‘Ndrangheta: “Romanzo criminale” a Vibo, ecco la sentenza per il clan Patania

Il Tribunale collegiale ha emesso il suo verdetto sulla consorteria di Stefanaconi dopo oltre cinque ore di camera di consiglio

Il Tribunale collegiale ha emesso il suo verdetto sulla consorteria di Stefanaconi dopo oltre cinque ore di camera di consiglio

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Si è concluso in primo grado il processo al clan Patania di Stefanaconi nato dall’operazione antimafia della Dda di Catanzaro denominata “Romanzo criminale”. Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto da Lucia Monaco, a latere i giudici Pia Sordetti e Giovanna Taricco, ha infatti da poco finito di leggere il proprio verdetto dopo essersi ritirato in camera di consiglio alle ore 12.53 di oggi. In mattinata dalle ore 12,35 alle 12,45 si era registrata una replica agli interventi dei difensori degli imputati da parte del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, ed una breve controreplica degli avvocati Costantino Casuscelli, Enzo Galeota e Antonio Barilaro.

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Questa la sentenza e fra parentesi le richieste di condanna formulate dal pubblico ministero (in foto) :

Giuseppina Iacopetta (vedova di Fortunato Patania): 14 anni (14 anni la richiesta del pm)

Saverio Patania: 15 anni (15 anni)

Salvatore Patania: 15 anni (18 anni)

Giuseppe Patania: 16 anni (19 anni)

Nazzareno Patania: 12 anni (15 anni)

Bruno Patania: Assolto per non aver commesso il fatto e perchè il fatto non sussiste  (15 anni)

Andrea Patania (cugino dei cinque fratelli Patania): 9 anni (12 anni)

Cosimo Caglioti: 13 anni (16 anni)

Caterina Caglioti: (moglie di Nazzareno Patania): 12 anni (12 anni)

Nicola Figliuzzi: Assolto per non aver commesso il fatto (12 anni)

Cristian Loielo: Assolto (12 anni)

Alessandro Bartalotta: 10 anni (14 anni)

Francesco Lopreiato: Assolto (16 anni)

Ilya Krastev: Assolto (2 anni)

Associazione mafiosa, usura, estorsione, danneggiamenti, detenzione e porto illegale di armi da fuoco i reati, a vario titolo, contestati agli imputati. Gli omicidi ed i tentati omicidi, consumati nell’ambito della faida che ha visto contrapposti i Patania al clan dei Piscopisani da un lato e gli stessi Patania contro la consorteria dei Bartolotta-Calafati-Meddis di Stefanaconi dall’altro, sono già stati oggetto di un separato processo a Catanzaro nato da altra operazione antimafia denominata “Gringia”. Gli anni di reclusione complessivi inflitti sono 116. Assoluzioni per singoli capi di imputazione incassano anche Giuseppe, Salvatore e Nazzareno Patania. 

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Enzo Galeota, Antonio Barilaro (per Figliuzzi), Antonio Lomonaco, Francesco Capria (per Loielo e Salvatore Patania), Costantino Casuscelli, Salvatore Staiano (per Lopreiato unitamente all’avvocato Casuscelli), Gregorio Viscomi, Pasqualino Patanè (per Krastev), Tiziana Barillaro, Strazzullo, Giovanni Oliverio.

Parti civili il Comune di Stefanaconi e la Provincia di Vibo Valentia (avvocati Daniele Fuscà e Rino Rocchetto), la Regione Calabria, Sos Impresa e Gerardo Caparrotta. Stralciate in precedenza le posizioni di don Salvatore Santaguida e dell’ex maresciallo alla guida della Stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio, Sebastiano Cannizzaro, il cui processo riprenderà il 29 marzo prossimo. 

Come pene accessorie il Tribunale ha interdetto dai pubblici uffici tutti i condannati che dovranno altresì pagare le spese processuali. A pena espiata dovranno inoltre essere sottoposti alla misura della libertà vigilata per tre anni. I condannati dovranno risarcire poi anche tutte le parti civili. Ordinata infine la confisca delle somme in precedenza sequestrate a Giuseppina Iacopetta (la c.d. “bacinella” del clan che sarebbe servita anche per pagare i killer stranieri utilizzati per gli omicidi commessi fra il 2011 ed il 2012). Regge, dunque, il reato di associazione mafiosa per il clan Patania che per la prima volta viene riconosciuto da un Tribunale come gruppo di stampo mafioso operante su Stefanaconi.    

   In basso da sinistra verso destra: Giuseppe Patania, Bruno Patania, Andrea Patania, Cosimo Caglioti