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A Pizzo il sindaco firma un’ordinanza, ma non è sufficiente a reprimere il fenomeno. Ecco il nostro reportage sul “mondo delle lucciole”. A partire da località “Colamaio”

Cronaca

Bastano le ordinanze dei sindaci per evitare su alcune strade calabresi, ampiamente conosciute, il proliferare della prostituzione? Abbiamo provato a rispondere con la nostra inchiesta, partendo dai casi di Rosarno e soprattutto Pizzo, dove i Comuni hanno deciso l'ennesimo giro di vite senza risultati definitivi: il via vai di lucciole e clienti si sposta dal centro alla periferia, ma nessuno può evitarlo.

Abbiamo trascorso una mattinata lungo le strade solitamente conosciute anche come il "market del sesso”, luoghi spesso liberati dalle retate e poi, successivamente, ripopolati dalla stessa umanità dolente. Come quella che abbiamo cercato di intervistare, senza riuscirci, perché le ragazze alla vista della telecamera - per paura o per vergogna - sono scappate. Una volta si chiamavano lucciole, perché sulle strade si vedevano solo di notte, ma a Rosarno abbiamo incontrato una prostituta che per 20 euro a prestazione, nel degrado di uno dei ponti che attraversano la periferia del paese, sta anche in pieno giorno per strada. Il sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, ha spiegato la ratio dell’ordinanza: «Certo non può da sola risolvere il problema, ma è uno strumento in più per le forze dell’ordine che possono reprimere il fenomeno. E le sanzioni che ne derivano possono fare quanto meno da deterrente». Ecco il nostro reportage.

Lacnews24.it
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