Intestazione dei beni di Ferruccio Bevilacqua, falsa partenza per il processo a Roma

Sono sei i vibonesi imputati per l’attribuzione fittizia di immobili, società e bar riconducibili per gli inquirenti al “colletto bianco” di Vibo deceduto lo scorso anno

Sono sei i vibonesi imputati per l’attribuzione fittizia di immobili, società e bar riconducibili per gli inquirenti al “colletto bianco” di Vibo deceduto lo scorso anno

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Se ne parlerà il 22 novembre prossimo per uno dei processi più importanti in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Roma e che vede fra gli imputati diversi vibonesi. Si tratta delle persone coinvolte nell’operazione “Hydra”, scattata nell’ottobre del 2015 portata a termine da Procura e Guardia di finanza di Roma e che vedeva quale principale indagato (all’epoca arrestato) Ferruccio Bevilacqua di Vibo Valentia, deceduto lo scorso anno, fratello dell’ex senatore vibonese di An-Pdl, Franco Bevilacqua, attualmente nei Sovranisti (estraneo all’inchiesta). Dinanzi al Tribunale collegiale di Roma sono comparsi i seguenti imputati: Renato Bevilacqua, 48 anni, di Vibo Valentia, residente a Roma (figlio del defunto Ferruccio Bevilacqua); Alessandro Bevilacqua, 45 anni, anche lui di Vibo Valentia, fratello di Renato; Giovanni Mammola, 52 anni, di Roma; Giusy Greco, 35 anni, di Pizzo Calabro; Domenico Prestinenzi, 57 anni, di Bivona (frazione di Vibo); Salvatore Tulosai, 60 anni, di Vibo Valentia; Alfredo Bordogna, 54 anni, di Bergamo; Fabrizio Cesaroni, 47 anni, di Roma; Domenico Scuticchio, 50 anni, di Pizzo Calabro.

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Renato Bevilacqua e Alfredo Bordogna devono rispondere del reato di concorso in intestazione fittizia di beni in quanto il primo – al fine eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale – avrebbe attribuito fittiziamente al secondo la titolarità: delle quote della B.M. Carpenteria e Costruzioni meccaniche srl a partire dal 24 aprile 2012; la titolarità delle quote della Royal Free S.a.g.l., con sede a Chiasso; la titolarità delle quote della A.S. Maraja S.A.G.L., iscritta nel registro di Commercio del Canton Ticino e con sede a Chiasso; la titolarità delle quote della Miralf Sagl, anche questa con sede a Chiasso.   [Continua dopo la pubblicità]

Sempre del reato di intestazione fittizia di beni deve poi rispondere Renato Bevilacqua poiché – in concorso con il padre Ferruccio Bevilacqua nel frattempo deceduto – al fine di consentire al padre di eludere le disposizione di legge in materia patrimoniale, “accettava di attribuirsi fittiziamente la titolarità dei seguenti beni”: la proprietà esclusiva di un immobile nel Biscayne Beach Condominium di Miami, in Florida; la titolarità delle quote della Ogam srl. 

Stesso reato – sempre in concorso con Ferruccio Bevilacqua, nel frattempo deceduto – viene poi contestato ad Alessandro Bevilacqua per l’intestazione fittizia della Ogam srl e la Time sas. In tale ultima società, il 30% delle quote sarebbe stata attribuita a Giusy Greco – a far data dal 15 aprile 2013 – e ciò costa anche a lei il reato di intestazione fittizia di beni al fine di consentire a Ferruccio Bevilacqua di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale. Analoga accusa viene quindi mossa al vibonese Domenico Prestinenzi (per il 75% delle quote della Ogam srl dal 18 giugno 2013) che avrebbe accettato tale intestazione per favorire Ferruccio Bevilacqua “su indicazione consapevole e specifica di Salvatore Tulosai”. 

L’intestazione fittizia delle quote della società “Casina Favolosa 2014 srl” costa invece l’accusa – in concorso sempre con il defunto Ferruccio Bevilacqua – nei confronti di Domenico Scuticchio e Fabrizio Cesaroni, mentre Giovanni Mammola risponde per la titolarità delle quote della società “Il Conte srl”. Secondo le indagini, della “Casina favolosa 2014 Srl”, esercente l’attività di bar in piazza Bologna a Roma, il dominus effettivo sarebbe stato Ferruccio Bevilacqua.

A causa di un difetto di notifica agli imputati, il processo è stato rinviato al 22 novembre prossimo. Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Bruno Poggio, Agostino Caridà, Antonino Crudo, Domenico Chindamo, Domenico Mammola, Domenico Mariani, Marina Condoleo, Giorgio Sacco. 

Il procedimento penale trae origine dagli esiti dell’attività investigativa a carico di Vincenzo Maruccio, di Maierato, già assessore e consigliere regionale del Lazio (in quota Italia dei Valori) indagato per peculato e stralciato da tale inchiesta, nel corso della quale sono emersi per gli inquirenti i rapporti economici sospetti tra l’ex politico vibonese e Ferruccio Bevilacqua, considerato un “colletto bianco” dedito all’usura e alle estorsioni nonché vicino ai clan Lo Bianco di Vibo Valentia e Mancuso di Limbadi. Rapporti, quelli tra Ferruccio Bevilacqua e Vincenzo Maruccio, per effetto dei quali è stato accertato un significativo transito di liquidità dai conti correnti, riconducibili allo stesso Maruccio, a quelli riferibili a Bevilacqua, e viceversa. Somme di denaro che sarebbero state utilizzate per scopi usurai, arrivando a fruttare interessi fino al 600 per cento. Ferruccio Bevilacqua avrebbe gestito secondo l’accusa, mediante prestanomi, un patrimonio di origine incerta alimentato, tra l’altro, anche mediante proventi di una persistente attività di usura sviluppata nella Capitale, dove si era stabilito fin dal 2009 per effetto della misura dell’obbligo di dimora, quando già a Vibo era ripetutamente emerso, fin dai primi anni ‘70, il suo inserimento in contesti criminali di rilievo.   In foto: Ferruccio Bevilacqua e Domenico Prestinenzi 

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