“Dinasty 2”: fissato in Appello a Napoli il processo al boss Antonio Mancuso

Il 16 marzo scorso la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 7 anni inflitta a Salerno al capomafia di Limbadi per l’estorsione al villaggio del giudice Patrizia Pasquin

Il 16 marzo scorso la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 7 anni inflitta a Salerno al capomafia di Limbadi per l’estorsione al villaggio del giudice Patrizia Pasquin

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Sarà la Corte d’Appello di Napoli a dover giudicare Antonio Mancuso, 79 anni, a capo del “locale” di ‘ndrangheta di Limbadi e Nicotera, è accusato dei reati di estorsione consumata e tentata ai danni di Settimia Castagna e dell’allora presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, Patrizia Pasquin, interessate alla costruzione del villaggio turistico “Melograno Village” a Parghelia. Il processo è stato fissato per il 9 novembre prossimo.

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Era stata la seconda sezione penale della Cassazione il 16 marzo scorso, accogliendo i rilievi dell’avvocato Giuseppe Di Renzo, ad annullare con rinvio alla Corte d’Appello di Napoli la sentenza di condanna a 7 anni di reclusione inflitta ad Antonio Mancuso, di Limbadi, dalla Corte d’Appello di Salerno il 17 aprile 2015.

Per l’accusa, Antonio Mancuso avrebbe ricevuto parte della prima trance del finanziamento pubblico a fondo perduto erogato al “Malograno Village srl”. Pagamento della prima quota (anticipazione del 20% della sovvenzione richiesta) quale condizione indefettibile per operare in maniera “tranquilla” sul territorio di Parghelia. Il finanziamento, peraltro, secondo l’accusa sarebbe stato ottenuto dal villaggio turistico in maniera illecita, cioè attraverso una truffa ed una serie di falsi.

Per la Cassazione, tuttavia, non vi è alcuna prova di un passaggio di denaro dall’imprenditore vibonese Antonino Castagna ad Antonio Mancuso ed in più nel parallelo troncone processuale l’imprenditore Antonino Castagna è stato assolto con formula ampia da ogni contestazione.

La Corte d’Appello di Salerno, ad avviso della Suprema Corte, avrebbe eluso sul punto ogni obbligo motivazionale sui rilievi sollevati dagli avvocati Giuseppe Di Renzo, Giancarlo Pittelli, Sergio Rotundo e Alfredo Gaito, e da qui l’annullamento con rinvio alla Corte d’Appello di Napoli per un nuovo processo di secondo grado.

L’operazione “Dinasty 2 – Do ut Des”, scattata nel 2006 e che ha portato alle accuse nei confronti di Antonio Mancuso è stata condotta sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia diretta all’epoca da Rodolfo Ruperti e Fabio Zampaglione, con il coordinamento della Dda di Salerno (pm De Masellis e Gambardella).

‘Ndrangheta: la Cassazione annulla la condanna per il boss Antonio Mancuso

Inchiesta “Dinasty 2”: il villaggio del giudice Pasquin e la condanna annullata al boss Mancuso