sabato,Giugno 19 2021

Commissione Antimafia a Vibo fra ritardi della giustizia e infiltrazioni nei Comuni

L’organismo parlamentare presieduto da Nicola Morra inizia stamane una due giorni di audizioni in città e provincia. Ecco tutte le criticità

Commissione Antimafia a Vibo fra ritardi della giustizia e infiltrazioni nei Comuni
La Prefettura di Vibo

E’ il giorno della Commissione parlamentare antimafia a Vibo Valentia per una due giorni di audizioni voluta dal presidente, Nicola Morra. Si inizierà in Prefettura dalle 9.15 alle 14.00. In programma le audizioni del presidente del Tribunale, Antonio Erminio Di Matteo, del procuratore della Repubblica Camillo Falvo del prefetto Francesco Zito, unitamente al questore Raffaele Gargiulo, al comandante provinciale dei carabinieri Bruno Capece, al comandante provinciale della Guardia di finanza Roberto Prosperi e al comandante della Capitaneria di Porto Massimiliano Pignatale. Dalle 15.00 alle 19.00 le audizioni dei rappresentanti regionali di Cgil, Cisl e Uil, Angelo Sposato, Antonio Russo, Santo Biondo; del presidente dell’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia Domenico Sorace e del presidente della Camere penale di Catanzaro Valerio Murgano. [Continua]

Le questioni “in campo”

Particolarmente importanti le audizioni del presidente del Tribunale e del procuratore della Repubblica che ben potranno spiegare le difficoltà del “mondo giustizia” vibonese alle prese con processi che viaggiano da anni a rilento con inevitabili sentenze di prescrizione già in primo grado (l’ultimo caso il dibattimento nato dall’inchiesta “Acqua sporca” che doveva far luce sull’avvelenamento della diga dell’Alacoi che serve di acqua i comuni del Vibonese, alcuni del Catanzarese e del reggino). Una lunga serie di processi finiti in prescrizione per usura, truffa, bancarotta fraudolenta, concussione e reati in materia ambientale dove, se non si arriva a sentenze di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione già in primo grado di giudizio, con i tempi della giustizia vibonese si arriva automaticamente allo stesso risultato in appello vanificando anni di lavoro degli inquirenti. Naturalmente si parlerà anche dei lavori di completamento del nuovo Tribunale di via Lacquari.  

Le infiltrazioni mafiose nella politica e nei Comuni

L’altro grande tema “caldo” sul “tavolo” della Commissione parlamentare antimafia è certamente quello delle infiltrazioni mafiose nei Comuni del Vibonese. Ad iniziare proprio dal Comune capoluogo, guidato dal sindaco Maria Limardo, dove sono ben 8 gli amministratori (fra consiglieri comunali, di maggioranza e minoranza, più qualche assessore) richiamati dalle inchieste Rinascita-Scott, Rimpiazzo ed altre operazioni per loro legami con la ‘ndrangheta o dei loro congiunti, senza dimenticare che Dda di Catanzaro e Guardia di Finanza ipotizzano i reati di concorso esterno in associazione mafiosae illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose nell’ambito di un’inchiesta che nell’ottobre dello scorso anno ha portato i finanzieri ad acquisire una mole enorme di documenti al Comune di Vibo con un vero e proprio blitz al Municipio.

Palazzo Sant'Anna, sede del Comune di Tropea
Il Comune di Tropea

L’altro Comune del Vibonese sotto i “riflettori” è senza dubbio Tropea dove tre consiglieri dell’ex minoranza citati dalla precedente relazione della Commissione di accesso agli atti per legami parentali con pregiudicati sono oggi alla guida del paese (sindaco, vicesindaco ed un assessore), mentre la stessa relazione parla diffusamente anche di altri 6 strettissimi congiunti, con vari precedenti, di un altro assessore ed inoltre un consigliere comunale è primo cugino dei boss Antonio, Francesco e Pasquale La Rosa. Da ricordare che anche a Tropea  – così come a Ricadi – la Guardia di finanza ha acquisito importanti documenti nell’ambito di precisi approfondimenti investigativi. Da ricordare, inoltre, che la notte dell’8 novembre dello scorso anno è stata incendiata l’auto del padre di un consigliere comunale di maggioranza. Episodio sul quale non è stata fatta ancora luce.  

Il Comune di Joppolo

Situazioni da approfondire anche a Joppolo dove di un Comune con una “diffusa illegalità all’interno del Municipio” aveva già parlato nel 2016 la precedente Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, e dove si sono registrati consiglieri comunali che inneggiavano a Totò Riina,consiglieri comunali che pubblicavano sui social network canzoni inneggianti ai latitanti di ‘ndrangheta, congiunti di assessori arrestati per detenzione di armi, lavori pubblici finiti con affidamenti diretti a ditte che hanno poi impiegato altre ditte (si veda lavori sul lungomare di Coccorino di questa estate ed inchiesta della Procura di Vibo) che hanno inviato sul posto un pregiudicato per associazione mafiosa appartenente al clan Mancuso. Non manca poi l’accaparramento di fondi per un milione di euro destinati ad altro Comune (Nicotera) per bonifiche mai effettuate di discariche segnalate dall’unione Europea (come svelato da un’apposita inchiesta della nostra testata). Da ultimo, l’ex dirigente dell’Ufficio Tecnico, Sabatino Panzitta, dopo essere stato condannato a 5 anni di carcere in primo grado per peculato (più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici) è ritornato da qualche tempo al lavoro in Comune in quanto in appello il reato è stato dichiarato prescritto (ha ottenuto la reintegra dal giudice del lavoro).

A Sant’Onofrio, invece, è l’ultima informativa di Rinascita-Scott a segnalare la presenza di amministratori (almeno due) con strettissimi congiunti arrestati per mafia e già condannati per narcotraffico e con parentele di “tutto rispetto”, non mancando anche rilievi sullo staff dell’ufficio del sindaco. La stessa informativa si sofferma anche sul Comune di Filogaso e su una vicenda che chiama in causa (sia pur non indagato), l’attuale vicesindaco di tale paese.

Riflettori puntati anche su tre Comuni che sono appena usciti da un commissariamento per infiltrazioni mafiose: Limbadi, Briatico e San Gregorio d’Ippona, mentre a Mongiana un assessore è stato dichiarato incandidabile per mafia (e quindi dichiarato decaduto) e il vicesindaco viene segnalato per altri legami che potrebbero creare più di qualche problema. La Commissione parlamentare antimafia potrebbe, tuttavia, interessarsi anche di altri Comuni come Zungri, Sorianello, Dasà, Nicotera, San Calogero, Filadelfia, Capistrano, Ricadi, Parghelia, Filandari, Ionadi e Spilinga, dove non mancano amministratori con grane giudiziarie o citati nelle inchieste antimafia.Un quadro a “tinte fosche” quello sui rapporti mafia-politica nel Vibonese che sarebbe bene affrontare una volta per tutte e ad ogni livello lasciando da parte ipocrisie e calcoli politici di questo piuttosto che di quell’altro personaggio in cerca di fortune.

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