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Si era rivolto al collega Raffaele Mammoliti della Cgil con un’espressione non ritenuta configurabile come reato. Il fatto avvenuto ai tempi della “Vicenda Bruni”

Luciano Prestia
Cronaca

È stato assolto (con la formula “il fatto non sussiste”) dall’accusa di aver minacciato il collega sindacalista Raffaele Mammoliti, dirigente regionale della Cgil, nei giorni “caldi” in cui la Camera del lavoro di Vibo Valentia era attraversata da forti tensioni per la vicenda della sospensione e del successivo defenestramento dell’allora segretaria provinciale Donatella Bruni

Si tratta di Luciano Prestia, all’epoca segretario provinciale della Uil, che incassa così la sentenza favorevole a qualche anno di distanza da quegli avvenimenti, quando Prestia si era rivolto a Mammoliti con la frase: «Te la farò pagare per quello che hai fatto a me e a lei». 

La “lei” in questione era proprio Donatella Bruni, con la quale il dirigente Uil aveva intrapreso una relazione. Una frase che non è stata dunque ritenuta configurabile come minaccia dal giudice Martina Annibaldi, in accoglimento della tesi della difesa, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Paolo Fuduli. Secondo i legali di Prestia, quell’espressione era piuttosto da ritenersi «uno sfogo alla violenza che la compagna avrebbe subito da Mammoliti». 

Linea dunque accolta dal magistrato che ha emesso la sentenza favorevole all’ex dirigente Uil in riforma ad una precedente sentenza di colpevolezza emessa dal Giudice di pace di Vibo il 24 settembre 2013 ed appellata da Prestia.  

In merito alla vicenda suesposta, l’avvocato Diego Brancia, difensore di Raffaele Mammoliti, precisa quanto segue: 

“Appare sorprendente che alcuni organi di stampa  possano anticipare il contenuto della motivazione della sentenza, che sarà depositata dal Tribunale di Vibo Valentia - soltanto - fra sessanta giorni. Intendiamo, tuttavia, ribadire  - con deferente coerenza - la manifestazione di piena fiducia nelle decisioni della Magistratura anche oggi, allorché registriamo un diverso orientamento rispetto alla decisione precedente in seguito a cui l'imputato era stato condannato. Perciò, soltanto, dopo aver letto la motivazione della sentenza ne valuteremo gli eventuali profili di censura al cospetto del Corte di Cassazione. Siamo, peraltro, convinti che i processi vadano celebrati nelle Sedi istituzionali, unico luogo a cui può assegnarsi il rango di Autorità preposta ad accertare la Verità ed a garantire la Giustizia e, quindi, l'affermazione dello Stato di diritto a cui Il mio assistito impronta la propria azione quotidiana”.