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“Rinascita”: il clan di San Gregorio d’Ippona, ruoli e gerarchie

L’inchiesta della Dda e dei carabinieri colpisce anche gli imprenditori legati alla ‘ndrina guidata dai Fiarè-Gasparro-Razionale, con affari da Vibo a Roma

“Rinascita”: il clan di San Gregorio d’Ippona, ruoli e gerarchie
Nicola Gratteri in conferenza stampa
Saverio Razionale

Colpisce al “cuore” anche la ‘ndrina Fiarè-Gasparro-Razionale di San Gregorio d’Ippona, l’operazione “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro e condotta sul campo dai carabinieri. Un clan che ha fatto la “storia” della ‘ndrangheta nel Vibonese, con un potere mafioso pari a quello dei Mancuso di Limbadi, capace di inserirsi nei più lucrosi affari, di dettare legge anche a Vibo Valentia e di chiudere grosse estorsioni su buona fetta del territorio provinciale, non trascurando la gestione di lucrosi affari a Roma. [Continua dopo la pubblicità]

Rosario Fiarè

Al vertice del clan vengono collocati Rosario Fiarè, 72 anni, Saverio Razionale, 59 anni, e Gregorio Gasparro, 49 anni, tutti accusati del reato di associazione mafiosa con un ruolo direttivo del “locale” di ‘ndrangheta di San Gregorio d’Ippona. Promotore indiscusso del clan viene indicato Rosario Fiarè, mentre Saverio Razionale sarebbe stato permanentemente deputato alla gestione economico-finanziaria della struttura mafiosa, con collegamenti anche a Roma, venendo sostituito temporaneamente sul territorio della provincia di Vibo da Gregorio Gasparro, alias “Ruzzu u Gattu”. Razionale e Gasparro avrebbero mantenuto un raccordo operativo con gli altri clan della ‘ndrangheta. Razionale, inoltre, è accusato di essere un esponente apicale del “direttorio” criminale dell’intera area del Vibonese, operando in diretto e stretto rapporto con i boss Luigi Mancuso di Limbadi e Giuseppe Accorinti di Zungri, mantenendo anche rapporti con “colletti bianchi” come l’avvocato Giancarlo Pittelli.

Gregorio Giofrè

Con il ruolo di partecipe all’associazione mafiosa ed il preciso scopo di gestire importanti operazioni di narcotraffico internazionale viene collocato Filippo Fiarè, 63 anni (fratello di Rosario e già coinvolto e condannato per narcotraffico nell’operazione “Stammer”), mentre Gregorio Giofrè, 57 anni, detto “Nasone” (genero di Rosario Fiarè), in passato presidente della locale squadra di calcio del San Gregorio, è accusato di aver gestito le attività estorsive per conto del clan, mantenendo costanti contatti con le altre cosche al fine di una gestione unitaria delle estorsioni più rilevanti.

Filippo Fiarè

Francesco Carnovale, 52 anni, originario di Vibo Valentia, residente a Fiumicino e Alessandro Iennarelli, 46 anni, di Marino (Rm), sono invece accusati di essere partecipi dell’associazione mafiosa con compiti esecutivi, costituendo una componente anche con connotazione militare alle dirette dipendenze di Saverio Razionale, impiegati nell’area romana per la gestione degli interessi della consorteria.

Antonino Delfino

L’imprenditore Antonino Delfino, 46 anni, originario di Reggio Calabria, residente a Roma, avrebbe invece messo a disposizione di Saverio Razionale il suo gruppo imprenditoriale al fine di promuovere investimenti con denaro di natura illecita, anche attraverso conti correnti esteri per l’esecuzione di operazioni finanziarie ricostruite dagli inquirenti e richiamate dal gip distrettuale di Catanzaro Barbara Saccà. Diversi i beni e le imprese sequestrate all’imprenditore Delfino.

Mario Lo Riggio

Associato al clan di San Gregorio d’Ippona viene indicato anche l’imprenditore Mario Lo Riggio, 59 anni, di Vibo, accusato di essere alle dirette dipendenze di Gregorio Gasparro e di aver messo le sue imprese ed i suoi rapporti finanziari a disposizione della cosca Fiarè-Gasparro-Razionale, nonché di quella collegata dei Lo Bianco-Barba di Vibo.

Ruolo di partecipi all’associazione mafiosa anche per Antonio Curello, 47 anni, residente a Sant’Onofrio, Nazzareno Curello, 59 anni, di Piscopio e Saverio Curello, 42 anni, di Sant’Onofrio, facendo sistematicamente da anello di congiunzione – ad avviso degli inquirenti – tra la cosca Lo Bianco-Barba ed i Fiarè-Gasparro-Razionale, organizzando incontri, mettendo a disposizione le attività commerciali da loro gestite per riunioni strategiche del sodalizio al quale avrebbero partecipato attivamente, portando messaggi riservati e operando alle dirette dipendenze di Paolino Lo Bianco, Vincenzo Barba e Gregorio Gasparro.

Gregorio Gasparro

In particolare, Gregorio Gasparro, proprietario occulto, avrebbe attribuito in modo fittizio, a Nazzareno Curello, la titolarità formale dell’impresa denominata “Casa del Pulito” con sede a Vibo Valentia in via degli Artigiani, i cui locali sarebbero stati impiegati in modo sistematico per incontri strategici e di natura riservata tra esponenti del clan. Gregorio Gasparro avrebbe inoltre attribuito in modo fittizio, ad Antonio Curello (firmatario) e Saverio Curello (collaboratore familiare), la titolarità formale della Croce Azzurra – Agenzia funebre Curello con sede a Vibo Valentia in via Matteotti, nei cui locali si sarebbero tenute riunioni di natura riservata.

Saverio Lacquaniti

Associazione mafiosa il reato anche per Saverio Lacquaniti, 25 anni, detto “Caramella”, che farebbe parte dell’articolazione diretta da Saverio Razionale. Lacquaniti sarebbe stato altresì in contatto con importanti esponenti di altri clan come Giuseppe Accorinti di Zungri e Francesco Barbieri di Pannaconi di Cessaniti, partecipando direttamente ad attività estorsive.

Leonardo Fusca

Alla gestione del territorio di San Gregorio d’Ippona ed alla risoluzione di questioni relative a vicende economiche e commerciali interessanti imprenditori vicini alla consorteria avrebbe provveduto anche – secondo la Dda di Catanzaro ed i carabinieri – Leonardo Fusca, 54 anni, residente a Stefanaconi, di professione autista.

Francesco Gasparro, 49 anni, di San Gregorio d’Ippona è invece accusato di aver contribuito all’imposizione delle regole dettate dai clan all’interno del carcere di Vibo Valentia, alle dipendenze del boss di Zungri Giuseppe Accorinti.

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