“Rinascita”: il boss Accorinti e le manifestazioni religiose di Zungri

I rapporti con don Felice La Rosa, poi condannato per prostituzione minorile, le minacce ai carabinieri e la processione della Madonna della Neve
I rapporti con don Felice La Rosa, poi condannato per prostituzione minorile, le minacce ai carabinieri e la processione della Madonna della Neve
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Giuseppe Accorinti
Il boss di Zungri Giuseppe Accorinti

Trova spazio anche la processione dell’Icona di Maria SS della Neve di Zungri e la partecipazione alla stessa del boss Giuseppe Accorinti nella voluminosa inchiesta “Rinascita-Scott” condotta dalla Dda di Catanzaro e dai carabinieri. Una manifestazione religiosa interrotta proprio dai militari dell’Arma per ragioni di ordine pubblico appena avuta contezza della partecipazione di Giuseppe Accorinti, intento a portare a spalla l’icona della Madonna. La ricostruzione degli inquirenti offre diversi aspetti inediti sulla vicenda e fa luce anche sui rapporti fra il boss e l’ex parroco don Felice La Rosa. I festeggiamenti civili e religiosi in onore della santa patrona del comune di Zungri, Maria Ss della Neve, si sono svolti nei giorni 4 e 5 del 2018. A seguito della revoca della sorveglianza speciale, Giuseppe Accorinti ha preso parte alle manifestazioni religiose. Già la sera del 4 agosto 2018, il boss di Zungri era stato notato dai carabinieri intrattenersi all’esterno di un bar della villetta del paese con Filippo Gentile di San Giovanni di Zambrone, ritenuto al vertice di un clan e fra i protagonisti dell’operazione “Stammer” contro il narcotraffico internazionale. Ambrogio Accorinti (fratello di Giuseppe) era stato invece controllato in compagnia di soggetti con precedenti penali di Cessaniti e Gerocarne. [Continua dopo la pubblicità]

Accorinti porta a spalla il quadro della Madonna della neve a Zungri
Giuseppe Accorinti nel corso della processione

Nella mattinata del 5 agosto 2018, ovvero il giorno successivo a tali controlli, dall’ascolto delle intercettazioni emergeva tutto il risentimento di Giuseppe Accorinti per l’operato dei carabinieri di Zungri rei – secondo il boss – di aver controllato solo gli appartenenti alla famiglia Accorinti all’interno dell’area in cui si svolgevano i festeggiamenti civili in onore della santa patrona. Nel manifestare il proprio disappunto, Giuseppe Accorinti finiva per minacciare di ritorsioni e aggressioni fisiche il maresciallo della Stazione di Zungri nel momento in cui avrebbe avuto occasione di incontrarlo da solo. Accorinti – nei dialoghi intercettati – spiegava che avrebbe preso a schiaffi il maresciallo davanti a tutti se nel corso della processione fosse andato da lui a chiedergli i documenti.

Giuseppe Accorinti

Il 5 agosto 2018, quindi, proprio i carabinieri hanno interrotto la processione poiché durante il corteo religioso Giuseppe Accorinti, la sorella Domenica e Pantaleone Garisto (“soggetti con precedenti di polizia”) – pur non essendo preventivamente designati al trasporto – venivano notati portare l’immagine sacra. I militari dell’Arma notavano come, al fine di aiutare Giuseppe Accorinti a sottrarsi al controllo delle forze dell’ordine, “Francesco Purita si sostituiva a quest’ultimo  nel trasporto del quadro della Madonna consentendogli di dileguarsi tra la folla. La manifestazione religiosa, così come da protocollo d’intesa stipulato tra la Prefettura e la diocesi di Vibo Valentia in occasione di manifestazioni religiose, veniva immediatamente interrotta per motivi di ordine e sicurezza pubblica.

L’ex parroco don Felice La Rosa

Le attività investigative dell’operazione “Rinascita-Scott” hanno tuttavia consentito di documentare le “ingerenze di Giuseppe Accorinti nell’amministrazione del culto cattolico a Zungri”.

In alcune intercettazioni in carcere del 21 agosto 2017, infatti, Giuseppe Accorinti “raccontava con enfasi a Nicola Fusca i suoi rapporti con il parroco di Zungri dell’epoca, don Felice La  Rosa, evidenziando il suo ruolo di superiorità rispetto a quest’ultimo nelle decisioni inerenti la comunità religiosa, nonché le sue ingerenze sull’organizzazione dei comitati per le organizzazioni dei festeggiamenti e le spartizioni degli utili ricavati dalle medesime.

Significativa in tal senso la frase detta da Giuseppe Accorinti nel corso della conversazione sul ruolo che, secondo la sua visione, avrebbe dovuto avere il sacerdote nella comunità zungrese: “Il prete deve venire solo a dire la messa”.

Il quadro al centro delle polemiche

In particolare, Giuseppe Accorinti raccontava di aver “aizzato l’intera comunità religiosa contro il parroco e di aver invitato quest’ultimo a riferire in merito al motivo per cui l’oro dello stendardo della Madonna della Neve era custodito all’interno dell’abitazione della professoressa Mazzeo e non in Chiesa.

Significative e pregne di carisma criminale e misticismo religioso – sottolinea la Dda – sono le parole utilizzate, nel corso del suo racconto, da parte di Giuseppe Accorinti, il quale spiegava al suo interlocutore di aver detto al sacerdote: Maria che vuole?!. Maria vuole l’unione! Maria ci vuole un popolo unito! Noi siamo il popolo di Maria, il popolo di Zungri e Maria vuole le armi vicino tutto!”

Il boss Accorinti si autoaccusava così di essere a capo “di tutti i comitati e di essere lui ad impartire le disposizioni su come e quanto dividere per i ricavi ottenuti nel corso delle celebrazioni, nonché del fatto che era stata invitata a prendere parte del comitato anche la moglie (da intendersi la convivente Filippina Carà) e che quest’ultima, per motivi di inopportunità aveva declinato l’invito”.

Per la cronaca, don Felice La Rosa, 44 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, è stato condannato a due anni e quattro mesi per corruzione di minore e prostituzione minorile nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. Il parroco ed un pensionato avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati da un bulgaro – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne. Lo stesso ex parroco è poi indagato per detenzione di materiale pedopornografico in ingente quantità, realizzato utilizzando minori di 18 anni. Sul suo telefonino, sequestrato il 16 novembre 2016, gli investigatori hanno infatti trovato 132 immagini pedopornografiche.

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