Omicidio Lacaria nelle Serre vibonesi: Zangari sceglie l’abbreviato

Il corpo del commercialista di Spadola ritrovato in un bosco il 27 febbraio. L’indagato opta per un processo con rito alternativo che comporta uno sconto di pena pari ad un terzo

Il corpo del commercialista di Spadola ritrovato in un bosco il 27 febbraio. L’indagato opta per un processo con rito alternativo che comporta uno sconto di pena pari ad un terzo

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Sceglie il rito abbreviato Giuseppe Zangari, 46 anni di Spadola, accusato del delitto del commercialista Bruno Lacaria, 52enne suo amico e concittadino. Omicidio e false dichiarazioni al pubblico ministero le accuse che il pm della Procura di Vibo Valentia, Filomena Aliberti, contesta all’indagato per il quale era stato chiesto ed ottenuto il giudizio immediato saltando cioè l’udienza preliminare per “evidenza della prova”. Zangari attraverso il suo avvocato Enzo Galeota, ha però optato per il rito abbreviato, scelta che comporta un processo “allo stato degli atti” dinanzi allo stesso gup ed a “porte chiuse”. In caso di condanna, la scelta del rito alternativo comporterà per Zangari uno sconto di pena pari ad un terzo.

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L’accusa. Secondo gli inquirenti il tentativo di suicidio con un pesticida sarebbe stato messo in atto dal commerciante Giuseppe Zangari per allontanare da sé stesso i sospetti per la scomparsa di Bruno Lacaria.

Un delitto, allo stato, senza premeditazione. La svolta nelle indagini si è avuta dalle dichiarazioni dello stesso Zangari (in foto) che si è autoaccusato dell’omicidio, conducendo sul posto i carabinieri per il ritrovamento del cadavere. Secondo il racconto di Zangari, sarebbe stato il commercialista Bruno Lacaria a chiedergli di arrivare in auto nel bosco dove è stato poi compiuto il delitto. Zangari ha riferito di aver colpito la vittima con un bastone dopo una lite. Bastone che non è stato però ritrovato.

Lacaria era scomparso da Spadola l’8 febbraio scorso. Zangari si era poi presentato ai militari dell’Arma spontaneamente, chiedendo subito un colloquio riservato con il maresciallo Massimiliano Staglianò, alla guida del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Serra. A lui, ed al maresciallo Tommaso Casella, Giuseppe Zangari ha confessato i primi particolari sul delitto di  Bruno Lacaria ottenendo successivamente la presenza del pm della Procura di Vibo Valentia, Filomena Aliberti, per la prosecuzione del suo racconto.

E’ stato proprio il sostituto procuratore di Vibo ad ottenere da Zangari l’esatta indicazione del luogo in cui aveva gettato il cadavere di Bruno Lacaria, un bosco al confine fra i territori comunali di Brognaturo e Cardinale, fra le province di Vibo e Catanzaro. La stessa boscaglia dove è stato compiuto il delitto. Una volta ritrovato il cadavere il 27 febbraio scorso ed avvertiti i familiari della vittima per il riconoscimento – avvenuto attraverso la visione degli indumenti, atteso che il corpo era ormai in stato di decomposizione -, Giuseppe Zangari è stato riportato nei locali della Compagnia carabinieri di Serra San Bruno dove è continuato l’interrogatorio, arricchito di nuovi particolari sul movente del delitto, legato a motivi di natura economica (un prestito) che legavano l’omicida alla vittima.

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