‘Ndrangheta, operazione Conquista: Francesco Fortuna ai domiciliari

Il 39enne di Sant’Onofrio, già coinvolto nelle inchieste antimafia contro il clan Bonavota, era detenuto in carcere dal gennaio del 2016. Contestato l’esame del Dna
Il 39enne di Sant’Onofrio, già coinvolto nelle inchieste antimafia contro il clan Bonavota, era detenuto in carcere dal gennaio del 2016. Contestato l’esame del Dna
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Ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari il 39enne Francesco Salvatore Fortuna, di Sant’Onofrio, già condannato a 30 anni di reclusione in primo grado per l’omicidio di Domenico Di Leo, detto “Micu i catalanu”, avvenuto a luglio 2014 a Sant’Onofrio, e successivamente assolto in Appello per non aver commesso il fatto. Accusato anche dell’omicidio di Raffaele Cracolici, detto “Lele Palermo” consumatosi a Pizzo a maggio 2015 (condannato in primo grado a 30 anni, in corso il processo d’appello), Fortuna era detenuto in carcere dal gennaio del 2016. Ora, la seconda sezione della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Marco Petrini, in accoglimento dell’istanza presentata dagli avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano, gli ha concesso il beneficio dei domiciliari. Accolta, dunque, la tesi della difesa che ha sostenuto come l’esame del Dna, estrapolato da un guanto in lattice trovato all’interno dell’auto utilizzata per compiere l’omicidio Di Leo, sia da ritenere “scientificamente non esatto” e “non rispondente ai protocolli internazionali”. Fortuna è coinvolto nell’operazione antimafia Conquista e viene indicato dai pentiti come la principale bocca di fuoco del clan Bonavota di Sant’Onofrio.   

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