“Rinascita-Scott”: Razionale e gli affari milionari in tutta Italia

Da Vibo a Roma sino a San Giovanni Rotondo, il boss di San Gregorio d’Ippona impegnato a riciclare denaro con diversi imprenditori
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Il boss Luigi Mancuso

Nasce intorno alla figura del boss di San Gregorio d’Ippona, Saverio Razionale, il filone di indagine denominato “Scott” sviluppato dal II Reparto investigativo del Ros ed avviato nel luglio del 2016. Saverio Razionale – anche grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella – è emerso quale soggetto di notevole rilievo nel panorama criminale vibonese, capace di allearsi con Luigi Mancuso dopo che anni prima – nel 1995 – aveva subito un tentato omicidio a Briatico, mentre si trovava in compagnia di Giuseppe Fiorillo di Piscopio (padre di Michele Fiorillo, detto “Zarrillo”), su mandato del boss Giuseppe Mancuso (cl. ’49), detto “’Mbrogghja”. Razionale al tempo stesso avrebbe di nascosto sostenuto fra il 2009 ed il 2010 la nascita del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio. Pur sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Roma (revocato nel febbraio 2017), Razionale sarebbe stato sistematicamente visitato da soggetti del vibonese che si rivolgevano a lui per informarlo di vicende del territorio di origine e per ottenere il suo intervento, esercitato anche attraverso il nipote Gregorio Gasparro in pianta stabile a San Gregorio d’Ippona. [Continua dopo la pubblicità]

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Gli investimenti occulti di Razionale. A Roma Saverio Razionale dimorava in un residence sito in via Aurelia Antica e le attività investigative hanno permesso di appurare che il boss era impegnato nella gestione di importanti investimenti e attività imprenditoriali in forma occulta e svolgeva funzioni di “mediazione” per la risoluzione di vicende riguardanti il Vibonese.

E’ stato poi documentato un rilevante investimento occulto, attuato da Saverio Razionale in un gruppo societario gestito dall’imprenditore reggino Antonino Delfino, 46 anni, pure lui indagato e arrestato. L’investimento è stato strutturato su 15 società italiane e britanniche operanti nel settore della produzione e commercializzazione di calzature e abbigliamento. Le indagini hanno dimostrato come Razionale fosse diventato socio occulto di Delfino, fornendo liquidità per 500 mila euro circa, somma necessaria per aprire un sito di produzione e diversi negozi a Roma e in varie città italiane, tra le quali Vibo Valentia.

Tra le vicende di rilievo emerse nell’indagine “Scott”, anche un tentativo di recupero crediti con modalità estorsive per 3 milioni e 200mila euro, attuato da Saverio Razionale, avvalendosi di Francesco Carnovale, 52 anni, di Vibo ma residente a Fiumicino, Alessandro Iannarelli, 46 anni, di Marino (entrambi costituenti una “cellula romana” direttamente da dipendente da Razionale) e Salvatore Valenzise, 54 anni, di Castiglione Olona (Va) in danno dei fratelli Pio e Marco Mizzau, eredi di una famiglia di imprenditori titolari di una struttura alberghiera a San Giovanni Rotondo (in provincia di Foggia), denominata Hotel Villa Eden.

Saverio Razionale

Le indagini dei carabinieri del Ros hanno portato ad accertare che il tentativo di recupero crediti era connesso ad un investimento occulto, di 3,2 milioni di euro appunto, effettuato nel 2004 dal clan Mancuso attraverso Salvatore Valenzise, Giovanni Vecchio, 62 anni, nativo di Nicotera ma residente a Milano, ed Attilio Bianco, 69 anni, di Scandiano (anche loro arrestati) i quali avevano fornito all’imprenditore Ennio Mizzau le risorse economiche (tre milioni e 200mila euro) per riacquistare l’Hotel Villa Eden di San Giovanni Rotondo che era stato oggetto di una procedura fallimentare. Tra il 2009 e il 2014 i calabresi avevano effettuato vari tentativi di recupero dell’investimento senza però riuscirvi.

Nel giugno del 2016, quindi, Saverio Razionale sarebbe stato incaricato di rintracciare gli eredi di Mizzau per il recupero dell’investimento. Iniziavano così le vessazioni e le intimidazioni “poste in essere da Carnovale e Iannarelli ai danni di Pio Mizzau” che sarebbe stato anche “sequestrato su disposizione dello stesso Razionale”.

Gli indagati non riuscivano tuttavia a riottenere il denaro e decidevano di “congelare” temporaneamente l’azione criminosa a causa di molteplici avvenimenti ed in particolare per via della desistenza volontaria del ragioniere incaricato di procedere al recupero dei soldi dalla famiglia Mizzau il quale, intimorito dalle modalità violente e minacciose messe in atto da Saverio Razionale e Francesco Carnovale rinunciava all’incarico, anche a causa dei controlli di polizia subiti da Iannarelli e Carnovale nel 2017.

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