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L’associazione antimafia, nell’anniversario della strage di via D’Amelio, loda il lavoro di magistrati e forze dell’ordine: «In una terra malata, garantiscono una speranza per il futuro. Dobbiamo tornare a respirare il profumo di libertà»

Cronaca

Nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, il coordinamento Libera Vibo Valentia ricorda le vittime, dal magistrato Paolo Borsellino agli uomini della scorta Emanuela Aloi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Cosina e Claudio Traina. Ma l’occasione diventa momento di riflessione anche per i recenti casi di cronaca che hanno interessato questa provincia. «Proprio oggi, nel ricordo vivo e consapevole delle vittime innocenti di quella strage - si legge in una nota - vogliamo esprimere tutta la nostra gratitudine e vicinanza a quei servitori dello Stato, uomini e donne delle forze dell’ordine e della magistratura, per il loro straordinario ed encomiabile lavoro, silenzioso e costante, portato avanti in un territorio di certo non facile, come quello vibonese, in cui si intrecciano codici e sangue, mafiosità e mafia, silenzi e paura, in un pezzo di sud in cui la lotta per la libertà è quanto di più attuale possa esserci. Un’azione investigativa continua, nonostante le varie carenze di uomini, mezzi e strutture, che ha permesso di sferrare duri colpi alla ‘ndrangheta con gli arresti della scorsa settimana relativi ai casi di Maria Chindamo e Francesco Vangeli, ed il fermo di ieri ai danni di Antonio Mancuso, esponente di spicco dell’omonimo clan. Luoghi, i nostri, che ci restituiscono l’immagine di una ‘ndrangheta che uccide, con brutalità inumana e violenza inaudita, ed intimidisce per controllare il territorio e chi lo abita soffocando sogni e speranze, ma anche l’immagine di un anelito di vita, di giustizia e di una lotta civile per la libertà che mai nessun potere violento e occulto potrà spezzare». 

Una lotta alla mafia che «come disse Paolo Borsellino, in occasione della commemorazione di Giovanni Falcone, non deve essere soltanto “una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le future generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”». «È giunto il momento di rompere e frantumare il muro di omertà e taciti consensi». L’appello è rivolto, innanzitutto, «a chi ha le mani e la coscienza sporca di sangue, affinché possa fornire elementi utili per il ritrovamento dei corpi di Maria Chindamo e Francesco Vangeli in modo da consentirne una degna sepoltura e far avere ai loro familiari una tomba dove poter piangere, pregare o semplicemente portare un fiore».

Lacnews24.it
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