Rinascita-Scott, è scontro tra avvocati e procuratore di Reggio

I presidenti delle Camere penali di Vibo e Catanzaro denunciano l'erosione del diritto di difesa e tirano in ballo una dichiarazione di Giovanni Bombardieri. Che reagisce
I presidenti delle Camere penali di Vibo e Catanzaro denunciano l'erosione del diritto di difesa e tirano in ballo una dichiarazione di Giovanni Bombardieri. Che reagisce
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I presidenti delle Camere penali di Catanzaro e Vibo Valentia, Valerio Murgano e Giuseppe Mario Aloi, hanno scritto al presidente e alla Giunta dell’Unione delle Camere penali, su «quanto sta avvenendo con la celebrazione del processo “Rinascita Scott” che rappresenta plasticamente la fase recessiva che attraversa il diritto di difesa e il definitivo sopravvento delle istanze di difesa sociale sulle esigenze di tutela delle libertà individuali, con conseguente stabilizzazione, anche culturale, dell’ideologia populista e del modello di diritto penale massimo, autoritario, repressivo, del nemico».

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La lettera

«“L’inchiesta più grande della storia, l’aula più grande d’Italia, la costruenda aula bunker più grande del mondo”. Queste – è scritto nella lettera – le parole con le quali il procuratore di Catanzaro ha “presentato” all’opinione pubblica a “reti unificate” l’avvio dell’udienza preliminare del processo. L’aula bunker di Rebibbia è grande per davvero, il numero degli imputati impressionante, e certamente la costruzione dell’aula bunker di Lamezia Terme, progettata per celebrare la fase dibattimentale, procede a ritmo incessante. Tutto straordinario se non fosse: che il processo doveva celebrarsi in Calabria (basti pensare l’aula bunker di Reggio Calabria in cui si è celebrato il maxi processo “Mandamento”); che un numero elevato di imputazioni risulta(va)no già infondate, così come stabilito nella fase cautelare da Gip, Tdl e Corte di Cassazione: 345 misure applicate dal Gip, 59 revoche/riforme post interrogatorio garanzia, 131 annullamenti e/o riforme Tdl, 40 annullamenti (di cui 16 senza rinvio) della Corte Suprema; che la “necessità” di costruire un’aula di udienza tradisce la “consapevolezza” che coloro che non opteranno per il rito abbreviato saranno “certamente” rinviati a giudizio; che, nonostante il riacutizzarsi dell’emergenza covid-19, circa 600 persone, tra avvocati, magistrati, imputati, guardie penitenziarie, forze di polizia e personale amministrativo, sono stati “costretti” ad assembrarsi in condizioni disumane; che a nulla sono valse le istanze difensive rivolte al Gup: l’aula non consente, in condizioni di sicurezza sanitaria, la celebrazione del processo; che tutta la prima fila è stata “occupata” dai pm rimarcando l’egemonia dell’accusa e una sua maggiore prossimità al giudice; che un numero esorbitante di avvocati, circa un terzo, è costretto ad esercitare disponendo solamente di una sedia, senza microfono e banco dove consultare il proprio fascicolo».

«Rito sommario»

«Emerge lampante – prosegue la lettera – come un processo a carico di 480 imputati si risolva “fisiologicamente” in un rito sommario nei confronti di “categorie criminologiche” assistite dalla presunzione di colpevolezza. Nella piena convinzione dell’irrinunciabile funzione di garanzia che l’avvocatura svolge, è evidente come la stessa non possa piegarsi alla continua pericolosa erosione dei principi e delle regole poste a presidio del giusto processo. Avvertiamo sempre più forte il pericolo che la libertà e l’autonomia vengano definitivamente compresse (e compromesse) e, pertanto, sottoponiamo alla vostra attenzione l’opportunità che la voce dell’Unione si levi forte contro la violazione sistematica dello statuto di garanzie che è proprio del diritto penale liberale».

Le Camere penali di Catanzaro e Vibo Valentia chiedono quindi «che la Giunta consideri la necessità di una presenza forte dell’Unione sul nostro territorio, mediante la programmazione di un evento altamente simbolico e di respiro nazionale a tutela dell’effettività del diritto di difesa».

Bombardieri: «Mi strumentalizzano»

«In un documento delle Camere penali di Catanzaro e Vibo Valentia è stata strumentalmente accostata alle vicende del processo “Rinascita-Scott”, in corso di svolgimento a Roma ed ai fini di un evidente attacco alla magistratura catanzarese, requirente e giudicante, una mia dichiarazione in ordine al generale diritto di difesa di cui tutti devono godere e riferita, in realtà, ai gravissimi attacchi social, con minacce ed ingiurie, ad alcuni difensori di indagati per gravissimi fatti di sangue».

È quanto afferma il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri rispondendo alla lettera delle Camere penali di Catanzaro e Vibo Valentia.

In particolare le camere penali hanno scritto: «E mentre a Roma si dava avvio alla celebrazione del “processo del secolo”, con tutte le criticità evidenziate, non poteva registrarsi miglior vento contrario di quello che è soffiato dalla punta dello Stivale. Il riferimento è all’intervista rilasciata dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, il quale, ha ribadito con forza che “la professione del difensore è nobile ed indispensabile in un sistema democratico. Tutti hanno diritto ad essere difesi nel miglior modo possibile. L’avvocato non può essere attaccato perché fa il suo lavoro. Qualsiasi indagato o imputato ha diritto ad essere assistito in maniera adeguata”. A Roma, per Rinascita-Scott, vale la stessa cosa?. La maxi-inchiesta contro le cosche di Vibo Valentia e contro i colletti bianchi porta anche la firma di Bombardieri, in servizio a Catanzaro durante la prima fase delle indagini».

«È evidente – afferma il procuratore di Reggio Calabria – che tale accostamento è assolutamente fuori luogo e fuorviante, attesa la serietà e lo scrupolo del faticoso lavoro del procuratore Nicola Gratteri e dei colleghi della Procura di Catanzaro impegnati nel processo, nonché del giudice che svolge con particolare impegno e dedizione, evidentemente nel rispetto delle garanzie di tutti, il proprio lavoro nella direzione di quello stesso processo».