“Niente fiori in cimitero”, nuova ordinanza del sindaco di Tropea a tutela del decoro

Divieto in vigore per tutto il periodo estivo per “prevenire fenomeni di inquinamento nocivi per la salute dei cittadini”. Via libera ai fiori finti. Sanzioni fino a 500 euro per i trasgressori 

Divieto in vigore per tutto il periodo estivo per “prevenire fenomeni di inquinamento nocivi per la salute dei cittadini”. Via libera ai fiori finti. Sanzioni fino a 500 euro per i trasgressori 

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Sono regole che intendono preservare il decoro urbano e la fruibilità dei luoghi in piena tranquillità. Ma non sempre la cittadinanza le accoglie in buon grado, percependole, nei casi limite, come una restrizione delle libertà personali. E se il provvedimento che vieta di camminare nel centro cittadino a torso nudo, scalzi o in costume da bagno, ha suscitato reazioni contrastanti da parte di numerosissimi utenti dei social network – sempre pronti a schierarsi tra favorevoli o contrari -, un’altra ordinanza potrebbe dare luogo ad analoghe prese di posizione. Protagonista è sempre il Comune di Tropea dove il sindaco Giovanni Macrì diversi giorni fa ha vergato un altro divieto: quello di introdurre fiori freschi all’interno del cimitero cittadino. Via libera a fiori finti, dunque, ma diniego assoluto all’utilizzo di acqua nei portafiori e di boccioli appena colti. I motivi che hanno spinto l’amministratore a firmare tale ordinanza – peraltro in vigore in diverse città italiane -, è così esposta: «Durante i mesi estivi, con l’innalzarsi della temperatura, è necessario porre in essere provvedimenti tesi alla prevenzione di fenomeni di inquinamento, nocivi per la salute dei cittadini; la presenza di fiori freschi nel cimitero comunale rappresenta una potenziale causa di inquinamento per la rapida decomposizione determinata dal caldo intenso». Il divieto di utilizzo di fiori freschi viene così stabilito – anche per gli anni a venire – dall’1 giugno fino al 30 settembre «consentendo nel predetto periodo, in via sostitutiva, l’impiego di fiori finti». La violazione delle disposizioni contenute nell’ordinanza comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 25 euro fino ad un massimo di 500 euro

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