Il dramma della piccola Jacqueline, a 15 mesi senza casa né cure – Video

Per i sanitari dell’Annunziata di Cosenza la bimba di Rombiolo può essere dimessa a patto di ricevere un’assistenza domiciliare H24 che l’Asp di Vibo non è in grado di garantire. Mentre la famiglia attende l’assegnazione di un alloggio popolare
Per i sanitari dell’Annunziata di Cosenza la bimba di Rombiolo può essere dimessa a patto di ricevere un’assistenza domiciliare H24 che l’Asp di Vibo non è in grado di garantire. Mentre la famiglia attende l’assegnazione di un alloggio popolare
Informazione pubblicitaria
La piccola Jacqueline

Piange e si dispera Marcela, argentina di nascita, ma vibonese d’adozione. Sua nipote, Jacqueline, di appena 15 mesi, da febbraio scorso è in coma vegetativo per via di una non comune meningo-encefalite pneumococcica. È ricoverata nel reparto di terapia intensiva pediatrica. Le sue condizioni sono gravi ma stabili. Per i medici dell’Annunziata di Cosenza la piccola può tornare a casa. Può essere dimessa «previa assistenza sanitaria h24» che l’Asp di Vibo non è in grado di garantire. 

Le cure che può offrire l’Azienda sanitaria vibonese non sono “compatibili” con la vita della piccola Jacqueline. Che rischia di morire. «Se i sanitari di Cosenza, che da mesi hanno in cura la piccola, prescrivono un’assistenza continuativa, come può l’Asp di Vibo mandare un medico una volta a settimana?». Da qui la battaglia legale intrapresa dall’avvocato Pasqualfabrizio Francica Mayo di Panaia, del Foro di Vibo Valentia, che da anni assiste la famiglia.  

«L’Asp di Vibo attraverso una nota protocollata il 13 ottobre scorso – spiega l’avvocato – propone una visita a settimana di un anestesista rianimatore, quattro visite a settimana di un infermiere esperto di rianimazione, due visite al mese di un fisiatra che, a sua volta, stabilirà un piano di Fisiokinesi-terapia e una visita a settimana di un pediatra ospedaliero esperto neonatologo». Un’assistenza che a parere del legale non è adeguata ai bisogni della bambina che si alimenta tramite gastrostomia e  che necessita di assistenza respiratoria in C-Pap attraverso cannula tracheostomica.

E non è l’unico problema da risolvere. Ce n’è un altro, di uguale gravità. La casa in cui vivono i genitori, è troppo piccola. Lo ha stabilito un’assistente sociale. Quando Jacqueline sarà dimessa dall’ospedale, avrà bisogno di una stanza attrezzata e nel piccolo appartamento di Rombiolo dove vivono i genitori e i due fratellini non c’è posto. Una soluzione, almeno nelle intenzioni, il comune di Rombiolo l’avrebbe individuata: una casa popolare, la cui consegna però, tarda ad arrivare

«Nonostante le buone intenzioni manifestate nel corso di un recente incontro, il sindaco di Rombiolo – spiega l’avvocato – non ha assegnato alcun alloggio». E intanto i giorni passano e la piccola, rimane ostaggio di un sistema socio-sanitario che non sembra avere la giusta attenzione per i bambini. «So che un giorno Dio se la porterà con sé, ma fino ad allora vogliamo amarla, proteggerla. Vogliamo che stia a casa con i suoi genitori e i suoi fratellini, circondata d’amore e non in un lettino di un ospedale. Perché è viva mia nipote, respira, mi stringe la mano. Jacqueline è una piccola guerriera – dice in lacrime Marcela – ed io lotterò per ottenere ciò di cui ha bisogno. Lotterò per garantire a lei e a tutte le persone che si trovano nelle sue stesse condizioni le cure necessarie. Aiutateci, per favore».

Per aiutare il piccolo angelo a trovare una casa e le cure necessarie, nonna Marcela ha lanciato la campagna di crowdfunding “Una casa per Jacqueline” (https://www.gofundme.com/f/unacasaperjacqueline) sulla piattaforma Gofundme.com.