Rinascita-Scott, domiciliari per 32enne accusato di una rapina in banca

Il giovane di Soriano lascia il carcere dopo nove mesi di detenzione. Ecco tutti i dettagli del “colpo” messo a segno ai danni del Credito cooperativo di San Calogero a Ricadi
Il giovane di Soriano lascia il carcere dopo nove mesi di detenzione. Ecco tutti i dettagli del “colpo” messo a segno ai danni del Credito cooperativo di San Calogero a Ricadi
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Cristian Capomolla

Lascia il carcere di Cosenza per gli arresti domiciliari Cristian Capomolla, 32 anni, nativo di Soriano ma residente a Reggio Calabria, arrestato nell’operazione “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro e dei carabinieri. Il Tribunale del Riesame ha infatti accolto un’istanza dell’avvocato Antonio Barilaro sulla esigenze cautelari ed anche in considerazione di un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione. Cristian Capomolla è accusato del reato di concorso in rapina a mano armata, aggravata dalle finalità mafiose, ai danni della Banca di Credito cooperativo di San Calogero ubicata a San Nicolò di Ricadi. [Continua]

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In particolare, in concorso con Onofrio Barbieri, 40 anni, residente a Vena Superiore, Sandro Ganino, 36 anni, di AcquaroDomenico Cugliari, 38 anni, detto “Scric”, di Sant’Onofrio, Giuseppe Lopreiato, 26 anni, di Sant’Onofrio, e Francesco Tarzia, 38 anni, di Acquaro, il 20 maggio 2016 avrebbero puntato una pistola contro un impiegato della banca mentre costui stava digitando il codice di accesso della porta della filiale in modo tale da permettere ad uno dei rapinatori di entrare insieme a lui nei locali della banca per poi costringerlo ad aprire nuovamente la porta e fare entrare altri complici armati e con il volto travisato.

I rapinatori avrebbero quindi puntato le armi contro l’impiegato, il direttore della banca e un cliente della filiale per tutte le fasi della rapina, poi messo fuori uso i sistemi di videosorveglianza, e infine detto esplicitamente al direttore di non dare l’allarme, pena ritorsioni ai danni del figlio di quest’ultimo. Ottenute le chiavi della cassaforte, i rapinatori si sono impossessati della somma in contanti di 220mila euro, imbavagliando e bloccando direttore, impiegato e cliente con del nastro adesivo per poi rinchiuderli in una stanza. Cristian Capomolla, unitamente a Giuseppe Lopreiato, Onofrio Barbieri, Francesco Tarzia e Sandro Ganino sono accusati di essere gli esecutori materiali della rapina.

Francesco Tarzia

Domenico Cugliari, invece, avrebbe fatto l’organizzatore del “colpo”, effettuando i sopralluoghi e garantendo agli esecutori materiali la fuga attendendoli all’interno della propria Renault Clio. La rapina, oltre all’aggravante dell’uso delle armi e del voto travisato, è aggravata anche dal fine di voler agevolare le attività del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Ad Onofrio Barbieri, Domenico Cugliari e Giuseppe Lopreiato viene infatti contestato, con altro capo d’imputazione, anche il reato di associazione mafiosa e di essere organici alla cosca guidata dai fratelli Domenico e Pasquale Bonavota.

Cristian Capomolla , Sandro Ganino, Onofrio Barbieri, Giuseppe Lopreiato, Francesco Tarzia e Domenico Cugliari viene infine contestato il reato di ricettazione della Fiat Panda provento di un furto acquistato per portarsi sul luogo della rapina.