L’inchiesta Rinascita e il Comune di Pizzo, ecco tutte le accuse

Le contestazioni per il sindaco Gianluca Callipo, l’assessore Pasquale Marino, il comandante della polizia municipale e il dirigente all’Urbanistica. L’ombra della ‘ndrangheta sino ai boss di San Gregorio d’Ippona
Le contestazioni per il sindaco Gianluca Callipo, l’assessore Pasquale Marino, il comandante della polizia municipale e il dirigente all’Urbanistica. L’ombra della ‘ndrangheta sino ai boss di San Gregorio d’Ippona
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Il Comune di Pizzo

Travolge anche il Comune di Pizzo Calabro, l’inchiesta dei carabinieri e della Dda di Catanzaro denominata “Rinascita–Scott”. Indagine imponente per i numeri e per i personaggi coinvolti e che non risparmia politici e rappresentanti delle istituzioni.
Fra gli arrestati, anche Enrico Caria, 65 anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, sin dal 2014 nella qualità di responsabile della polizia municipale del Comune di Pizzo avrebbe fornito uno stabile contributo all’associazione mafiosa operante su quel territorio – ed in particolare alla famiglia Mazzotta – ponendosi quale “riferimento per il sodalizio nella risoluzione di problematiche inerenti la propria funzione, garantendo in caso di necessità il suo appoggio all’organizzazione, attestando il falso in atti pubblici, omettendo i dovuti controlli sulle attività di interesse delsodalizio”.
In particolare, il reato di falso con l’aggravante delle finalità mafiose gli viene contestato poiché con nota del Comune di Pizzo – polizia municipale del 22 giugno 2017, a seguito di richiesta da parte di personale della polizia penitenziaria del carcere di Vibo, avrebbe falsamente attestato la convivenza tra Salvatore Mazzotta ed Irene Altamura, consentendo a quest’ultima di avere acceso ai colloqui in carcere, luogo in cui il Mazzotta era detenuto. [Continua dopo la pubblicità]

Salvatore Francesco Mazzotta

Concorso esterno in associazione mafiosa, l’accusa anche per Daniele Pulitano, 35 anni, (arrestato) che avrebbe svolto il ruolo di “intermediario per conto della ‘ndrina di Pizzo nei rapporti con il sindaco Gianluca Callipo”. Anche nei confronti del primo cittadino viene ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto sarebbe stato in “diretto contatto con i vertici dell’organizzazione criminale operante a Pizzo (in particolare, la famiglia Mazzotta) e San Gregorio d’Ippona (famiglia Razionale – Gasparro). Gianluca Callipo è accusato di aver omesso i dovuti controlli sulle attività di interesse del sodalizio, garantendo a Salvatore Mazzotta, 29 anni, originario di Soriano ma residente a Pizzo (ritenuto fra i principali esponenti mafiosi di Pizzo), ed a tutta la famiglia Mazzotta “condotte amministrative favorevolie segnatamente la prosecuzione dell’attività imprenditoriale della società “Ittica Paola di Mazzotta Francesca”, anche in cambio del sostegno elettorale offertogli  in occasione delle elezioni comunali dell’11 giugno 2017 dal sodalizio criminale napitino capeggiato dallo stesso Mazzotta.

Il sindaco Gianluca Callipo

Il sindaco Callipo avrebbe consentito poi la prosecuzione dell’attività imprenditoriale del ristorante “Mocambo”, gestita da Francesco Isolabella, amministratore unico della società Futura srl, attività esercitata all’interno di un immobile poi rilevato dalla C.T.S. Invest s.r.l. (di cui risulta socio il medesimo Gianluca Callipo) e di interesse del boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale e Gregorio Gasparro, 48 anni, anche loro arrestati.

