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I lavori del nuovo nosocomio cittadino promessi dal boss Luigi Mancuso al costruttore vibonese nel corso di un incontro a Caroni di Limbadi

Cronaca

E’ uno degli imprenditori edili più noti del Vibonese, Angelo Restuccia, 80 anni, originario di Rombiolo, ma residente a Mesiano di Filandari, destinatario del sequestro milionario di beni (valore complessivo 28 milioni di euro) eseguito stamane dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’attività investigativa coordinata dalla Dda di Reggio Calabria.

Il suo nome compare ripetutamente negli atti dell’inchiesta “Costa pulita” dove figura anche come parte offesa. In particolare, fra i capi d’imputazione elevati nei confronti di Domenico Mancuso, 42 anni, detto “Micu Ninja”, figlio del boss Giuseppe Mancuso, vi è il reato di estorsione per aver “costretto fra il 2009 ed il 2011 l’imprenditore Restuccia Angelo, che stava eseguendo la realizzazione di un immobile in Limbadi per le monache “Ancelle del Buon pastore” (struttura per anziani, preti e ragazze madri, di circa 100 posti letto), a pagare la somma di denaro di almeno 5.000 di euro, consegnati da Restuccia a tal “Rodolfo” affinchè li consegnasse a sua volta – si legge nel campo di imputazione – a Mancuso Domenico, con conseguente ingiusto profitto conseguito da Mancuso.

Nell’ambito della ricostruzione di tale episodio delittuoso, gli investigatori sottolineano che Angelo Restuccia, sentito a sommarie informazioni, ha dichiarato che nel corso dei lavori gli era stata bruciata una pala meccanica del valore di circa 35 mila euro  e tale circostanza era stata denunciata  ai carabinieri di Limbadi.

“Angelo Restuccia – annota la Dda di Catanzaro - ammetteva di conoscere oltre che Mancuso Pantaleone cl.’47, anche Mancuso Pantaleone di Nicotera Marina, detto Scarpuni, e Mancuso Domenico, figlio di Giuseppe Mancuso”. Domenico Mancuso, secondo la versione data da Restuccia agli investigatori, si sarebbe recato sul cantiere  di Limbadi a trovare Marino Luciano Artusa, negando però di aver dato a questi ultimi denaro, salvo aver realizzato per il boss Pantaleone Mancuso (cl. ’47, alias “Vetrinetta”) una vasca per la raccolta dell’acqua, per la quale gli sarebbe stato pagato solo il costo del materiale.

Luciano Marino Artusa, 56 anni, è invece un dipendente, in qualità di autista dei mezzi, della “Restuccia Costruzioni” ed il 7 aprile scorso è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Costa pulita” per associazione mafiosa, in qualità di “partecipe e latore di più ordini e direttive inviate o ricevute da Mancuso Pantaleone”. E’ una figura che viene richiamata dai magistrati di Reggio Calabria nell’ambito dei lavori di tre corpi di fabbrica del centro commerciale “Annunziata” a Gioia Tauro eseguita dall’impresa Restuccia nel momento in cui Pantaleone Mancuso “nel corso di un successivo incontro risalente all’ottobre 2011” rimprovera Artusa e lo invita a recapitare un messaggio per Angelo Restuccia per una convocazione.  

I rapporti con “Vetrinetta”. L’imprenditore Angelo Restuccia “recandosi da Mancuso Pantaleone ’47 – scrivono gli investigatori - gli ha confermato che i loro rapporti, in tutti i casi in cui Mancuso avesse avuto bisogno di lui, potevano essere tenuti per il tramite di Artusa Luciano Marino”, indicato quale “affiliato alla cosca Mancuso e dipendente dello stesso Restuccia”.

La conoscenza con Luigi Mancuso. Dal provvedimento della Dda di Reggio Calabria si ricava inoltre che nel corso di dialoghi intercettati, lo stesso Angelo Restuccia “rivela di conoscere Mancuso Luigi da lungo tempo e di essere stato compagno di scuola della suocera” del boss di Limbadi il quale, “al suo rientro dopo un processo a Napoli, aveva voluto immediatamente incontrarlo per parlargli”. Lo stesso Restuccia ammetteva poi di conoscere pure Diego Mancuso incontrato dopo il furto ad una sua pala unitamente a Francesco Mancuso, alias “Tabacco”.

La costruzione del nuovo ospedale di Vibo.  Non mancano quindi le sorprese e diversi episodi inediti. Altro incontro con Luigi Mancuso, ad avviso degli inquirenti, si sarebbe infatti tenuto nella frazione Caroni di Limbadi. E qui le “sorprese”. E’ Angelo Restuccia, intercettato a parlare con la propria moglie, a svelare che nel corso di tale incontro avvenuto nel 2013, dopo aver chiamato in disparte Luigi Mancuso e avergli consegnato qualcosa, quest’ultimo gli aveva comunicato di avere in serbo una sorpresa per lui, cioè per l’imprenditore Angelo Restuccia: "la costruzione di una parte del nuovo ospedale di Vibo Valentia”. 

Per i giudici è significativo che Luigi Mancuso abbia “parlato della costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia pochi giorni dopo l’aggiudicazione della gara d’appalto, quando cioè era conosciuto il vincitore, benchè le risultanze siano state pubblicate circa due mesi dopo tale conversazione intercettata”.

Ad avviso del Tribunale, sezione "Misure di Prevenzione" del Tribunale di Reggio Calabria, ci si trova quindi dinanzi ad un imprenditore “indiziato di appartenenza mafiosa, emergendo un rapporto di sicura contiguità funzionale con le cosche Mancuso e Piromalli con le quali Angelo Restuccia ha sempre avuto interessenze economiche raggiungendo accordi con tali clan”.

 In foto, dall'alto in basso: Domenico Mancuso, Pantaleone Mancuso ("Scarpuni"), Pantaleone Mancuso ("Vetrinetta"), Luigi Mancuso

Ndrangheta: sequestro milionario all’imprenditore vibonese Angelo Restuccia (VIDEO)

 

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