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Tropea e l’operazione Olimpo, il sindaco: «Solita disinformazione, penso di avere garanzie dallo Stato»

Il primo cittadino Giovanni Macrì nel corso del Consiglio comunale attacca parte della stampa e promette che le farà «scoppiare il fegato». Si scaglia poi verbalmente contro il consigliere Piserà e ritiene che dall’indagine di Gratteri emerga una città che si è ribellata ai clan. Ecco cosa aveva però dichiarato il procuratore in conferenza stampa…

Tropea e l’operazione Olimpo, il sindaco: «Solita disinformazione, penso di avere garanzie dallo Stato»
Giovanni Macrì

Accuse a parte della stampa (tranne “all’amico Polimeni”), identificazione della sua amministrazione con l’intera città di Tropea, il procuratore Gratteri tirato per la “giacchetta”e toni pesanti nei confronti del consigliere comunale di minoranza Antonio Piserà. Lo “show” del sindaco Giovanni Macrì va in scena ieri nel corso del Consiglio comunale, trasmesso in diretta anche via Facebook sulla pagina del Comune. Presenti in aula anche i suoi assessori Greta Trecate e Roberto Scalfari. Lo spunto è la recente operazione Olimpo della Dda di Catanzaro che ha quale epicentro anche il territorio di Tropea. “La mattina dell’operazione dopo aver sentito movimenti – ha esordito il sindaco in Consiglio comunale – mi trovo su un sito un intervento del solito giornalista dove si tira in ballo il Comune di Tropea in virtù di un rapporto tra l’assessore e uno dei colpiti da misura cautelare che sarebbe il marito di un assessore, omettendo in maniera molto grave e mistificatoria – e quindi condanno quella che dovrebbe essere la giusta informazione – un fatto molto importante e cioè che l’assessore è separato da questo da oltre dieci anni e da almeno venti anni neanche ha rapporti di civile opportunità”. [Continua in basso]

Gaetano Muscia

Il sindaco Giovanni Macrì non fa il nome del “solito giornalista” e neanche del sito al quale si riferisce, anche se normalmente i giornalisti scrivono su testate giornalistiche e non su siti. Non fa il nome neanche dell’arrestato – Gaetano Muscia, lo facciamo noi – e del suo assessore (Erminia Graziano) parlando di una separazione che però in un atto ufficiale dello Stato, fondamentale sul punto – vale a dire la relazione di scioglimento per mafia dei precedenti organi elettivi del Comune di Tropea – non ne fa alcuna menzione, mettendo invece in correlazione l’allora consigliere di minoranza Erminia Graziano (oggi assessore della giunta Macrì) con Gaetano Muscia. Ed è bene ricordare anche che la relazione di scioglimento ha resistito sino al Consiglio di Stato ed altro ricorso contro lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del precedente Consiglio comunale di Tropea – presentato proprio da Giovanni Macrì (all’epoca consigliere di minoranza) – è stato dichiarato improcedibile dal Tar del Lazio.

“Il solo fine è andare contro la città di Tropea”

Il Municipio di Tropea

Andiamo quindi avanti con le dichiarazioni testuali del sindaco in Consiglio comunale con le quali lo stesso fornisce la sua personale spiegazione sul perché gli organi di informazione riportino determinate notizie: “Il solo fine – ha dichiarato Macrì – è quello di andare contro il Comune di Tropea, contro la città di Tropea e il sottoscritto. Questo avviene ormai senza soluzioni di continuità da quattro anni a questa parte. Ovviamente il Comune si è già determinato per tutelare la propria immagine dinanzi a questi attacchi privi di senso e di utilità, sia per quella che è l’informazione, sia per la Calabria”. Occorre fermarsi qui. Il primo errore –  culturale e di metodo – da parte del sindaco Giovanni Macrì è, a nostro avviso, quello di voler identificare a tutti i costi la sua amministrazione comunale e la sua persona con l’intera città di Tropea. Quasi come fossero la stessa cosa e quasi che criticare la sua amministrazione significhi automaticamente “parlare male” dell’intera città di Tropea. Argomentazioni, quelle del primo cittadino di Tropea, che – sempre a nostro avviso – si commentano da sole, laddove basti pensare che Tropea con la sua storia millenaria, le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, il suo essere da sempre un importante centro culturale, vive di luce propria e prescinde (per fortuna, aggiungiamo noi) dalle varie amministrazioni comunali che si sono succedute e si succederanno alla guida del Municipio. Basterebbe già solo questo per smentire facilmente l’affermazione del primo cittadino in base alla quale articoli di stampa critici verso il suo operato e la sua amministrazione siano “contro l’intera città di Tropea”, ma nel caso di specie vi è molto di più.

