Scioglimento del consiglio comunale di Nicotera, ecco le motivazioni

Accertata la «presenza di forme d’ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione»

Accertata la «presenza di forme d’ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione»

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Il Comune di Nicotera

Collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata, nonché forme di condizionamento degli stessi, la vicenda dell’elicottero, irregolarità amministrative. Fatti che hanno portato il prefetto Carmelo Casabona a chiedere lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera per infiltrazioni mafiose. Un dossier lungo 39 pagine nel quale sono chiamati in causa sostenitori, ditte, dipendenti e professionisti che hanno operato per conto dell’ente dall’insediamento dell’amministrazione (il 30 ottobre 2012), alle dimissioni del sindaco Franco Pagano (5 ottobre scorso).

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«Il Comune – si legge nel decreto di scioglimento – presenta forme d’ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità della stessa, nonché il buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica».

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In sostanza la commissione d’accesso, nominata il 28 gennaio 2016, ha accertato «la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata, nonché forme di condizionamento degli stessi» e le frequentazioni tra amministratori e soggetti vicini ad ambienti criminali, nonché i forti legami «tra amministratori e dipendenti dell’ente con persone controindicate che hanno operato a vantaggio dei sodalizi criminali». Viene, inoltre sottolineato come l’ex sindaco ha «prestato la sua opera legale a favore di soggetto legato da vincolo parentale al capo indiscusso della consorteria territorialmente egemone». Così come l’attentato perpetrato ai suoi danni la notte del 26 giugno del 2013 avrebbe, secondo la Prefettura, «delle chiare modalità mafiose».

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A destate l’attenzione degli inquirenti anche le procedure di somma urgenza e gli affidamenti diretti, nonché le determine di impegno di spesa e di liquidazione adottate dall’area tecnica, con «anomalie e irregolarità di vario tipo. Per non parlare dell’istituto della proroga spesso non in linea con la disciplina giuridica». La relazione, infine, riporta i trascorsi giudiziari di alcuni membri della maggioranza, il furto degli strumenti musicali nel centro “Elefante rosso”, immobile confiscato alla ‘ndrangheta, e il famigerato atterraggio dell’elicottero degli sposi nel centro storico della città. Tutti elementi che dimostrerebbero i collegamenti tra l’ex maggioranza ed esponenti della criminalità organizzata.

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