Violazione della sorveglianza, annullata la condanna a Pietro Accorinti

La decisione della Cassazione dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla previsione normativa che regola la materia

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Annullata senza rinvio la condanna ad un anno per violazione della sorveglianza speciale che era stata inflitta a Pietro Accorinti, 58 anni, di Zungri. La prima sezione penale della Cassazione ha revocato la sentenza di condanna dichiarando che il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Dopo la pronuncia del Tribunale di Vibo Valentia, in funzione di giudice dell’esecuzione, è infatti intervenuta la decisione della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della previsione normativa che regola la sorveglianza speciale, nella parte in cui prevede come delitto la violazione degli obblighi relativi alla misura della sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno, laddove consistente nell’inosservanza delle prescrizioni di «vivere onestamente» e «rispettare le leggi». Di conseguenza, il fatto, consistente nella violazione della prescrizione di «rispettare le leggi», per cui nella specie è intervenuta condanna nei confronti di Pietro Accorinti ai sensi di tali disposizioni, non è più previsto dalla legge come reato. 

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Pietro Accorinti – già condannato con sentenza definitiva per narcotraffico internazionale nell’ambito dell’operazione “Decollo” – è fratello di Giuseppe Accorinti, il boss di Zungri che si è visto annullare dalla Cassazione una condanna a 21 anni per narcotraffico di cocaina con trasferimento degli atti a Roma per competenza territoriale. Il procedimento penale è ancora in corso, mentre da aprile si trova in carcere in quanto coinvolto nell’operazione della Dda di Catanzaro denominata “Errore fatale”, con l’accusa di aver preso parte all’omicidio nel 2003 a Spilinga di Raffaele Fiamingo ed al tentato omicidio di Francesco Mancuso, detto “Tabacco”. 

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