mercoledì,Giugno 16 2021

Omicidio Battaglia, i Carabinieri: «Stoppata un’altra possibile faida» – Video

Il commento degli investigatori: «Spaccatura nel clan per la supremazia del territorio. La scelta di uccidere nel giorno di San Michele non è stata casuale»

Omicidio Battaglia, i Carabinieri: «Stoppata un’altra possibile faida» – Video
Da sinistra: Luca Domizi, Luca Romano, Bruno Capece e Gianfranco Pino

Uno scontro interno al locale di ‘ndrangheta per segnare la supremazia sul territorio. Una contrapposizione che ha lasciato un morto sul campo, ed anche un ferito. Ed un intervento fulmineo dei carabinieri di Vibo Valentia che potrebbe avere stoppato sul nascere una nuova faida. I militari dell’Arma chiudono il cerchio attorno all’agguato della festa di San Michele, quando nella notte tra il 27 e il 28 settembre scorso fu colpito fatalmente (morirà dopo giorni di coma) il 21enne Salvatore Battaglia. Dopo il fermo di indiziato di delitto emesso qualche settimana fa nei confronti di Antonio Felice, 32enne ritenuto l’esecutore materiale e catturato in Lombardia, gli uomini del Norm, al comando del tenente Luca Domizi, col supporto di tutte le articolazioni del comando e dei Cacciatori, hanno eseguito le altre misure cautelari.

Per il comandante provinciale Bruno Capece si è trattato di «un’inchiesta avvalorata ampiamente dal gip grazie al quadro investigativo solido. Avevamo intuito sin da subito – ha aggiunto il colonnello Capece – che non si era trattato di un semplice litigio. Ed avevamo capito che l’aria che si respirava attorno ai protagonisti di questi fatti non era semplice omertà ma vero e proprio favoreggiamento. Grazie al lavoro minuzioso compiuto, siamo stati in grado di ricostruire esattamente chi c’era sul luogo del crimine e cosa ha fatto». Dinamica ripercorsa dal comandante della Compagnia di Vibo, il capitano Gianfranco Pino, per il quale gli occupanti del veicolo insieme a Battaglia, ovvero Giovanni Zuliani (rimasto ferito a una gamba) e Michele Ripepi, «erano in possesso di un’arma che avrebbero potuto utilizzare». Un agguato che avrebbe avuto i crismi della premeditazione: il litigio che le vittime dell’agguato avevano avuto con Antonio Felice sarebbe avvenuto tre giorni prima: «La scelta di rispondere a quell’affronto proprio nel corso della festa di San Michele non era casuale: era anche un messaggio alla famiglia, che avrebbe ricordato, in occasione di ogni ricorrenza di San Michele, quel delitto».

Per il tenente Luca Domizi, comandante del Norm e “cervello” dell’inchiesta-lampo, si è trattato di «una spaccatura all’interno del locale di ‘ndrangheta, con le nuove leve che avevano intenzione di marcare il territorio per dire alla controparte: qui comando io». Domizi ha poi posto l’accento sulla reticenza degli indagati, che interrogati «continuavano a negare anche l’evidenza». Ma le indagini non sono concluse: «Fin quando ogni tassello non sarà al suo posto, noi continueremo a lavorare. Ad ogni modo, riteniamo di avere ampiamente ricostruito l’esatta dinamica dei fatti». Dal colonnello Luca Romano, comandante del Reparto Operativo, un appello alla cittadinanza: «La gente di Piscopio, la tanta gente per bene, deve lavorare affinché si esca da una subcultura che produce soltanto danni».

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