Siccome la matematica non è un’opinione, e su questo tutti sono universalmente concordi, è bene infatti ricordare che l’amministrazione Macrì non rappresenta affatto – numeri alla mano – la maggioranza dei cittadini tropeani, atteso che gli stessi alle ultime elezioni comunali dell’ottobre 2018 si sono espressi contro la sua candidatura ed il suo modello di governo della città. Basta sommare infatti i voti ottenuti dai candidati a sindaco Massimo L’Andolina, Peppino Romano e Nicola Cricelli (tutte candidature alternative e contrapposte a quella di Macrì) per capire che la maggioranza dei tropeani non ha affatto votato per Giovanni Macrì, il quale si ritrova quindi primo cittadino anche perché i tre sfidanti hanno “marciato” separati. [Continua in basso]

La delibera di giunta a due ore dalla conferenza di Gratteri

Quanto poi alla tutela dell’immagine da parte del Comune (di cui fa menzione il sindaco) e la minaccia di azioni giudiziarie contro questo o quel giornalista, esplicitate attraverso un’apposita delibera della giunta comunale di Tropea (la numero 35) già il giorno stesso dell’operazione Olimpo (26 gennaio) alle ore 13,20 – quindi a neanche due ore dalla conferenza stampa per l’operazione Olimpo – bisogna a questo punto portare a conoscenza i lettori di alcuni fatti. Non è la prima volta, infatti, che la giunta Macrì delibera conferimenti di incarichi legali (in quella del 26 gennaio scorso l’avvocato è ancora da individuare) per “tutelare l’immagine del comune di Tropea” dai giornalisti. Analogo conferimento era avvenuto nel gennaio 2021, ma aveva portato decisamente male, atteso che una settimana dopo erano scattati gli arresti per lo scandalo del “cimitero degli orrori” di Tropea e di azioni giudiziarie contro i giornalisti non ne abbiamo più viste e non ne siamo a conoscenza. Siamo però a conoscenza – perché ci riguarda direttamente – dell’archiviazione disposta nel 2018 dal gip del Tribunale di Vibo, Grazia Maria Monaco, per una querela in sede penale per diffamazione sporta dal sindaco Giovanni Macrì nel 2016 all’indomani della pubblicazione del resoconto della relazione di scioglimento dei precedenti organi elettivi del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose con cenni anche alla figura di Gerardo Macrì, zio paterno dell’attuale sindaco. La querela di Giovanni Macrì è stata ritenuta dal giudice – e prima ancora dal pm Claudia Colucci –  totalmente infondata e per questo archiviata al pari della posizione del giornalista.

“Brand Tropea usato per sfondare sul web”

Riprendiamo le dichiarazioni rilasciate in Consiglio comunale dal sindaco che ben svelano il suo pensiero riguardo all’operato della stampa: La verità è figlia dell’opportunità: trascinare il nome di Tropea in notizie negative serve per meglio penetrare il web ed affinchè una notizia abbia una eco smisurata rispetto a quella che sarebbe se lasciata da sola. Il nome di Tropea aiuta moltissimo affinchè la notizia cavalchi il web e sfondi e, quindi, diventi quasi virale. Il nome di Tropea ha così una funzione commerciale”. [Continua in basso]

“Farò scoppiare il fegato a questi personaggi”

Tuttavia, il sindaco è sicuro di una cosa e – ancora una volta, ed erroneamente, identificandosi nell’intera cittàcosì si esprime subito dopo: “Penso tuttavia che l’attività di questa amministrazione e del Comune sarà capace di sommergere questi personaggi e il web di questi personaggetti, che pensano di nuocere alla città, con talmente tanti di questi fatti positivi che riuscirò in qualche modo a fargli scoppiare il fegato per l’invidia e per la cattiveria, perché Tropea ha un ruolo importante nel panorama regionale e nazionale e non lo vuole perdere”.

“Tropea ha fatto proprio il messaggio di Gratteri”

Veduta aerea di Tropea

Secondo il primo cittadino, inoltre, “dall’indagine Olimpo emerge che a Tropea lo Stato c’è, lo Stato ha funzionato e quelle che sono state le indicazioni del procuratore Gratteri hanno avuto seguito. A Tropea da quella che è l’indagine – ha sostenuto Macrì – sono risultati solo due casi di vessazioni ai danni di imprenditori di Tropea che hanno immediatamente denunciato i loro aguzzini. Credo che anziché mostrare un quadro a tinte fosche, mostrare una Tropea nelle mani dei clan, bisognerebbe mostrare – ha continuato il sindaco – una Tropea che con i suoi imprenditori è stata capace di ribellarsi e che ha accolto il messaggio del procuratore Gratteri che ha dato tranquillità a tutte le persone perbene che hanno capito di stare dalla parte dello Stato”.

Il sindaco e le “garanzie dallo Stato”

Giovanni Macrì non finisce qui e va oltre dichiarando testualmente: “Io penso di avere delle garanzie da parte dello Stato – ha chiosato – e mi sento tutelato nel mio agire”. Insomma, per il primo cittadino di Tropea – e lo mette anche nero su bianco in un comunicato stampa – la colpa è della solita ed irresponsabile disinformazione messa in atto per gettare discredito sull’immagine dell’istituzione pubblica che rappresentiamo per mandato democratico. Ancora una volta qualcuno ha preferito far passare come notizia la falsa ed infondata rappresentazione di fatti e circostanze riferite al presunto marito di un assessore del nostro Comune, ben sapendo che tutt’altra era e resta la verità, anche agli atti processuali e di indagine”.

