“Rinascita-Scott”: la ‘ndrina di Filandari, ruoli e gerarchie nel clan Soriano

Regge l’inchiesta della Dda di Catanzaro e dei carabinieri dinanzi al Riesame. Associazione mafiosa confermata per la consorteria
Regge l’inchiesta della Dda di Catanzaro e dei carabinieri dinanzi al Riesame. Associazione mafiosa confermata per la consorteria
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Filandari dall'alto
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Leone Soriano

Regge in sede cautelare l’operazione “Rinascita-Scott” per quanto attiene le posizioni principali ed il reato associativo. Importanti conferme sulla bontà del lavoro svolto dai carabinieri (Ros e Nucleo Investigativo di Vibo) e dalla Dda di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, e che vedono  impegnati sul “campo” i pm Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso (con un importante contributo dato anche dal pm Camillo Falvo, da poco nuovo procuratore di Vibo Valentia), arrivano dal Tribunale del Riesame che ha esaminato alcune posizioni riguardanti il clan Soriano di Filandari e non solo. Il Tdl ha infatti rigettato i ricorsi presentati dai difensori di Graziella Silipigni (moglie del defunto Roberto Soriano, sparito per “lupara bianca” attribuita in questa inchiesta ai boss Saverio Razionale e Giuseppe Accorinti), Caterina Soriano (figlia della Silipigni), Luca Ciconte (marito della Silipigni), Giacomo Cichello, tutti di Filandari. Sempre il Tribunale del Riesame ha inoltre rigettato (e restano quindi in carcere) i ricorsi di Pantaleone Nicolino Mazzeo, 50 anni, di Mesiano di Filandari (accusato di far parte del clan Accorinti di Zungri), Lucio Belvedere, 39 anni, di Vibo. [Continua dopo la pubblicità]

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Giuseppe Soriano

Per quanto riguarda la ‘ndrina di Filandari, secondo l’accusa la stessa sarebbe capeggiata da Leone Soriano, 54 anni, di Pizzinni di Filandari. Gli viene contestato il reato di associazione mafiosa con il ruolo di promotore e direttore dell’omonimo clan, con il compito di gestire e pianificare gli agguati e gli atti intimidatori, indicando altresì gli obiettivi da colpire ponendosi quale mandante delle azioni di fuoco e prendendo decisioni di rilievo per la vita della cosca.

Ruolo di promotore del clan viene quindi attribuito pure a Giuseppe Soriano, 29 anni (figlio del defunto Roberto Soriano), deputato a prendere parte agli incontri di pianificazione delle attività criminali del clan, con compiti di pianificazione ed organizzazione, approvvigionamento delle armi da fuoco, di sostanze stupefacenti e  materiale logistico per gli eventi delittuosi compiuti per conto della consorteria, nonché punto di riferimento per gli altri consociati.

Il ruolo di contabile del clan viene invece attribuito a Caterina Soriano, 30 anni (sorella di Giuseppe e che ha ottenuto dal gip i domiciliari solo perché con figlio di età inferiore ai sei anni) deputata – secondo l’accusa – a gestire gli introiti derivanti dalle attività illecite della cosca, nonché a prendere parte agli incontri di pianificazione delle attività criminali del clan, per poi impartire direttive agli associati sulle azioni delittuose da compiere, anche in relazione all’approvvigionamento di sostanza stupefacente.

Francesco Parrotta e Graziella Silipigni

Partecipe dell’associazione mafiosa sarebbe poi Francesco Parrotta, 37 anni, residente a Ionadi, finito in carcere Avrebbe compiti esecutivi e si sarebbe adoperato per la custodia delle armi e per l’esecuzione di azioni delittuosa, in primis estorsioni e danneggiamenti.

In carcere anche Rosetta Lopreiato, 51 anni, moglie di Leone Soriano, accusata del reato di associazione mafiosa con il ruolo di partecipe e agevolatrice delle condotte criminali del clan, riferendo messaggi ed informazioni trasmessi dal marito agli altri sodali, adoperandosi altresì per la custodia di armi e sostanze stupefacenti.

Alex Prestanicola

Associazione mafiosa il reato contestato anche a Graziella Silipigni, 49 anni, Alex Prestanicola, 29 anni, Luca Ciconte, 28 anni, originario di Sorianello(compagno di Caterina Soriano), Giacomo Cichello, 33 anni, tutti di Filandari.Secondo l’accusa, tali indagati avrebbero avuto compiti esecutivi all’interno del clan, attuando le direttive impartite da Leone Soriano, adoperandosi per il traffico di armi e sostanza stupefacente, nonché per la custodia e lo smercio della droga e la custodia di armi e dei mezzi logistici, portando a termine  estorsioni e danneggiamenti.

Giacomo Cichello è il cugino di altro indagato dell’inchiesta “Rinascita-Scott”, Domenico Cichello, 48 anni, pure lui arrestato e che viene ritenuto organico al clan guidato dal boss di Zungri, Peppone Accorinti (di cui sarebbe persone di fiducia), contrapposto ai Soriano. Giacomo Cichello è inoltre il figlio di Francesco Cichello, consigliere comunale di maggioranza di Filandari costretto lo scorso anno alle dimissioni dopo il coinvolgimento del figlio nell’inchiesta antimafia  “Nemea” ed il caso sollevato dalla nostra testata.

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