“Rinascita”: Giuseppe Mangone ed i legami politici a Mileto

Il 64enne, arrestato per i suoi rapporti con il boss Luigi Mancuso, è il padre dell’attuale segretario cittadino del Pd, già vicesindaco, poi incandidabile e presente alle ultime elezioni comunali
Il 64enne, arrestato per i suoi rapporti con il boss Luigi Mancuso, è il padre dell’attuale segretario cittadino del Pd, già vicesindaco, poi incandidabile e presente alle ultime elezioni comunali
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E’ finito in carcere anche il presunto elemento di collegamento fra il clan Mancuso di Limbadi ed il locale di ‘ndrangheta di Mileto, nell’ambito dell’operazione “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro e dei carabinieri del Ros e del Nucleo Operativo di Vibo Valentia. Si tratta di Giuseppe Mangone, 64 anni, di Mileto, al quale viene contestato il reato di associazione mafiosa ed in particolare di aver veicolato informazioni tra le consorterie mafiose, ricevendo e consegnando imbasciate e direttive collaborando attivamente nella risoluzione di vicende contrattuali e negoziali relative alla compravendita ed alla gestione di terreni. Unitamente a Pasquale Gallone, 59 anni, di Nicotera Marina e Domenico Preiti, 39 anni, di San Calogero (entrambi arrestati), Giuseppe Mangone è poi accusato di tentata estorsione ai danni dell’imprenditore di San Calogero Francesco Valenti al quale i tre avrebbero voluto sottrarre alcuni terreni. [Continua dopo la pubblicità]

I legami di Mangone e la politica. Su Giuseppe Mangone, alias “Pino u barbiere”, avevano reso dichiarazioni, già in tempi risalenti, i collaboratori di giustizia Michele Iannello (condannato per l’omicidio del bimbo americano Nicolas Green) e Carmelo Falduto spiegando che i clan di Mileto a metà anni ’80 avevano deciso di votare ed appoggiare elettoralmente proprio Giuseppe Mangone, candidato al Consiglio comunale (poi non eletto per pochi voti). Successivamente, sul suo conto ha reso dichiarazioni anche Eugenio William Polito, con Giuseppe Mangone indicato come “uomo dei Mancuso che aveva una scuola di parrucchieri a Vibo Valentia”.

Il legame con il boss di Limbadi. L’amicizia con il boss di Limbadi Luigi Mancuso è per il gip distrettuale “risalente nel tempo, tanto che Giuseppe Mangone è “risultato tra gli ospiti al ricevimento di nozze di Luigi Mancuso con Rosaria Zinnato” celebrato a fine anni ‘80. E’ emerso inoltre che la moglie di Luigi Mancuso ha fatto da madrina di cresima ad una figlia di Giuseppe Mangone.

Il boss Luigi Mancuso

La figura di Giuseppe Mangone quale uomo dei Mancuso è emersa poi nelle indagini del procedimento “Robin Hood” dove sono state registrate numerose conversazioni con Vincenzo Spasari (padre della sposa in elicottero a Nicotera), il funzionario dell’Etr di Vibo indagato sia in quel procedimento che nell’inchiesta “Rinascita-Scott”. L’indagine “Robin Hood documenta i suoi rapporti con Pasquale Gallone (ritenuto vicinissimo al boss Luigi Mancuso) e con lo stesso Luigi Mancuso che dalle risultanze investigative è emerso aver incontrato nella sua abitazione di Limbadi.

Il boss Saverio Razionale

Gli incontri ed i summit. E’ risultato poi che Giuseppe Mangone è stato interessato da Luigi Mancuso e dal boss Saverio Razionale di San Gregorio d’Ippona per dirimere una controversia insorta tra i fratelli Artusa (Mario e Maurizio, entrambi arrestati) e i Miceli, partecipando ad summit di ‘ndrangheta con Gallone, Razionale e Gasparro. Oltre ad incontrare Giovanni Giamborino (arrestato), sempre Mangone è poi accusato di aver partecipato ad un incontro riservato fra Luigi Mancuso e l’avvocato Giancarlo Pittelli (pure lui arrestato), così come sarebbe stato presente il 3 settembre 2016 ad altro incontro nel domicilio di Gaetano Molino, fra Luigi Mancuso ed il nipote Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”.

