‘Ndrangheta: la deposizione di Moscato a Vibo in Black Widows

Il collaboratore svela i progetti di morte contro Domenico Bonavota e Pantaleone Mancuso, oltre alla presenza di Domenico Tassone, ferito nell’agguato costato la vita a Filippo Ceravolo, alle riunioni per far evadere Bruno Emanuele
Il collaboratore svela i progetti di morte contro Domenico Bonavota e Pantaleone Mancuso, oltre alla presenza di Domenico Tassone, ferito nell’agguato costato la vita a Filippo Ceravolo, alle riunioni per far evadere Bruno Emanuele
Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria
Il nuovo Tribunale di Vibo

E’ stata la volta del collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato, oggi pomeriggio nel processo nato dall’operazione antimafia “Black Widows” in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Giulio De Gregorio. Un dibattimento che mira a far luce sul tentato omicidio di Giovanni Nesci e del fratello dodicenne (affetto dalla sindrome di down) commesso il 28 luglio 2017. Gli imputati sono: Antonio Farina, 44 anni, di Soriano Calabro, Rosa Inzillo, 51 anni, Michele Nardo, 48 anni, di Sorianello, Vincenzo Cocciolo, 31 anni, di Gerocarne, Teresa Inzillo, 56 anni, di Gerocarne, Maria Rosaria Battaglia, 85 anni, di Sorianello, Viola Inzillo, 53 anni, nativa a Sorianello, residente a Gerocarne, Salvatore Emmanuele, 25 anni, di Gerocarne e Ferdinando Bartone, 20 anni, di Gerocarne, Domenico Inzillo, 64 anni, nativo di Sorianello, ma residente a Francica, Michele Idà, 22 anni, di Gerocarne, Gaetano Muller, 20 anni, di Sorianello. [Continua dopo la pubblicità]

Informazione pubblicitaria
Giovanni Emmanuele

Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il collaboratore Raffaele Moscato ha spiegato di aver raggiunto all’interno del clan dei Piscopisani la “dote” del “Vangelo” (cioè il grado mafioso) dopo un’affiliazione avvenuta nel 2010 nel “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio riaperto nel 2009 grazie alla “benedizione” mafiosa dei boss Pelle di San Luca e Commisso di Siderno. Esecutore materiale dell’omicidio del boss di Stefanaconi, Fortunato Patania, Raffaele Moscato ha spiegato di aver conosciuto diversi personaggi della zona di Gerocarne e Sorianello. “Gente come Pasquale De Masi, Bruno Emanuele, il cognato di questi Franco Idà, Michele Idà che è cugino di Franco Idà, Gaetano Emanuele, Giovanni Emmanuele, Salvatore Emmanuele fratello di Giovanni, il fratello di Antonio Zupo ed un cugino dei Ciconte. I Piscopisani – ha spiegato Moscato – sono da sempre legati agli Emanuele, tanto che Rosario Battaglia voleva far evadere negli scorsi anni Bruno Emanuele, all’epoca detenuto per gli omicidi commessi a Cassano con il gruppo Forastefano e poi per gli omicidi dei fratelli Loielo di Gerocarne”.

Il piano per liberare il boss Bruno Emanuele. Raffaele Moscato ha quindi ricordato che uomini del clan dei Piscopisani e degli Emanuele, con il supporto del clan Forastefano di Cassano, dovevano assaltare il furgone della polizia penitenziaria, che trasportava a Cosenza il detenuto Bruno Emanuele, mentre era fermo in una Stazione di servizio. Un piano studiato nei minimi dettagli ma poi non attuato per diverse difficoltà, con il “commando” armato nascosto in una Jeep e vestito con giubbotti antiproiettili.

