‘Ndrangheta: Cassazione conferma carcere duro per Salvatore Tripodi

Il 46enne vibonese si trova dal dicembre 2015 sottoposto al regime detentivo differenziato. E’ coinvolto, quale mandante, nell’omicidio di Fortunato Patania

Il 46enne vibonese si trova dal dicembre 2015 sottoposto al regime detentivo differenziato. E’ coinvolto, quale mandante, nell’omicidio di Fortunato Patania

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Depositate dalla settima sezione penale della Cassazione le motivazioni con le quali il 10 febbraio scorso è stato dichiarato inammissibile il ricorso di Salvatore Tripodi, 46 anni, ritenuto elemento apicale dell’omonima consorteria mafiosa operante a Porto Salvo e Vibo Marina, avverso il provvedimento di sottoposizione al carcere duro (41 bis dell’ordinamento penitenziario). La Suprema Corte ha dunque confermato il regime detentivo differenziato applicatogli dal Ministero della Giustizia nel dicembre 2015 e confermato il 15 aprile 2016 dal Tribunale di Sorveglianza di Roma sulla scorta del fatto che Salvatore Tripodi è coinvolto quale mandante dell’omicidio di Fortunato Patania, ucciso nella sua Stazione di carburanti nel settembre 2011 nell’ambito dello scontro fra il clan di Stefanaconi e la consorteria criminale dei Piscopisani.

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Per la Cassazione, il Tribunale di sorveglianza di Roma ha “correttamente valutato gli elementi risultanti agli atti, con motivazione congrua, adeguata e priva di erronea applicazione della legge penale e processuale”, valorizzando al contempo le dichiarazioni “del collaboratore Raffaele Moscato ed i precedenti anche gravi che figuravano a carico di Salvatore Tripodi”, arrestato nel luglio 2015 a Zambrone dopo alcuni mesi di latitanza. Per tali motivi, il ricorso di Salvatore Tripodi – ritenuto dagli inquirenti il più fidato alleato del clan dei Piscopisani – finalizzato ad ottenere “una diversa valutazione in fatto della realtà scrutinata dal Tribunale di sorveglianza” è stato dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle ammende. A richiedere al Ministero il carcere duro per Salvatore Tripodi era stato l’allora pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, attuale procuratore capo di Paola.