Rinascita-Scott: le confessioni di Cannatà, dai supermercati alle agenzie di viaggi ai comparaggi

Il nuovo collaboratore di giustizia tira in ballo Michele Palumbo, Pantaleone Mancuso, Orazio Lo Bianco, Damiano Pardea e Salvatore Furlano
Il nuovo collaboratore di giustizia tira in ballo Michele Palumbo, Pantaleone Mancuso, Orazio Lo Bianco, Damiano Pardea e Salvatore Furlano
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Gaetano Cannatà

Dichiara di non essere mai stato formalmente affiliato alla ‘ndrangheta, ma di fatti da raccontare – sollecitato dagli inquirenti dopo la decisione di collaborare con la giustizia – ne ha diversi. Lui è Gaetano Cannatà, 46 anni, di Vibo Valentia, arrestato a dicembre per l’operazione Rinascita-Scott con le accuse di associazione mafiosa ed usura e già condannato in via definitiva nell’operazione “Insomnia” (pena già scontata). [Continua]

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Il comparaggio con Michele Palumbo. Cugino dei D’Andrea (alias “Coscia d’Agnejiu”), ex cognato con i Pugliese (alias “Cassarola”), Gaetano Cannatà ha svelato agli investigatori un legame del tutto inedito, ovvero il suo comparaggio con Michele Palumbo, l’assicuratore di Vibo Marina ucciso la sera del 11 marzo 2010 nel giardino della sua villetta a Longobardi. Un delitto eccellente poiché Michele Palumbo era ritenuto il factotum del boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, per quanto riguarda gli affari illeciti a Vibo Marina, in primis per le estorsioni.

Michele Palumbo

Un delitto – nonostante le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia sul fatto di sangue – ad oggi rimasto impunito. “Io conoscevo bene il defunto Michele Palumbo – dichiara Cannatà – che è mio “compare” in quanto ha battezzato mio figlio Domenico. Tramite questo Palumbo ho fatto dei favori al Pantaleone Mancuso, “Scarpuni” , in particolare ricordo che alla fine degli anni ’90, inizio anni 2000, su richiesta di Palumbo ho occultato e detenuto due pistole ed alcuni documenti, un plico con delle carte, di cui ignoravo i contenuti, per conto del Pantaleone Mancuso “Scarpuni” presso il mio autolavaggio a Vibo Marina. Questo materiale, l’ho restituito poi a richiesta a Palumbo”.

Pantaleone Mancuso

Cannatà e Scarpuni. Sempreagli investigatori che lo interrogano, Gaetano Cannatà ricorda poi che “All’incirca nello stesso periodo, ho anche provveduto con la mia attrezzatura a lavare una pala meccanica situata nella zona industriale di Portosalvo, questa volta su diretta richiesta di Pantaleone Mancuso, “Scarpuni”; io – ricorda Cannatà – mi adoperai in tal senso a titolo di cortesia e ricordo che qualche giorno dopo il Mancuso in questione passò dall’autolavaggio e senza proferir parola mi infìlò 100.000 lire nel taschino della tasca della camicia, ritengo così a compensarmi del lavoro fatto. Anche mio cugino Carmelo D’Andrea era in ottimi rapporti con i Mancuso e che anche i suoi referenti Lo Bianco-Barba erano in ottimi rapporti con i Mancuso”.

Orazio Lo Bianco

Orazio Lo Bianco e l’ospedale. Il nuovo collaboratore di giustizia ne ha anche nei confronti di Orazio Lo Bianco, 46 anni, alias “U Tignusu”, fra i principali imputati di Rinascita-Scott. Orazio Lo Bianco – ha messo a verbale Cannatà – si vantava del fatto che era abbastanza “ammanicato” all’interno dell’ospedale di Vibo Valentia e che poteva avere facilmente accesso a qualsiasi reparto della struttura sanitaria, in quanto nipote di Ciccio Pomodoro. Infatti  – spiega Cannatà – la madre di Lo Bianco Orazio era una Fortuna, sorella di Ciccio Pomodoro, cosa alla quale lui faceva sempre espresso riferimento. Ricordo in particolare un episodio in cui mentre aspettavo il mio turno al Pronto Soccorso è arrivato Orazio Lo Bianco il quale non curante della fila – comportandosi con assoluta padronanza come se fosse a casa sua – è entrato all’interno del Pronto Soccorso insieme a due ragazze che erano con lui, chiudendosi la porta alle spalle e quindi facendo quello che doveva fare senza chiedere permesso a nessuno”. Secondo Gaetano Cannatà, inoltre, Orazio Lo Bianco avrebbe anche gestito “tramite Emiliano Oliva la fornitura di generi alimentari destinati alla ricreazione della scuola “Segretario d’azienda” di Vibo Valentia”. Emiliano Oliva, 44 anni, di Vibo Valentia, si trova fra gli imputati di Rinascita-Scott.