Il 30 ottobre 2016 viene inoltre monitorato altro incontro, a casa di Gaetano Molino, con Luigi Mancuso, Fortunato Mesiano di Mileto e Giuseppe Mangone, mentre il 3 novembre 2016 Giuseppe Mangone è a pranzo con Luigi Mancuso e Pasquale Gallone in un ristorante di Joppolo. “La presenza di Mangone alle riunioni riservate con esponenti apicali di ‘ndrangheta, soprattutto in un periodo in cui Luigi Mancuso si sottraeva volontariamente agli obblighi della sorveglianza speciale – scrive il gip – e la sua capacità di intessere relazioni anche nel Reggino e con rappresentanti della ‘ndranghetanel settentrione d’Italia (Fortunato Mesiano) dimostra il ruolo di rilievo del Mangone, la suastorica relazione con i Mancuso e con Saverio Razionale, tutti elementi univocamente indicativi diuna profonda cointeressenza negli affari della cosca”. Mangone avrebbe quindi offerto ospitalità a Luigi Mancuso nel periodo della sua irreperibilità.

Armando Mangone, segretario Pd

Il figlio di Mangone segretario cittadino del Pd. Altri legami interessanti di Giuseppe Mangone e della sua famiglia emergono poi dall’inchiesta “Purgatorio” del Ros di Catanzaro. E’ infatti emerso che Giuseppe Mangone altri non è che il padre di Armando Mangone, attuale segretario cittadino del Pd (Partito democratico) di Mileto, candidato a consigliere comunale (in una lista diversa da quella che ha vinto le amministrative) anche alle ultime elezioni del maggio scorso e non eletto. In precedenza, Armando Mangone è stato vicesindaco del Comune di Mileto e nel 2013 è stato dichiarato dal Tribunale “incandidabile” per un turno elettorale, in base alla normativa antimafia, essendo stato ritenuto fra i responsabili dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Mileto (amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Varone) risalente ad aprile 2012 (scioglimento confermato da Tar e Consiglio di Stato).

Sempre dall’inchiesta “Purgatorio” emerge poi un incontro a Nicotera Marina, definito come “riservato” dagli inquirenti e datato 8 settembre 2009, fra Vittorio Mangone (fratello del segretario del Pd, Armando) e il boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, mentre il 4 marzo del 2008 è stato fermato dalla polizia nel territorio di San Ferdinando unitamente ad un cognato di Luigi Mancuso ed a Salvatore Mancuso, pluripregiudicato e figlio di Ciccio Mancuso, patriarca dell’omonimo clan deceduto nel 1997.  

La candidatura di Mangone alle provinciali del 2008. Sempre i carabinieri del Ros fanno quindi notare che in occasione delle elezioni provinciali di Vibo Valentia del marzo 2008, Armando Mangone era candidato nella lista “Partecipazione Democratica”, inserita nello schieramento di centrosinistra che sosteneva la candidatura di Francesco De Nisi, poi risultato eletto alla carica di presidente della Provincia di Vibo Valentia. In occasione di tale consultazione elettorale, Armando Mangone è risultato il secondo candidato più votato nel comune di Mileto, con 501 preferenze.

Chiesa della Ss. Trinità di Mileto

Il doppio comparaggio dei Mangone con i Mesiano e le parentele scomode. Gli investigatori hanno infine sottolineato nelle loro informative che Armando Mangone è sposato con una nipote della moglie del defunto boss di Comparni di Mileto, Carmine Galati (deceduto in un incidente nel 1998), mentre il 21 marzo 2004 nella Chiesa della Santissima Trinità di Mileto, lo stesso Armando Mangone “ha ricevuto il sacramento della cresima e suo padrino è stato Fortunato Mesiano, 45 anni, di Mileto, già avvisato orale di pubblica sicurezza” e poi arrestato per la sparatoria del 31 dicembre 2012 a Mileto contro Michele Tavella. Nella stessa giornata, dopo la propria cresima, Armando Mangone  – si legge negli atti dell’inchiesta “Purgatorio” – ha fatto a sua volta da padrino a Saverio Mesiano, fratello di Fortunato. Se ne deduce un evidente legame di doppio comparaticocon la famiglia Mesiano”, ritenuta espressione dell’omonimo clan di Mileto al centro dell’inchiesta antimafia Miletos. I due Mesiano (Fortunato e Saverio) sono i figli di Giuseppe Mesiano, ucciso il 17 luglio 2013, e sono i fratelli del più noto Francesco Mesiano, 46 anni, condannato a 20 anni per l’omicidio del piccolo Nicholas Green e da ultimo coinvolto nell’inchiesta antimafia “Miletos” scattata nel marzo 2018. E’ bene evidenziare che i figli di Giuseppe Mangone (Armando e Vittorio) non sono fra gli indagati dell’inchiesta “Rinascita-Scott”.

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