Le dichiarazioni di Gratteri

La conferenza stampa a Catanzaro

Ma se il sindaco ha scaricato tutto sulla solita “irresponsabile disinformazione” ed il già marito (arrestato), Gaetano Muscia, del suo assessore comunale ai servizi cimiteriali, Erminia Graziano, nel comunicato stampa è divenuto “presunto marito”, occorre a questo punto necessariamente riportare le reali dichiarazioni rilasciate dal procuratore Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa dell’operazione Olimpo. Lo facciamo prendendole dall’Agi (Agenzia giornalistica Italia) sulla cui serietà speriamo il sindaco di Tropea non abbia nulla da dire. “L’indagine di oggi – ha spiegato Gratteri all’Agi – è importantissima non solo per il numero degli arrestati ma soprattutto per il livello probatorio, un livello altissimo perché noi attraverso le intercettazioni di vario tipo siamo riusciti ad acquisire prove dirette, dalla voce degli attori protagonisti, di richieste in chiaro di estorsioni, e stiamo parlando di estorsioni di 20mila euro al mese. E stiamo parlando di una organizzazione mafiosa e di una ‘ndrangheta di serie A che controllava tutta l’attività turistica di Tropea e centri limitrofi e l’indotto di queste attività, con connessioni che portano fino alla Germania, attraverso anche la compiacenza di enti pubblici. Infatti – ha rilevato il procuratore di Catanzaro – qualcuno degli indagati aveva delle connessioni con la pubblica amministrazione e con la Regione Calabria. Quindi un’operazione molto seria. Crediamo di aver dimostrato, questa notte, un sistema capillare e sistematico di controllo di tutte le attività alberghiere e turistiche di tutta la provincia di Vibo Valentia e in particolar modo di Tropea e i paesi vicini. La ‘ndrangheta chiedeva la tangente per qualsiasi attività, finanche il controllo sul porto di Tropea, con tangenti da 20mila euro al mese”.

Queste le dichiarazioni del procuratore Gratteri su quanto svelato dalle indagini su Tropea. E lasciamo ai lettori ogni commento e considerazione rispetto alla paventata (e, per quanto ci riguarda, indimostrata) disinformazione denunciata dal sindaco Macrì.

Aggiungiamo che il Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, Francesco Messina, che ha condotto le indagini in conferenza stampa ha aggiunto: «Colpisce, a fronte della consistente attività estorsiva consumata dalla struttura mafiosa disarticolata nei confronti di numerosissime imprese locali, la totale assenza di denunce all’autorità giudiziaria, di fatto costituente una cessione di libertà economica da parte degli estorti nei confronti degli estorsori».

Il sindaco contro Piserà

Antonio Piserà (Noi con Salvini)
Antonio Piserà

Dulcis in fundo (ma proprio “in fundo”) non possiamo non riportare le dichiarazioni rilasciate dal sindaco nel corso del Consiglio comunale di ieri contro il consigliere comunale di minoranza, Antonio Piserà, reo (agli occhi del sindaco) di aver “osato” chiedere al prefetto di Vibo, Roberta Lulli, l’invio della Commissione di accesso agli atti al Comune di Tropea al fine di accertare eventuali infiltrazioni mafiose nella vita dell’ente. Richiesta che è stata reiterata in questi giorni, a distanza di sette mesi dalla prima del luglio scorso, anche dal presidente uscente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, non nominato però da Macrì nel corso del suo intervento. “Il consigliere Piserà è uno sciacallo – ha affermato Macrì – che si trova in Consiglio solo per la pietà dell’amico Peppino Romano che ha avuto appunto pietà per questo soggetto candidandolo e facendolo entrare in Consiglio. Immaginate se questo soggetto di cotanta levatura fosse un consigliere di maggioranza, quale potrebbe essere il suo apporto. E’ un codardo – ha continuato il sindaco riferendosi a Piserà – perché non riesce a venire nemmeno in Consiglio per confrontarsi e non riesce nemmeno a leggere le carte. Quando uno invita qualcuno ad inviare una Commissione, deve dire su quali illeciti si fonda la sua richiesta. Nell’operazione, la mia amministrazione non è stata neppure lambita, né direttamente, né indirettamente. Questo emerge dall’indagine condotta da Gratteri. Non abbandonerò nei riguardi del consigliere Piserà quello che è il mio modo di agire, che è quello di Cosimo di Drapia: “Si ci mini a nu paecu ci mini a nu paecu, ma si ti mina nu paecu ti minau nu paecu”. Invito i tropeani – ha concluso Macrì – a prestare la massima attenzione rispetto ad un soggetto che vuole solo il male della città e che pensa che dal male della città possano discendere per lui dei benefici”.
Amen. E dal “Principato di Tropea” – come il sindaco chiama ormai da tempo il Comune persino nei comunicati stampa – è davvero tutto. Almeno per ora.

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