Le strade di Vibo e quella buca divenuta una “star”

All’incrocio tra via Boccioni e via Forgiari, si nota da diversi mesi una piccola voragine in cui finisce di tutto. E che si è meritata anche un "recinto di protezione"

All’incrocio tra via Boccioni e via Forgiari, si nota da diversi mesi una piccola voragine in cui finisce di tutto. E che si è meritata anche un "recinto di protezione"

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La buca stradale tra via Boccioni e via Forgiari
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Le buche per strada non sono tutte uguali. Gli automobilisti vibonesi, però, hanno imparato a conoscerle nelle loro variegate tipologie. Ve ne sono alcune superficiali, “innocue”, che le senti appena e che tutto sommato affronti con scioltezza; altre le vedi crescere, da quando si formano e ti salutano provocandoti un sobbalzo a quando si trasformano in voragini; ve ne sono altre, invece, decisamente “datate” e profonde che vanno scansate come la peste, se non vuoi rimetterci semiassi, cerchi e gomme dell’auto. E allora è tutta una gimcana per evitarle, rischiando però, nei casi di estremi, di invadere l’altra corsia o finire fuori dalla tua. Vi sono poi quelle più subdole che si camuffano in giochi d’ombra o, quando piove, sotto uno strato d’acqua e non puoi farci niente: le prenderai in pieno con tutto il successivo corollario di Santi e Madonne (ricordate il “Sant’Antonio” dell’automobilista furioso?). In tutto questo campionario di buche, di tanto in tanto, ne emergono alcune da antologia. Buche che potresti imbastirci sopra un racconto fantasy o trattato di sociologia, tanto ci dicono di come vanno le cose da queste parti in fatto di amministrazione della cosa pubblica e spirito dei luoghi.

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E’ il caso di una buca divenuta ormai parte integrante del paesaggio stradale tra via Boccioni e via dei Forgiari. Tanto longeva da avviarsi verso i quattro-cinque mesi di vita (c’è chi giura addirittura di averla scorta sei mesi fa); nel tempo segnalata in vari modi, anche creativi. Una sedia, un palo, infine un cartello. Ma nel frattempo divenuta tanto importante da meritarsi non una, ma addirittura tre transenne di segnalamento a mò di recinto. Recinto un po’ traballante, a dire il vero. Anzi, proprio mobile. Che puntualmente si discosta dall’“opera d’arte” cui è stato posto a protezione e finisce in mezzo alla strada, per poi essere – con un’invidiabile e ostinata pazienza – ricollocato al suo posto. Tornando alla buca, essa si staglia in tutta la sua magnificenza nel bel mezzo dell’incrocio. Peraltro molto trafficato. Incurante di ciò che avviene nel mondo circostante: del recinto ondivago, delle sterpaglie che ci finiscono dentro, della terra che qualcuno aveva messo per ricoprirla e che alla prima pioggia si è dileguata come per magia; perfino della busta di spazzatura che qualche esemplare cittadino – non privo d’ironia – ci ha lasciato dentro. Lei sta là, se ne frega. E fa bene. Del resto, ormai, è quasi una star…