Ergastolo a Prostamo: da riesaminare la richiesta di revisione del processo

La Cassazione accoglie a sorpresa l’istanza dell’esponente dell’omonimo clan di Mileto e trasmette gli atti a Napoli per l’omicidio di Pietro Cosimo consumato a Catanzaro nel 1990

La Cassazione accoglie a sorpresa l’istanza dell’esponente dell’omonimo clan di Mileto e trasmette gli atti a Napoli per l’omicidio di Pietro Cosimo consumato a Catanzaro nel 1990

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Sarà la Corte d’Appello di Napoli a dover riesaminare la richiesta di revisione del processo che ha registrato la condanna all’ergastolo di Nazzareno Prostamo, 57 anni, di San Giovanni di Mileto (in foto), ritenuto uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Pietro Cosimo, ucciso a Catanzaro il 17 gennaio del 1990. E’ quanto deciso dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Antonella Mazzei e con giudice relatore Palma Talerico, che ha annullato l’ordinanza con la quale il 9 gennaio dello scorso anno la Corte d’Appello di Salerno aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revisione formulata da Nazzareno Prostamo avverso la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e divenuta irrevocabile il 26 aprile 1999. Una decisione importante, quella della Cassazione, che di fatto riapre a sorpresa il caso di un delitto che ha fatto “storia” nella cronaca giudiziaria calabrese e che si credeva definitivamente chiuso.

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I fatti, l’omicidio ed i “personaggi”. Nazzareno Prostamo viene ritenuto personaggio di spicco dell’omonimo clan di San Giovanni di Mileto, guidato dal fratello Giuseppe, il presunto boss ucciso il 3 giugno 2011 a San Costantino Calabro su mandato del clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Nazzareno Prostamo è altresì cognato di Michele Iannello, quest’ultimo condannato all’ergastolo per l’omicidio del bimbo americano Nicolas Green, freddato per errore nel settembre 1994 sull’autostrada nel corso di un fallito tentativo di rapina. 

L’omicidio di Pietro Cosimo, secondo le sentenze definitive, sarebbe stato ordinato dal futuro boss di Catanzaro, Girolamo Costanzo, a capo del clan dei “Gaglianesi” (dal nome del quartiere Gagliano di Catanzaro). Costanzo – per eliminare Pietro Cosimo, ritenuto personaggio scomodo nell’ambito della mala catanzarese  – avrebbe commissionato il delitto a Nazzareno Prostamo e Pasquale Pititto dietro il pagamento di cinque milioni di lire, facendo anche leva sul mancato pagamento di una fornitura di eroina da parte di Pietro Cosimo nei confronti dei due vibonesi di San Giovanni di Mileto. Pasquale Pititto, altro personaggio di spicco della ‘ndrangheta di Mileto, attualmente è fra i principali imputati del processo Stammer contro il narcotraffico internazionale).

La revisione del processo. La richiesta di revisione era stata formulata da Nazzareno Prostamo sulla scorta di una serie di certificazioni allegate all’istanza dalle quali, secondo il 57enne di Mileto, era possibile constatare come il giorno dell’uccisione di Pietro Cosimo (17.1.1990) lo stesso Prostamo si trovasse detenuto in carcere e, pertanto, impossibilitato a commettere materialmente il grave fatto di sangue insieme a Pasquale Pititto. 

La decisione della Cassazione. Con requisitoria scritta il procuratore generale della Suprema Corte, Giuseppina Casella, aveva chiesto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata. Successivamente era stata depositata una memoria, a firma dell’avvocata Rosetta Anna Mancuso, nella quale erano state ribadite le censure già svolte nel ricorso. Ricorso ritenuto dalla Cassazione “fondato” e, pertanto meritevole di accoglimento, poiché “le nuove emergenze documentali erano meritevoli di una più approfondita lettura da parte del giudice della revisione, il quale avrebbe dovuto accertare se Prostamo alla data del 17 gennaio 1990 – giorno dell’omicidio di Pietro Cosimo –  fosse o meno detenuto nel carcere di Vibo Valentia, atteso che sul punto la certificazione dell’amministrazione penitenziaria andava letta unitamente alle certificazioni allegate alla richiesta avanzata dal condannato e in precedenza non esibite”.

Da qui l’annullamento con rinvio della decisione dei giudici di Salerno e la trasmissione  degli atti alla Corte d’Appello di Napoli perché proceda ad nuovo esame.

Il 16 marzo 2016 la Corte d’Appello di Catanzaro ha condannato Nazzareno Prostamo a 14 anni di reclusione per altro fatto di sangue: il tentato omicidio di Rocco La Scala, ambulante di 51 anni, gravemente ferito a colpi di pistola (tanto da restare paralizzato) il 13 settembre 2011 a Mileto. Il caso deve ancora approdare in Cassazione. 

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