese recati dagli imprenditori di Arena che stavano eseguendo dei lavori di ripristino della condotta fognaria in via Terravecchia Inferiore per conto del Comune di Vibo. Esplicita la loro richiesta di pagare una mazzetta (duemila euro, pari al 5% dell’appalto ottenuto con affidamento diretto dal Comune di Vibo).

In tale contesto, per il Tribunale del Riesame, l’appello del pubblico ministero nei confronti di Domenico Franzone è fondato in quanto in punto di diritto i gravi indizi di colpevolezza vanno valutati attraverso un esame globale ed unitario dei singoli elementi indiziari, essendo illegittima una loro valutazione frazionata ed atomistica. Il Riesame evidenzia quindi che la vicenda estorsiva è avvenuta in un territorio nel quale risulta operativa la cosca di ‘ndrangheta dei Lo Bianco alla quale Franzone è stato ritenuto partecipe con sentenza definitiva nell’ambito dell’operazione “Nuova Alba”. La vicenda in esame va quindi inquadrata in due fasi: nella prima le condotte di Emilio Pisano e Vincenzo Puntoriero (per le quali il gip ha ritenuto la gravità indiziaria) costituiscono la “prima frazione del disegno criminoso consistita in una minaccia vera e propria costellata da riferimenti agli amici di Vibo e culminata nella pretesa economica quantificata in duemila euro. Allo stesso modo la seconda frazione dell’attività delittuosa è consistita nell’intervento di Franzone pochi giorni più tardi. L’indagato – evidenzia il Riesame – in occasione dell’incontro con Maiuolo Raffaele ha infatti agito con le stesse modalità accertate in altre sedi giudiziarie, evitando di esternare in questa fase un’ulteriore minaccia e limitandosi piuttosto a manifestare una disponibilità, invero neanche richiesta, a prestare aiuto al Maiuolo contro eventuali pretese di denaro da parte di terzi facendo allusioni a molte famiglie bisognose, in tal modo rafforzando nella vittima la percezione di un clima ostile e di un contesto ambientale caratterizzato da regole imposte dalla criminalità organizzata alle quali ogni imprenditore deve sottostare. La carica intimidatoria del messaggio rivolto al Maiuolo si ricava inoltre dal fatto che Franzone si presentava come ex detenuto lasciando intendere alla vittima di essere un personaggio navigato in contesti delinquenziali e dunque esperto delle dinamiche criminali locali”. Tutto ciò per il Tribunale del Riesame vale ad integrare gli estremi del delitto di estorsione nella forma tentata, aggravata dalle modalità mafiose, trovandosi in presenza di “un’unica regia criminale che è solita agire avvalendosi del contributo di diversi emissari attraverso cui è in grado di pervenire alla vittima designata la pretesa estorsiva. Per il Riesame, dunque, anche Domenico Franzone deve andare in carcere. Contro tale ordinanza del Tdl, l’interessato potrà naturalmente ricorrere in Cassazione. Carmelo D’Andrea è difeso dall’avvocato Francesco Sabatino, Filippo Catania e Domenico Franzone dall’avvocato Costantino Casuscelli. 

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Lacnews24.it
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