La novità di rilievo emersa dal racconto di Raffaele Moscato è data dal fatto che alle riunioni a Cassano preparatorie per l’assalto armato al fine di liberare il boss Bruno Emanuele avrebbe partecipato anche “Domenico Tassone, il ragazzo che è stato sparato quando è morto Filippo Ceravolo, il giovane innocente che si trovava con lui in macchina”. Chiaro il riferimento all’episodio del 25 ottobre del 2012 quando sulla strada che collega Soriano a Pizzoni, è stato teso un agguato ai danni di Domenico Tassone, rimasto ferito mentre a perdere la vita è stato il 19enne Filippo Ceravolo che aveva solo chiesto un passaggio al conoscente Tassone per rientrare a casa. “Domenico Tassone – ha svelato Moscato – nelle riunioni a Cassano disse tuttavia che non si sentiva pronto per far parte del commando armato che doveva liberare il detenuto Bruno Emanuele e quindi si tirò indietro. Io mi lamentai della cosa con Franco, detto Linuccio, Idà, cognato di Bruno Emanuele, dicendo che non era il caso che una persona che aveva deciso di non partecipare all’assalto fosse comunque messa a conoscenza della mia partecipazione all’azione di fuoco. Linuccio Idà mi rassicurò in ogni caso che Domenico Tassone era un soggetto in gamba”.

Pantaleone Mancuso “Scarpuni”

I contrasti con il boss Pantaleone Mancuso. “Gli Emanuele non avevano rapporti con i Patania di Stefanaconi. I Piscopisani volevano invece uccidere Andrea Patania – ha raccontato Moscato – e uno del gruppo Emanuele si trovava con me in macchina quando stavamo andando ad ammazzarlo. Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, voleva iniziare una guerra contro gli Emanuele. Per questo, unitamente a Rinaldo Loielo e Filippo Pagano, si era procurato un ordigno esplosivo che poi è stato trovato in auto dalla polizia, che doveva servire a farmi saltare in aria. Io, dal canto mio – ha ricordato il collaboratore – nel 2012 dovevo fare un’azione di fuoco contro Cristian e Rinaldo Loielo e poi contro Alex Nesci di Sorianello perché i Nesci erano vicini ai Loielo, alleati a Pantaleone Mancuso”. Per colpire il gruppo degli Emanuele, Pantaleone Mancuso “aveva invece deciso – spiega ancora Moscato – di uccidere Giovanni Emmanuele, personaggio con il quale io mi rapportavo per concordare le azioni di fuoco da intraprendere nella zona della Preserre”.

Andrea Mantella

Gli accordi fra i clan per uccidere Scarpuni. Raffaele Moscato ha poi svelato che vi era un accordo fra Bruno Emanuele, Michele Fiorillo, detto “Zarrillo” di Piscopio, Domenico Bonavota di Sant’Onofrio e Andrea Mantella secondo il quale “il primo che usciva dal carcere doveva uccidere Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni. Fra i quattro, colui che aveva maggiore carisma criminale, anche rispetto ad Andrea Mantella che all’epoca controllava la città di Vibo Valentia, era senza dubbio – secondo Moscato – Bruno Emanuele. L’omicidio di Pantaleone Mancuso era finalizzato a spodestare i Mancuso che si erano estesi anche in zone controllate da Bruno Emanuele come quella attorno allo svincolo autostradale delle Serre. Qui – ha spiegato Moscato – Pantaleone Mancuso era riuscito a piazzare dei suoi mezzi per i lavori sull’autostrada. Bruno Emanuele per colpirlo li aveva incendiati”.

Domenico Bonavota

La risposta di Mancuso. Dal canto suo, secondo Moscato, il boss di Nicotera e Limbadi dopo aver eliminato a Vibo Marina nel marzo del 2012 Francesco Scrugli, braccio destro e cognato di Andrea Mantella (in un agguato in cui è rimasto ferito lo stesso Moscato e Rosario Battaglia) avrebbe dato l’ordine di “eliminare Domenico Bonavota nei pressi di un forno a Sant’Onofrio”. Un agguato poi non andato in porto. Prossima udienza il 18 dicembre.

Salvatore Emmanuele
Gaetano Muller