Processo Nemea, Emanuele Mancuso: «Minacce in carcere a me e Gratteri» – Video

Il clan di Limbadi e Nicotera avrebbe offerto al proprio rampollo soldi cash e un bar in Spagna per convincerlo a stare zitto. Il ruolo di Accorinti e Razionale nell’omicidio di Roberto Soriano e i consigli di Ascone
Il clan di Limbadi e Nicotera avrebbe offerto al proprio rampollo soldi cash e un bar in Spagna per convincerlo a stare zitto. Il ruolo di Accorinti e Razionale nell’omicidio di Roberto Soriano e i consigli di Ascone
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Nicola Gratteri
Il procuratore Nicola Gratteri

E’ proseguito in mattinata l’esame del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso nel processo “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari che si sta svolgendo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Collegato in videoconferenza, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il collaboratore ha rivelato anche particolari in parte inediti in relazione ad alcune vicende. Come le pressioni subite nel carcere di Siano a Catanzaro già all’indomani del primo verbale da collaboratore reso con la Dda il 18 giugno del 2018. “La mattina del 19 giugno 2018 – ha raccontato Emanuele Mancuso – sono stato trasferito in una cella di isolamento del carcere e dalle finestre delle celle dei piani superiori ho udito urla e minacce a me rivolte dagli altri detenuti. Mi gridavano di tutto, mi insultavano e mi dicevano: Adesso collabori con Nicolino…”, con chiaro riferimento al procuratore Nicola Gratteri. [Continua dopo la pubblicità]

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Luigi Mancuso

Quindi pressioni psicologiche continue e che arrivano sino ai giorni nostri, con la figlioletta usata come arma di ricatto da parte della famiglia Mancuso e con la convivente Nancy Chimirri che, nel corso dei colloqui in carcere con Emanuele Mancuso, avrebbe spiegato che la famiglia Mancuso era pronta ad offrire ad Emanuele soldi cash, un bar in Spagna e la nomina di due illustri avvocati del foro di Milano (i cui nominativi sono al momento coperti da segreto investigativo) che avrebbero avuto il compito di far passare lo stesso rampollo del casato di ‘ndrangheta di Limbadi e Nicotera quale pazzo. Tentativi tutti andati a vuoto, atteso che Emanuele Mancuso – pur molto provato per le pressioni subite – non ha inteso recedere dalla sua volontà di collaborare con la giustizia resistendo alle pressioni della sua famiglia.

Salvatore Ascone

Il ruolo di Ascone nel clan Mancuso. Emanuele Mancuso si è quindi concentrato sulla figura di Salvatore Ascone di Nicotera, alias “U Pinnularu”, già coinvolto nell’inchiesta della Procura di Vibo Valentia sulla scomparsa di Maria Chindamo, l’imprenditrice e commercialista di Laureana di Borrello rapita dinanzi al cancello della sua tenuta agricola di località Montalto di Limbadi. “Salvatore Ascone – ha rivelato il collaboratore – è una figura apicale del clan Mancuso, si frequentava con mio padre e faceva narcotraffico, provvedendo anche al sostentamento dei detenuti della famiglia Mancuso. Ascone aveva fatto da garante ai Navarra di Pernocari di Rombiolo, legati agli Accorinti di Zungri, per l’importazione di una partita di hashish dall’Albania. C’è stato un incontro nel corso del quale Accorinti e Peppe Navarra mi danno trenta mila euro, solo che Giuseppe Accorinti reclamava la restituzione dello stupefacente trattenuto da Ascone a garanzia del prestito a Navarra. Accorinti si era recato all’incontro con un suo fedelissimo che risiedeva a Mileto”.

Roberto Soriano

L’omicidio di Roberto Soriano. E’ in tale occasione che Salvatore Ascone avrebbe messo in guardia Emanuele Mancuso sulla pericolosità del boss di Zungri Peppone Accorinti. “Fra il febbraio ed il marzo 2018 – ricorda il collaboratore – Ascone mi disse che Peppone Accorinti era un soggetto pericolosissimo e che in passato aveva ucciso anche Roberto Soriano macinandolo con il trattore nelle campagne di Zungri. Roberto Soriano era il padre del mio amico Giuseppe Soriano. Ascone mi raccontò anche che la famiglia Mancuso sapeva della mia amicizia con i Soriano e mi consigliò di non mettermi mai contro mio zio Luigi Mancuso”.

