giovedì,Giugno 17 2021

Le rotte del narcotraffico dal Vibonese a Bologna sino al Sud America

La nuova inchiesta della Guardia di Finanza e della Dda di Catanzaro ridisegna i ruoli dei broker Ventrici, Barbieri e Campisi con l’aggiunta dei fratelli Cuturello e Salvatore Drommi

Le rotte del narcotraffico dal Vibonese a Bologna sino al Sud America

Va in parte a completare le risultanze investigative già emerse con l’operazione “Due Torri connection” della Dda di Bologna, la nuova inchiesta del pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Pasquale Mandolfino – con il visto del procuratore Nicola Gratteri – giunta nei giorni scorsi all’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 70 indagati.

La nuova inchiesta – sul “campo” hanno operato il Gico della Guardia di finanza di Trieste ed il Gruppo di Vibo Valentia (N.O.N.M.) – permette così di delineare il ruolo di finanziatori nell’importazione di 1.500 chili di cocaina via aerea dall’Ecuador – vicenda al centro dell’operazione “Due torri connection” – di diversi personaggi del vibonese. Alla base delle nuove risultanze investigative vi è l’incrocio delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia con le intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre agli atti di altri procedimenti penali. [Continua]

I viaggi in Spagna

Annunziato Mercuri

Viene così fuori che Francesco Criaco, 65 anni, di Africo, unitamente a Leonardo Marte, 61 anni, anche lui di Africo ma residente a Bologna, fra il 2008 e il 2011 si sarebbero recati in Spagna insieme ad Annunziato Mercuri, 49 anni, di San Calogero (cognato del broker della cocaina Francesco Ventrici), per correlarsi a Giuseppe Corsini, 70 anni, di San Giovanni in Persiceto (Bo), al 53enne panamense (residente in Spagna) Jesus Carlos Alvarez Llamas e ad Antonio Pastor Chavarro (deceduto), personaggi in diretto contatto con il cartello dei fornitori di cocaina.  

Francesco Criaco avrebbe così organizzato nel Bolognese un incontro fra Francesco Ventrici (48 anni), Vincenzo Barbieri (ucciso a San Calogero nel marzo 2011) e Francesco Barbieri (figlio di Vincenzo) con Antonio Pastor Chavarro funzionale alla trattativa inerente la transazione dello stupefacente.

Gli incontri in Calabria

Angelo Mercuri

Altri incontri ci sarebbero stati quindi nel Vibonese fra Annunziato Mercuri, Salvatore Drommi di Nicotera (poi scomparso per “lupara bianca”), quale emissario del broker Domenico Campisi (poi ucciso pure lui a Nicotera nel giugno 2011), Angelo Mercuri e Antonio Grillo (entrambi di san Calogero) e Michael Kramer, ovvero il soggetto incaricato della predisposizione dei mezzi aerei necessari per la materiale importazione della cocaina dal Sud America. A tali incontri avrebbe partecipato anche Giuseppe Corsini.

I finanziatori e i soldi consegnati a Ventrici e Grillo

Francesco Ventrici

La nuova inchiesta della Dda di Catanzaro svela così che quali finanziatori dell’importazione di cocaina (1.500 chili), oltre al broker Domenico Campisi, ci sarebbero stati anche i fratelli Roberto Cuturello, 53 anni, di Limbadi, e Salvatore Cuturello, 50 anni, residente a Nicotera. I soldi per l’acquisto dello stupefacente – 300mila euro – sarebbero stati portati da Salvatore Drommi (“braccio-destro di Campisi) nel Bolognese a Francesco Ventrici, con quest’ultimo che avrebbe consegnato il denaro a Giuseppe Corsini ed a Francesco Criaco. Una seconda tranche di denaro – 500mila euro – sarebbe stata invece consegnata da Claudio Zippilli a Montecchio Maggiore (provincia di Vicenza) nell’abitazione di Giuseppe Corsini alla presenza di Antonio Grillo, 42 anni, detto “Il Bisonte”, di San Calogero. Il denaro, secondo le risultanze investigative, proveniva da un investimento nella cocaina fatto da Roberto Cuturello, Salvatore Cuturello e Domenico Campisi.

Domenico Campisi ucciso nel giugno 2011

Fra il 2008 ed il 2011, dunque, personaggi di San Calogero, Limbadi e Nicotera, sarebbero stati al centro di un colossale traffico di cocaina ed rimetterci la vita sono stati nell’ordine: Salvatore Drommi, Vincenzo Barbieri e Domenico Campisi, tre omicidi “eccellenti” allo stato rimasti impuniti ma che alla luce delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia (da ultimo Lino Furfaro di Gioia Tauro e Raffaele Moscato di Vibo) potrebbero presto essere oggetto di specifiche contestazioni.  

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