Clan e politica a Filandari, il consigliere Artusa: «Non mi dimetto»

L’esponente della Lega di Salvini spiega di aver scelto la via del «giusto» dopo aver assistito da bambino all’omicidio dello zio
L’esponente della Lega di Salvini spiega di aver scelto la via del «giusto» dopo aver assistito da bambino all’omicidio dello zio
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Il consigliere Francesco Artusa

Non si è fatta attendere la replica al nostro servizio su quella che i magistrati della Dda di Catanzaro ed i carabinieri(Ros e Nucleo Investigativo di Vibo), nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott”, definiscono come “l’influenza della ‘ndrangheta sulle consultazioni elettorali amministrative a Filandari”. Se al momento il sindaco di Filandari, Rita Fuduli, ha scelto la legittima via del silenzio in merito a quanto riportato nelle carte dell’inchiesta, ovvero al paventato collegamento – secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Michele Guerrera, cognato dei Soriano, parlando con Orazio Lo Bianco – fra la sua lista e “la ‘ndrina”, ovvero Domenico Cichello di Filandari (arrestato) ed il boss di Zungri Giuseppe Accorinti (pure lui arrestato), a dire la sua è Francesco Artusa, attuale consigliere comunale di minoranza, candidato a sindaco nelle amministrative del 2018 e sostenuto – secondo quanto emerge dalle captazioni e dall’indagine – dallo zio Michele Guerrera e da tutta la sua famiglia (la moglie ed il figlio di Guerrera sono imputati nel processo “Nemea” per stupefacenti).

“Riguardo all’inchiesta “Rinascita” che tratta le amministrative di Filandari nel mirino della Dda, volevo precisare – scrive Francesco Artusa – che sin dall’età di sette anni, quando ho assistito all’omicidio di un mio zio, ho scelto da quale parte stare, ho scelto di stare dalle parte del giusto. Oggi ho 35 anni e durante la mia vita le tentazioni sono state tantissime: i soldi facili, le belle auto, i vestiti firmati; ho attraversato momenti di debolezza, ma mi sono fatto forte e ho continuato sempre nel giusto con orgoglio e perseveranza, sperando che un giorno tutto questo servisse a qualcosa. Vivo in un territorio difficilissimo, ma questo non mi ha mai dato fastidio, anzi ho sempre lottato per aiutare a migliorare il territorio di Filandari. Nel 2018 ho deciso di candidarmi a sindaco per portare una novità, un cambiamento, una ventata di freschezza nella mia piccola comunità, la mia ispirazione è stata quella leghista di Matteo Salvini. Sono stato il primo a lanciare la sfida, dopo molto tempo sono arrivate le altre tre liste, sono stato contattato da tutti i concorrenti per unire le forze e vincere in scioltezza, ma ho sempre rifiutato!

Avevo 13 candidati, qualcuno si è perso per strada, altri si sono ritirati senza motivo. Alla fine ho formato una squadra di dieci ragazzi giovanissimi, tutti dal casellario pulito. Abbiamo affrontato una campagna elettorale bellissima, con dei comizi in piazza come non si sono mai visti a queste latitudini. Purtroppo siamo arrivati terzi, ma questa è storia. Con questo sottolineo come la mia vita sia un libro aperto, senza ombre. Purtroppo non posso prescindere dai problemi che attanagliano i miei parenti, ma io voglio emergere! Voglio poter dire di avercela fatta, voglio essere un esempio per chi vive le mie stesse situazioni, ma non ha la forza di volontà di emergere nel giusto. Contatterò attraverso il mio avvocato il procuratore Gratteri, con il quale avrò il piacere – conclude Artusa – di chiarire ogni aspetto, confermando piena fiducia nella magistratura. Per quanto riguarda il mio ruolo di consigliere, non intendo prendere minimamente in considerazione l’idea di dimettermi”.

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