Enzo Barba

Damiano Pardea, Enzo Barba e il ristorante. Gaetano Cannatà svela quindi altri particolari sui legami fra diversi personaggi di Vibo Valentia, chiamando in causa Damiano Pardea, 35 anni, di Vibo Valentia, con lui condannato per usura nel processo nato dall’operazione Insomnia. “Damiano Pardea aveva intenzione ultimamente insieme a Enzo Barba di aprire un ristorante in Piazza Santa Maria a Vibo Valentia. Ricordo più di una volta di aver notato Damiano Pardea mentre si stava occupando di effettuare alcuni lavori su questo esercizio commerciale, ed in tale occasione, a mia richiesta, mi riferì che era in procinto di aprire un ristorante con il suo “compare” Enzo Barba e tale Ciro Davolo. Poi ci arrestarono e tale proposito non è stato portatoa compimento. Da quanto so, Enzo Barba è stato padrino di battesimo o cresima di Damiano Pardea, motivo per il quale era chiamato dallo stesso “compare”. Ho notato altresì un’assidua frequentazione tra il padre di Damiano Pardea, ovvero Totò Pardea e Enzo Barba”.
Sia Damiano Pardea che Enzo Barba sono imputati, a vario titolo, nel procedimento Rinascita-Scott. Ciro Davolo è stato invece condannato lo scorso anno in appello per traffico di cocaina a 13 anni e 6 mesi nell’ambito dell’operazione “Overing”.

Le assunzioni nei supermercati a Vibo. Un capitolo ancora oggetto di approfondimento investigativo è invece dato dalle dichiarazioni di Gaetano Cannatà in ordine a diverse assunzioni fatte da alcuni supermercati di Vibo e dintorni in favore di pregiudicati o congiunti di malavitosi del luogo. Lo stesso Damiano Pardea, secondo il racconto di Cannatà, sarebbe stato assunto in un supermercato di Vibo. Supermercati sui quali “il monopolio in ordine alle assunzioni” sarebbe spettato a due clan: i Lo Bianco-Barba da un lato e i Pardea (detti “Ranisi”) dall’altro. Dichiarazioni che per molti aspetti aveva reso sull’argomento anche il collaboratore Andrea Mantella che, al pari di Cannatà, parlano anche del controllo delle cosche “nel settore della raccolta dei rifiuti”.

Salvatore Furlano

Il Mercatino dei viaggi a Vibo. Gaetano Cannatà racconta infine anche particolari sin qui inediti sulla vicenda che ha portato sotto processo Stefania Messina, 40 anni, di Vibo Valentia, all’epoca dei fatti titolare dell’agenzia denominata “Il Mercatino dei Viaggi” ed attualmente imputata per truffa ai danni di 34 persone con viaggi – per l’accusa – mai prenotati dalla Messina dopo aver intascato cospicue somme di denaro. Gaetano Cannatà tira in ballo Salvatore Furlano, fra i principali imputati di Rinascita-Scott. “Furlano – racconta Cannatà – mi parlò di una signora che aveva un’agenzia di viaggi a Vibo Valentia, di fronte al Monte dei Paschi, a cui lo stesso aveva prestato molto denaro, ma  non conosco i dettagli dei prestitipraticati. Proprio per i debiti contratti ha dovuto chiudere ed anzi ricordo che ci fu uno scandalo perché tale agenzia, pur prendendo delle caparre per la prenotazione dei viaggi, non riservava alcunbiglietto ai clienti. La reiterazione di tale condotta ha comportato la denuncia della signora da parte dipiù clienti, per come riferitomi da Furlano”. Spetterà ora ai carabinieri approfondire la vicenda per chiarire ogni aspetto di una storia che vede attualmente parte lese dinanzi al Tribunale di Vibo 34 persone per un’inchiesta partita nel 2014 ma conclusa solo nel 2018. Il processo a carico di Stefania Messina deve ancora entrare nel vivo ed i reati (i capi di imputazione sono ben 28) corrono verso la prescrizione.

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