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La rete dello spaccio smantellata dai carabinieri di Serra San Bruno grazie all’analisi delle conversazioni del sistema di messaggistica sul cellulare di un giovane fermato nel 2015. In alcuni casi la droga veniva pagata con ricariche sulla carta

Cronaca

Una rete di spaccio che inondava di hashish, marijuana e in alcuni casi anche di cocaina le “piazze” di Serra San Bruno, delle Serre e del Soveratatese, contando su solidi canali di approvvigionamento e su una capillare distribuzione sul territorio. Il tutto coordinato attraverso uno strumento comunissimo quanto fallace: una chat di WhatsApp.

Ed è stato proprio il noto dispositivo di messaggistica a tradire i componenti del gruppo (senza alcuna posizione verticistica o componente associativa) smantellata questa mattina dai carabinieri di Serra San Bruno che hanno notificato 14 misure di custodia cautelare ai domiciliari ad altrettanti indagati, mentre altri due rimangono a piede libero.

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Il tutto prende il via dal fermo di Davide Tassone (foto), 24enne di Serra San Bruno sorpreso nel 2015 alla guida della sua auto con oltre 70 grammi di marijuana occultata nello sportello della vettura.

Dal sequestro e dalla successiva analisi del suo telefono cellulare, i carabinieri del Norm di Serra San Bruno, guidati dal luogotenente Massimiliano Staglianò, sono riusciti a ricostruire l’intera rete di spaccio e ad individuarne i componenti.

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Non un vero e proprio gruppo, né un’associazione verticistica - è stato detto questa mattina in conferenza stampa in Procura a Vibo - alla presenza del procuratore Bruno Giordano, del pm Filomena Aliberti e del comandante della Compagnia di Serra San Bruno, Mattia Ivan Losciale, ma persone, giovani e giovanissimi, dedite allo spaccio che s’interfacciavano tra loro. I più attivi erano proprio Tassone, Simone Musolino di Brognaturo e Damiano Mamone, pure lui di Serra San Bruno. Attivi al punto che il gip Gabriella Lupoli li definisce “la triade”, vale a dire coloro che tiravano le fila del meccanismo di spaccio. Marginale rispetto agli altri indagati, invece, il ruolo di Emanuele Mancuso di Nicotera, 29enne figlio di Pantaleone “l’ingegnere”, l’unico dei destinatari del provvedimento restrittivo allo stato irreperibile.

Grazie all’esame delle chat, ai successivi rilievi fotografici e agli appostamenti effettuati, ai carabinieri è stato possibile ricostruire i movimenti degli indagati, documentare lo scambio di droga e denaro tra spacciatori e consumatori nonché individuare alcune piantagioni di marijuana. È stato inoltre accertato che i pagamenti sono in alcuni casi avvenuti attraverso la ricarica di carte Postepay.

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Lacnews24.it
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