Abuso d’ufficio con l’aggravante mafiosa è quindi l’ulteriore accusa per il sindaco Gianluca Callipo, il comandante della Municipale Enrico Caria, Paola De Caria, 48 anni (arrestata), Francesca Mazzotta, 24 anni (domiciliari), Salvatore Mazzotta, e Maria Alfonsina Stuppia, a capo dell’ufficio dell’ufficio Urbanistica del Comune di Pizzo (indagata a piede libero). I due Mazzotta e De Caria, secondo l’accusa, sarebbero stati i beneficiari e gli istigatori delle condotte omissive degli altri indagati che avrebbero omesso di compiere qualsiasi atto amministrativo che potesse dare effettivo e concreto esito alla ordinanza emessa in data 15 aprile 2013 dall’ufficio urbanistico del Comune di Pizzo avente ad oggetto la demolizione di opere abusive e il contestuale rispristino dello stato dei luoghi e la restituzione dell’immobile al Comune, nonché la delibera di sgombero forzato della stessa amministrazione comunale. Le due ordinanze fanno riferimento a dei box commerciali.

Il completamento del lungomare di Pizzo rientra tra le opere finanziate

Tali omissioni avrebbero permesso deliberatamente a Paola De Caria e Francesca Mazzotta, rispettivamente madre e sorella di Salvatore Mazzotta, la continuazione della vendita del pesce, mantenendo illecitamente nella loro disponibilità i box commerciali ubicati in Piazza Mercato a Pizzo, comunemente denominata “Piazzetta”, di proprietà del Comune. I box erano stati occupati abusivamente e sugli stessi erano state effettuate opere edilizie senza titolo da parte dei membri della famiglia Mazzotta.

Il conflitto di interessi di Callipo e il Mocambo. Sempre riguardo alla vicenda del Mocambo, l’accusa di concorso in abuso d’ufficio con l’aggravante delle finalità mafiose viene contestata a Gianluca Callipo, al comandante dei vigili Enrico Caria, a Maurizio Fiumara, 63 anni, di Francavilla Angitola (arrestato), Gregorio Gasparro, Saverio Razionale, Francesco Isolabella, 70 anni (arrestato), Daniele Pulitano (arrestato), Maria Alfonsina Stuppia (dirigente dell’Urbanistica) e all’assessore ai servizi sociali ed all’Urbanistica Pasquale Marino (indagati a piede libero). Il 19 giugno 2015 l’ufficio Urbanistica del Comune di Pizzo aveva emesso un’ordinanza di revoca dell’agibilità dei locali del Mocambo per mancanza di regolare allaccio alla rete fognaria.

Il 26 giugno 2017, quindi, veniva revocata alla società Futura srl l’autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande e l’autorizzazione di affittacamere al locale “Mocambo”.

il boss Saverio Razionale

Tre giorni dopo, però, con ordinanza dell’ufficio Commercio del Comune di Pizzo, a firma di Enrico Caria veniva disposta sospensione della revoca autorizzazione di somministrazione di alimenti e bevande prima citata; in secondo luogo in data 27 luglio 2017 la responsabile del settore Urbanistica del Comune di Pizzo, Maria Alfonsina Stuppia, disponeva la sospensione della revoca dell’agibilità dei locali. Con tali condotte sarebbe stato intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Maurizio Fiumara, Saverio Razionale, Gregorio Gasparro, Francesco Isolabella e allo stesso sindaco Gianluca Callipo, quest’ultimo “in conflitto di interessi e in violazione del dovere di astensione”. Così facendo, sarebbe stato consentito a Francesco Isolabella (amministratore della Futura srl) ed Saverio Razionale e Gregorio Gasparro (soci occulti della società)  di mantenere la gestione del Mocambo.

La stessa struttura turistico-alberghiera è stata poi acquisita da Gianluca Callipo e da Maurizio Fiumara (rispettivamente in qualità il primo di socio e il secondo di amministratore unico della società “C.T.S. Costruzioni Sud spa”) mediante procedura fallimentare.

L’ex assessore Pasquale Marino

L’assessore Pasquale Marino (dimissionario dopo l’operazione), secondo l’accusa, non avrebbe provveduto alla sospensione dei provvedimenti emessi in data 19.06.2015 (ordinanza nr. 19) ed in data 26.06.2017, (ordinanza nr. 13918) dai competenti uffici del Comune di Pizzo, nei confronti della società Futura srl, permettendo così alla stessa società la continuità gestionale da parte di Francesco Isolabella ed alla società “C.T.S. Costruzioni Sud spa” di procedere alla successiva acquisizione della struttura turistico-alberghiera denominata “il Mocambo”.

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