giovedì,Giugno 17 2021

Rinascita-Scott: quattro decisioni della Cassazione per altrettanti imputati

Tre annullamenti con rinvio ed un’inammissibilità del ricorso della Dda. Si torna al Riesame anche per la misura cautelare nei confronti di Pietro Giamborino

Rinascita-Scott: quattro decisioni della Cassazione per altrettanti imputati
Pietro Giamborino

Quattro nuove decisioni da parte della Cassazione nell’ambito dell’inchiesta Rinascita-Scott. In particolare, la Suprema Corte accogliendo un ricorso sulla “gravità indiziaria” presentato dagli avvocati Anselmo Torchia e Salvino Mondello ha annullato con rinvio la decisione del Riesame in ordine alla posizione dell’ex consigliere regionale del Pd, Pietro Giamborino, 62 anni, di Piscopio, frazione di Vibo Valentia, attualmente agli arresti domiciliari e fra i principali imputati di Rinascita-Scott per i quali la Dda di Catanzaro ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio. Sarà quindi necessaria una nuova pronuncia del Tribunale del Riesame sulla misura cautelare per Pietro Giamborino, imputato per il reato di associazione mafiosa ed in particolare di aver fatto parte del clan dei Piscopisani guidato dal cugino Pino Galati, alias “Il Ragioniere”. Contestati anche i reati di corruzione elettorale e traffico di influenze illecite. Da ricordare che il 27 gennaio scorso Pietro Giamborino ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari ed il Riesame aveva riqualificato l’accusa di associazione mafiosa in concorso esterno in associazione mafiosa.

Saverio Lacquaniti

L’altro annullamento con rinvio ad opera della Cassazione interessa Saverio Lacquaniti, 25 anni, alias “Caramella”, di San Gregorio d’Ippona, attualmente in carcere. In questo caso la Suprema Corte si è pronunciata su un ricorso presentato dagli avvocati Anselmo Torchia e Vincenzo Cicino. Lacquaniti è accusato del reato di associazione mafiosa con il ruolo di partecipe all’articolazione del clan di San Gregorio facente capo a Saverio Razionale. Lacquaniti avrebbe inoltre mantenuto contatti con importanti esponenti della criminalità organizzata di Zungri e Cessaniti (quali Giuseppe Accorinti e Francesco Barbieri), insieme ai quali si sarebbe fatto latore di messaggi provenienti e rivolti alla consorteria degli Accorinti all’interno del carcere. Il 25enne avrebbe poi partecipato direttamente ad attività estorsive intimidendo le parti offese. A Saverio Lacquaniti viene inoltre contestato il reato di intralcio alla giustizia e violenza aggravata dalle modalità mafiose.

Giuseppe Rizzo

Altro annullamento con rinvio della Cassazione riguarda, invece, Giuseppe Rizzo, 36 anni, di Nicotera, assistito dagli avvocati Guido Contestabile, Giuseppe Spinelli e Pietro Antonio Corsaro. Giuseppe Rizzo è accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare si sarebbe fatto latore delle imbasciate e dei messaggi provenienti e rivolti  soprattutto, da e per il boss Luigi Mancuso di Limbadi, aiutando quest’ultimo a muoversi sul territorio ed accompagnandolo personalmente quando necessario.

Sempre la Cassazione ha infine ritenuto inammissibile il ricorso della Dda di Catanzaro avverso la concessione degli arresti domiciliari (decisa a maggio) nei confronti di Rocco Delfino, 58 anni, originario di Gioia Tauro ma residente a Satriano. Rizzo – difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Mirna Raschi – è accusato di essere vicino ai clan di Gioia Tauro Piromalli e Molè ed al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale e sottrarsi quindi a provvedimenti ablativi di natura reale, avrebbe posto in essere le condotte di attribuzione fittizia delle quote della società Ecotrasporti srl (con sede a Palmi), successivamente ridenominata “M.C. Metalli srl”. Il reato contestato è quello di trasferimento fraudolento di valori. Attualmente gli sono stati revocati anche gli arresti domiciliari.

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