“Rinascita-Scott”: la ‘ndrina di Pizzo, ruoli e gerarchie

Il gruppo criminale di Salvatore Mazzotta si sarebbe spartito il paese con Domenico Pardea, occupandosi di stupefacenti, estorsioni e procacciamento di voti durante le elezioni
Il gruppo criminale di Salvatore Mazzotta si sarebbe spartito il paese con Domenico Pardea, occupandosi di stupefacenti, estorsioni e procacciamento di voti durante le elezioni
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Una veduta di Pizzo
Salvatore Mazzotta

Una vera e propria ‘ndrina controllerebbe tutti gli affari illeciti su Pizzo. Secondo le risultanze investigative dell’operazione “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro e dei carabinieri, la stessa sarebbe guidata da Salvatore Mazzotta, 30 anni, già coinvolto e condannato in via definitiva negli scorsi anni per narcotraffico nell’operazione “Ghost” della Squadra Mobile di Vibo Valentia ed inoltre imparentato, per il tramite della sorella, con i Vallelunga di Serra San Bruno. Al suo seguito vengono collocati Luca Belsito, 30 anni, di Pizzo, e Onofrio D’Urzo, 27 anni, residente a Sant’Onofrio, soggetti che sarebbero deputati a controllare il territorio curando gli interessi del clan. Lo stesso Salvatore Mazzotta è stato poi tratto in arresto anche nell’ambito dell’operazione “Crisalide” della Dda di Catanzaro poiché ritenuto responsabile, insieme ad altri, della rapina all’ufficio postale di Pizzo Calabro, aggravata dalle modalità mafiose, in accordo con la cosca lametina dei “Cerra-Torcasio-Gualtieri”. [Continua dopo la pubblicità]

Domenico Pardea

Salvatore Mazzotta, secondo l’accusa, sarebbe stato “battezzato” in carcere quale componente del clan dei Piscopisani, promuovendo e finanziando poi un’autonoma ‘ndrina a Pizzo Calabro e collegandosi al più potente clan dei Bonavota di Sant’Onofrio. Il territorio di Pizzo sarebbe stato diviso con Domenico Pardea, 53 anni, anni, detto “U Ranisi”, originario di Vibo Valentia ma residente a Pizzo. Quest’ultimo avrebbe mantenuto i collegamenti con la cosca di Filadelfia guidata dai fratelli Rocco e Tommaso Anello.

La ‘ndrina guidata da Salvatore Mazzotta si sarebbe specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti (da sempre fiorente a Pizzo) e nelle estorsioni. All’interno del clan una vera e propria gerarchia, con lo stesso Mazzotta che avrebbe impartito agli altri affiliati tutte le disposizioni in merito agli affari illeciti, comminando sanzioni a tutti gli altri associati a lui subordinati e gestendo anche direttamente le attività imprenditoriali di interesse della ‘ndrina intestate a prestanome. Salvatore Mazzotta avrebbe inoltre mantenuto i rapporti con l’amministrazione comunale di Pizzo, convogliando i voti del proprio gruppo sui candidati vicini alla ‘ndrina in occasione delle consultazioni elettorali.

Un panorama di Pizzo

Pienamente inserito nelle dinamiche criminali del sodalizio viene quindi indicato Luca Belsito, alle dirette dipendenze di Salvatore Mazzotta, il quale avrebbe eseguito le sue disposizioni assicurando il controllo del territorio, commettendo danneggiamenti ed estorsioni e reati in materia di stupefacenti. A collaborare con Luca Belsito ci sarebbe Onofrio D’Urzo, pure luialle dirette dipendenze di Salvatore Mazzotta. Quindi Paola De Caria, 49 anni, di Pizzo, “pienamente inserita nelle dinamiche associative e a conoscenza dei rapporti della cosca con le organizzazioni criminali operanti sui territori limitrofi e con la pubblica amministrazione”. La donna si sarebbe resa disponibile a farsi intestare fittiziamente attività imprenditoriali.

Luciano Ira Ira

Raffaele Galloro, 48 anni, di Pizzo, Leonardo Greco, 41 anni, di Pizzo, Domenico Simonetti, 25 anni,residente a san Gregorio d’Ippona, e Antonio Sciarrone, 22 anni, residente a Pizzo, sono poi accusatidel reato di associazione mafiosa in qualità di partecipi, “pienamente inseriti nelle dinamiche criminali del sodalizio ed alle dirette dipendenze di Salvatore Mazzotta”. Raffaele Galloro e Leonardo Greco avrebbero in particolare collaborato alla gestione delle attività commerciali, interessandosi altresì delle questioni burocratiche alle stesse collegate, favorendo incontri con esponenti della pubblica amministrazione. Leonardo Greco si sarebbe inoltre occupato di recuperare il denaro per il sostentamento in carcere di Salvatore Mazzotta, mentre Raffaele Galloro si sarebbe dedicato agli stupefacenti.

Domenico Simonetti, indicato come alle dirette dipendenze di Mazzotta, si sarebbe occupato di raccogliere voti in occasione delle competizioni elettorali ed in favore dei candidati indicati da Mazzotta, ponendo in essere una serie di attività (riscossione di somme di denaro, gestione di rapporti con altri soggetti di interesse del sodalizio) per conto di Mazzotta a seguito dell’arresto di quest’ultimo. Antonio Sciarrone (oltre a commettere reati in materia di stupefacenti) avrebbe rifornito di munizioni Luca Belsito, utilizzandole, su sua indicazione, per commettere atti intimidatori.

Infine, Luciano Ira Ira sarebbe un altro partecipe del clan, con il compito di detenere le armi per conto della cosca.

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