‘Ndrangheta: indagato il gran maestro della massoneria del Goi Ugo Bellantoni

Per l’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Vibo l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip rimarca i suoi rapporti con Giovanni Giamborino ma esclude la gravità indiziaria
Per l’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Vibo l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip rimarca i suoi rapporti con Giovanni Giamborino ma esclude la gravità indiziaria
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Il massone vibonese Ugo Bellantoni

C’è anche il gran maestro onorario della massoneria del Goi, Ugo Bellantoni, 83 anni, per anni alla guida dell’Ufficio Tecnico del Comune di Vibo Valentia, fra gli indagati a piede libero dell’operazione “Rinascita-Scott”. Nei suoi confronti la Dda di Catanzaro muove l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la Procura distrettuale avrebbe messo a disposizione dei clan di Vibo Valentia “il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati e – rimarcano gli inquirenti – la conseguente solida ed affidabile rete di contatti alla quale poteva ricorrere in quanto esponente di rilievo della massoneria vibonese”.

In particolare, Ugo Bellantoni avrebbe potuto contare su  “politici, professionisti privati e dipendenti pubblici, operanti in diversi settori lavorativi ma tutti orbitanti nel medesimo contesto massonico e della cui devozione Bellantoni aveva quindi certezza”, fornendo così “all’organizzazione mafiosa un contributo causale determinante alla realizzazione, almeno parziale del programma criminoso dell’organizzazione delinquenziale”. Il reato contestato copre un arco temporale che si ferma al 13 marzo 2017. Su tale accusa, tuttavia, il gip distrettuale ha rigettato la richiesta cautelare chiesta dalla Dda di Catanzaro in quanto il compendio indiziario raccolto “non è sufficiente per esprimere un giudizio di gravità indiziaria in termini di concorso esterno”.
Ugo Bellantoni è accusato da diversi collaboratori di giustizia, tra cui Andrea Mantella, di essersi “messo a disposizione della ‘ndrangheta a cui avrebbe fatto “favori che venivano contraccambiati”. I magistrati evidenziano in ogni caso “la disponibilità di Bellantoni nei confronti di Giovanni Giamborino con la cui famiglia correva un’amicizia storica in varie vicende, quale quella legata alla Soprintendenza dei beni e l’apertura di un conto corrente bancario”. Giovanni Giamborino, 59 anni, di Piscopio, è stato arrestato, fra l’altro, con l’accusa di associazione mafiosa. In particolare, Giovanni Giamborino per conto del boss di Limbadi Luigi Mancuso avrebbe mantenuto rapporti con il boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale.

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