Processo “Gringia”, otto ergastoli per il clan Patania

La sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise nell’ambito del procedimento sulla guerra di mafia tra il clan di Stefanaconi e i Piscopisani

La sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise nell’ambito del procedimento sulla guerra di mafia tra il clan di Stefanaconi e i Piscopisani

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La Corte d’Assise di Catanzaro, nell’ambito del procedimento, celebrato con il rito ordinario, scaturito dall’operazione “Gringia” sulla faida tra il clan Patania di Stefanaconi e il gruppo dei Piscopisani, ha inflitto otto ergastoli a carico di altrettanti esponenti della stessa famiglia di Stefanaconi e della cosca Mancuso di Limbadi.

Si tratta dei fratelli Saverio, Salvatore e Giuseppe Patania; di Pantaleone Mancuso “Scarpuni” di Nicotera Marina; Giuseppe Comito di Vibo Marina; Salvatore Callea di Oppido Mamertina; Cristina Loielo di Sant’Angelo di Gerocarne; Francesco Lopreiato di San Gregorio d’Ippona. Cosimo Caglioti, di Sant’Angelo di Gerocarne è stato condannato a 30 anni mentre sono stati assolti la moglie del defunto capofamiglia Fortunato Patania, Giuseppina Iacopetta, e Nazzareno Patania, altro figlio della coppia.

Processo “Gringia”, chiesti undici ergastoli

Nel maggio scorso il pm della Procura distrettuale Camillo Falvo aveva chiesto l’ergastolo per tutti gli imputati. Ai condannati in primo grado sono contestati quattro omicidi e sei tentati omicidi. Si va dalle uccisioni di Michele Mario Fiorillo, Giuseppe Matina, Francesco Scrugli e Davide Fortuna, avvenute nell’arco temporale tra il settembre 2011 e il luglio 2012, e i tentati omicidi di Raffaella Mantella, Francesco Scrugli, Francesco Calafati, Rosario Battaglia, Raffaele Moscato e Francesco Meddis, avvenuti tutti nel 2012.