“Rinascita-Scott”: dieci nuove decisioni del gip sulle misure cautelari

Alcuni degli indagati lasciano il carcere, ma in diversi casi regge la gravità indiziaria
Alcuni degli indagati lasciano il carcere, ma in diversi casi regge la gravità indiziaria
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Dieci nuove decisioni del gip distrettuale di Catanzaro, Barbara Saccà, a seguito degli interrogatori di garanzia nell’ambito dell’operazione antimafia “Rinascita-Scott”. Lascia il carcere per gli arresti domiciliari Caterina Soriano, 30 anni, di Pizzinni di Filandari. Nei suoi confronti resta la gravità indiziaria per il reato di associazione mafiosa quale “contabile del clan” Soriano e soggetto che avrebbe impartito direttive per il reperimento di sostanze stupefacenti. La decisione del gip è motivata con il fatto che la donna (difesa dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Daniela Garisto) è madre con prole di età inferiore ai sei anni.

Lascia poi il carcere per l’obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria Alessandro Sicari, 50 anni, di Longobardi (frazione di Vibo), custode del cimitero di Vibo, indagato per detenzione illegale di una pistola Glock originariamente nella disponibilità di Domenico (Mommo) Macrì (occultata all’interno del cimitero), poi sottratta nel gennaio 2018 da Sicari ed infine riconsegnata a Macrì.  Sicari è difeso dall’avvocato Salvatore Sorbilli.

Lascia il carcere e ritorna libero Vincenzo Millitari, 30 anni, di Pizzo, indagato per il reato di rissa aggravata dalle modalità mafiose (avvenuta in maniera violenta il 2 agosto 2017 a Pizzo con un gruppo di vibonesi ritenuti legati al clan Lo Bianco ed alla ‘ndrina dei Pardea). Secondo il gip, in esito all’interrogatorio di garanzia, Vincenzo Millitari ha fornito la stessa versione di Cristian Vallone già scarcerato dal Riesame. Considerato anche lo stato di incensuratezza, Millitari – difeso dagli avvocati Carmine Pandullo e Sofia Casuscelli.

Dai domiciliari all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria passa invece Giuseppe Cuomo, 40 anni, di Lamezia Terme, assistito dall’avvocato Mario Murone. Secondo l’accusa, l’imprenditore sarebbe stato interessato alla realizzazione, nel Comune di Paola, di un centro di accoglienza straordinario per migranti richiedenti asilo e perfavorire i propri interessi avrebbe chiesto all’ex consigliere regionale Pietro Giamborino di influenzare illecitamente il corso della procedura amministrativa. Per tale vicenda è indagato anche l’ex assessore regionale Luigi Incarnato, che nei giorni scorsi dai domiciliari è ritornato in libertà.

Dai domiciliari torna libera Olga Vallone, 63 anni, di Zungri ma residente a Tropea, titolare di un ristorante, ritenuta dall’accusa prestanome (dall’aprile 2015 al 2017) del boss Giuseppe Antonio Accorinti nell’impresa individuale “La Villetta” con sede a Tropea.

Dai domiciliari all’obbligo di firma passa poi Giuseppe Mandaradoni, 31 anni di Piscopio il quale, secondo l’accusa, sarebbe stato il prestanome del suocero Giovanni Giamborino. Stessa decisione anche per Domenico (detto Andrea) Anello, 34 anni di Curinga, ritenuto dall’accusa il prestanome del boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale, quale titolare di un ristorante (“Mi Ami”) a Pizzo. Anello, Mandaradoni e Vallone sono difesi dall’avvocato Francesco Sabatino.

Dai domiciliari passa all’obbligo di firma giornaliera alla polizia giudiziaria Salvatore Delfino, 30 anni, di Palmi ma residente di Satriano, accusato del reato di trasferimento fraudolento di valori insieme ad alcuni familiari. E’ difeso dall’avvocato Guido Contestabile.

Il Riesame ha infine dichiarato l’incompetenza funzionale della Procura distrettuale per Pasqualina Rito, 50 anni, di Ionadi, e Michele Staropoli, 28 anni, pure lui di Ionadi. Gli atti, non ravvisandosi le aggravanti mafiose così come sollevato dalla difesa, sono stati trasferiti in questo caso alla Procura ordinaria di Vibo Valentia. I due indagati – difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo – sono accusati di intestazione fittizia dell’impresa “Staropoli Costruzioni srl”.

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