Ex collaboratore di giustizia sfrattato: dalla casa del boss alla via abitata da esponenti dei clan

Il Comune di Vibo assegna a Giuseppe Francolino un alloggio a Porto Salvo nella stessa strada dove vivono diversi personaggi indagati per mafia

Il Comune di Vibo assegna a Giuseppe Francolino un alloggio a Porto Salvo nella stessa strada dove vivono diversi personaggi indagati per mafia

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Prima la licenza commerciale ritirata, poi la correzione con la “sospensione” della stessa licenza, quindi lo sfratto con l’assegnazione di un bilocale del boss, infine – dopo il rifiuto da parte del diretto interessato – l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica in via Roma a Porto Salvo.

Non c’è pace per Giuseppe Francolino, ex collaboratore di giustizia, destinatario di una nuova ordinanza da parte del sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, con la quale viene prima revocata la precedente ordinanza del 13 aprile di assegnazione di un alloggio in via Sant’Anna di Bivona e quindi decisa la sistemazione in una casa popolare a Porto Salvo.

In altre parole, dalla villa a Bivona confiscata a Carmelo Lo Bianco – il boss dell’omonimo clan di Vibo Valentia morto nel dicembre scorso – Giuseppe Francolino dovrebbe passare a vivere, con moglie e due bambini, in un alloggio di edilizia residenziale pubblica in via Roma a Porto Salvo, cioè la stessa via dove – per puro caso – risiedono, fra gli altri, anche diversi esponenti della “famiglia” Tripodi attenzionati e coinvolti nell’operazione antimafia “Lybra”, oltre a Nazzareno Colace, coinvolto nell’operazione antimafia “Odissea”, cioè la medesima inchiesta in cui sono confluite pure le dichiarazioni dello stesso ex collaboratore di giustizia rese alla Dda di Catanzaro. In precedenza, a Francolino era stato assegnato anche un piccolo e vetusto bilocale di proprietà del clan Accorinti. 

Giuseppe Francolino aveva denunciato ripetutamente i pericoli derivanti dall’erosione costiera, chiedendo a più riprese alle istituzioni di intervenire per la messa in sicurezza dell’intera area dove ha sede il suo piccolo esercizio commerciale, lo storico “Chiosco Azzurro” di località Pennello a Vibo Marina che gli permetteva di sopravvivere. Ma l’ex collaboratore di giustizia – teste importante nel procedimento penale nato dall’operazione “Odissea” contro diversi esponenti della criminalità vibonese accusati di usura ed estorsioni – per l’esercizio commerciale ha prima ricevuto la revoca e poi la sospensione della licenza da parte del Comune.

Per arginare il pericolo provocato dal mare al di sotto della pavimentazione della veranda del Chiosco Azzurro, il sindaco Elio Costa ha inoltre firmato un’ordinanza di sgombero per Francolino che aveva adibito proprio parte del Chiosco a civile abitazione.

Ma dalla stessa ultima ordinanza si scopre ora che l’immobile a Bivona sito in via Sant’Anna – il bilocale confiscato al boss Carmelo Lo Bianco – da un “successivo sopralluogo – scrive il sindaco nella sua ordinanza – è risultato non idoneo all’immediata fruibilità, necessitando di lavori straordinari”, mentre risulterebbe idoneo il terzo piano di un alloggio di edilizia residenziale pubblica sito a Porto Salvo in via Roma, vale a dire la medesima via della piccola frazione dove – sempre per puro caso – abitano anche i Tripodi e Colace. Lo stesso Nazzareno Colace attualmente coinvolto pure nell’operazione antimafia “Costa pulita” con l’accusa di far parte del clan Mancuso.

L’ordine del sindaco diretto a Giuseppe Francolino è perentorio: “Sgomberare l’immobile di via Capannina a Vibo Marina con gli oggetti e le suppellettili di sua proprietà, consegnando le chiavi del medesimo alla polizia municipale, la quale – spiega l’ordinanza firmata da Elio Costa – apporrà idonea segnaletica indicante la pericolosità dell’immobile”.

Il tutto, secondo quanto messo nero su bianco nell’ordinanza, in attesa che venga messo in sicurezza entro sei mesi il piazzale di largo Capannina ed il relativo immobile attualmente occupato da Francolino.

Per il Comune di Vibo Valentia va bene così.

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