Lavori sull’A3 nel Vibonese: ecco come funzionava il sistema illegale

Carte sparite, materiali scadenti, pressioni sui lavoratori, agganci con l’Anas, pericoli di esondazione del Mesima e condotte fraudolente per incamerare denaro. Tutti i dettagli dell’inchiesta “Chaos” della Procura di Vibo

Carte sparite, materiali scadenti, pressioni sui lavoratori, agganci con l’Anas, pericoli di esondazione del Mesima e condotte fraudolente per incamerare denaro. Tutti i dettagli dell’inchiesta “Chaos” della Procura di Vibo

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Archivio documentale presente nel cantiere autostradale di Mileto sparito, pressioni esercitate sui lavoratori dell’impresa appaltatrice dei lavori di ammodernamento dell’A3 nel tratto Rosarno-Mileto, pericolo di fuga per i principali indagati dell’inchiesta, concreto ed attuale pericolo di reiterazione dei reati, materiale scadente usato per le opere costruite, mancato drenaggio dell’asfalto causa di ripetuti incidenti in un arco temporale davvero breve. C’è tutto questo nell’ordinanza del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare ed i sequestri richiesti dal pm Benedetta Callea a conclusione di un’inchiesta condotta sul “campo” dalla Guardia di finanza di Vibo Valentia.

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Figura centrale dell’inchiesta è quella dell’imprenditore Gregorio Cavalleri “con un significativo precedente – sottolinea il giudice – per il reato di corruzione” e ben introdotto “negli ambienti dei vertici dell’Anas”, tanto da riuscire a “conformare e piegare ai propri interessi l’agire altrui”. I dipendenti dell’Anas Giovanni Fiordaliso, Vincenzo De Vita e Salvatore Bruni avrebbero invece adottato, ad avviso del gip, delle “strategie devianti dalle finalità pubblicistiche alla cui tutela sono invece istituzionalmente preposti”. Gli arresti sono stati motivati dal magistrato con il possibile ostacolo alle indagini attraverso la sottrazione della residua ed occultata ed ancora rilevante documentazione contabile e societaria”.

La carte sparite. Appare quindi per il giudice “altamente probabile che gli indagati possano concertare operazioni atte ad ostacolare le indagini attraverso la sottrazione o il rimaneggiamento della residua, occultata ed ancora rilevante documentazione contabile e societaria. Pericolo affatto peregrino alla luce dei tentativi di accomodamento – sottolinea il gip – e delle incongruenze documentali e contabili già riscontrate in ordine ad alcuni aspetti (ad esempio i formulari) e al passaggio di consegne e d anche per via della dubbia denuncia di furto di tutto l’archivio documentale presente nel cantiere di Mileto (contabilità, corrispondenze, rapporti di subappalto, topografie) asseritamente avvenuto il 22 febbraio scorso”.

Le collaborazioni. Analogamente gli indagati potrebbero, secondo il magistrato, “concertare comuni versioni di comodo onde destrutturare le dichiarazioni rese da Paolo Campanella e Marcello Ranalli, prevenire ulteriori collaborazioni o impedire l’emersione di ulteriori accordi delittuosi. In particolare, tutti i dipendenti della Cavalleri, proprio perché legati da un rapporto di lavoro e spinti dalla necessità di mantenerlo, potrebbero essere sottoposti ad influenze e condizionamenti in sede dichiarativa. Ipotesi – sottolinea il gip – affatto remota se solo si considerano le pressioni esercitate sui dipendenti da Cavalleri e le sue relazioni con i vertici Anas e la spregiudicatezza nell’imbastire versioni fuorvianti”.

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Ancorchè alcune figure Anas siano state rimosse dall’incarico, i loro ruoli apicali e direttivi, i rapporti di colleganza e “la vicinanza territoriale tra i cantieri a cui sono attualmente preposti e quello di Mileto Rosarno”, rende inoltre “quanto mai concreto il rischio di compromissione probatoria”.

Pericolo di fuga e reiterazione dei reati. Fondato per il gip è anche il pericolo di fuga di Gregorio Cavalleri “a cagione della gravità della sua posizione” anche per via della pendenza alla Procura di Bergamo di un procedimento penale che lo vede indagato per i reati di bancarotta fraudolenta commessi nella gestione della società “Cavalleri Ottavio spa”.

Sussiste poi, ad avviso del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, il concreto ed attuale pericolo di analoga replica criminosa in considerazione che i lavori oggetto dell’appalto “Anas Cavalleri” non sono ancora ultimati ed appare prevedibile un ennesimo rifinanziamento onde consentirne la conclusione sì da rappresentare un’ulteriore, concreta e favorevole occasione di analoga reiterazione delittuosa.

Medesime considerazione anche per Domenico Gallo, di Bovalino, reale gestore della “Vfg unipersonale”, società attiva in altri cantieri e ampiamente accreditata con l’Anas. Soggetto già arrestato il 26 ottobre 2016 su ordinanza del gip di Roma nell’operazione “Amalgama” e con diversi precedenti penali e di polizia per i reati di truffa e quindi nelle concrete condizioni di analoga reiterazione criminosa.

Gli incidenti a causa dei materiali scadenti. Il gip nella sua ordinanza parla poi di “elevatissima pericolosità per la pubblica incolumità e la sicurezza stradale”. Il fraudolento utilizzo di materiali privi delle caratteristiche richieste come le ampie difformità riscontrate avrebbero inoltre reso scarsamente sicuro il manto autostradale nel tratto fra gli svincoli di Mileto e Rosarno con il 50% delle prove risultate non conformi e la loro distribuzione nelle varie carreggiate risultano disomogenee con tratti di discontinuità. Tale discordanza, unitamente alle ridotte percentuali di inerte basaltico, e il trend negativo della resistenza allo slittamento sia nelle corsie di marcia quanto in quelle di emergenza e di sorpasso, rivelerebbe al momento – secondo il giudice – una condizione di rischio sulla sicurezza stradale in termini di minore aderenza in frenata”.

Condizione di fatto documentata e riscontrata dalla polizia stradale di Vibo Valentia che ha comunicato come nel tratto interessato dall’appalto nell’arco temporale che va dal luglio 2015 al novembre 2016 si sono verificati 14 incidenti stradali imputabili anche al mancato drenaggio dell’asfalto.

Concreto anche il rischio di esondazione del fiume Mesima correlato alla omessa protezione delle sponde adiacenti, mentre falsi sarebbero gli stati di avanzamento lavori fondanti i mandati di pagamento alle imprese appaltatrici, i registri di contabilità dei lavori ed i libretti delle misure su cui sono stati falsamente indicati come eseguite prestazioni mai effettuate ovvero realizzate parzialmente o con notevoli difformità.

La frode nelle pubbliche forniture riguarda infine il “sistematico ricorso a condotte maliziose ed ingannevoli come la fornitura di materiale, quantitativamente e qualitativamente difforme rispetto a quanto prescritto, ed i certificati di prequalifica presentati dall’impresa all’Anas per far apparire come assolte – conclude il gip – le condizioni di contratto e le prestazioni pattuite”.

Lavori su A3: inchiesta Chaos della Procura di Vibo, 9 arresti