Saverio Razionale

Quindi l’accusa nei confronti del boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale, al tempo stesso “imparentato” con il clan Soriano ma indicato anche fra i mandanti dell’omicidio di Roberto Soriano (scomparso per “lupara bianca”) insieme a Giuseppe Accorinti. “Saverio Razionale – ha rimarcato Emanuele Mancuso – mi è stato raccontato da Ascone che era coinvolto nell’omicidio di Roberto Soriano nonostante la figlia dello stesso Razionale è sposata con Andrea Prestanicola, quest’ultima a sua volta fratello di Alex Prestanicola che è invece sposato con la figlia di Gaetano Soriano”. A Saverio Razionale l’accusa di aver preso parte all’omicidio di Roberto Soriano (fratello di Leone e Gaetano) viene ora contestata nell’operazione antimafia “Rinascita-Scott” unitamente a Giuseppe Accorinti.

Giuseppe Accorinti

Accorinti a Filandari. Altro “capitolo” affrontato da Emanuele Mancuso nel corso dell’esame condotto dal pm Annamaria Frustaci ha riguardato la latitanza fatta da Giuseppe Accorinti nel territorio di Filandari in virtù del fatto che aveva intrapreso una relazione sentimentale con Filippina Carà (arrestata ora nell’operazione “Rinascita”) di Filandari, sorella di Antonio Carà, ritenuto un affiliato al clan dei Soriano. “Leone Soriano – ha spiegato Emanuele Mancuso – era molto arrabbiato per il fatto che Giuseppe Accorinti avesse scelto il suo territorio di Filandari per trascorrere un periodo di irreperibilità dalle forze dell’ordine. In più non era d’accordo con il fatto che nel processo Ragno Antonio Carà avesse scelto di essere giudicato con il rito abbreviato su suggerimento di Giuseppe Accorinti. Ci fu quindi un diverbio fra i Carà ed i Soriano per tale scelta processuale”.

Il processo “Nemea” riprenderà il 10 febbraio prossimo per l’esame delle parti offese.

Leone Soriano

Gli imputati del processo “Nemea” sono: Leone Soriano, 54 anni, di Pizzinni di Filandari; Graziella Silipigni, 49 anni, di Pizzinni di Filandari, moglie del defunto Roberto Soriano (lupara bianca), fratello di Leone; Giuseppe Soriano, 29 anni, di Pizzinni di Filandari (figlio della Silipigni); Giacomo Cichello, 33 anni, di Filandari; Francesco Parrotta, 37 anni, di Filandari, ma residente a Ionadi; Caterina Soriano, 30 anni, di Pizzinni di Filandari (figlia di Graziella Silipigni); Luca Ciconte, 28 anni, di Sorianello, di fatto domiciliato a Pizzinni di Filandari (marito di Caterina Soriano); Mirco Furchì, 27 anni, di Mandaradoni, frazione di Limbadi; Domenico Soriano, 61 anni, di Pizzinni di Filandari (fratello di Leone Soriano); Domenico Nazionale, 34 anni, di Tropea; Rosetta Lopreiato, 51 anni, di Pizzinni di Filandari (moglie di Leone Soriano); Maria Grazia Soriano, 48 anni, di Arzona di Filandari; Giuseppe Guerrera, 25 anni, di Arzona di Filandari; Luciano Marino Artusa, 59 anni, di Arzona di Filandari; Alex Prestanicola, 29 anni, di Filandari.

Domenico Soriano

L’inchiesta è stata condotta “sul campo” dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia con il coordinamento del pm della Dda di Catanzaro Anna Maria Frustaci. Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Giovanni Vecchio, Diego Brancia, Daniela Garisto, Giuseppe Di Renzo, Francesco Schimio, Mario Bagnato, Vincenzo Brosio, Gianni Russano, Salvatore Staiano e Pamela Tassone.

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