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I colpi d’arma da fuoco nel dicembre del 2013. Gli autori riconosciuti dai poliziotti della Squadra Mobile grazie agli impianti di videosorveglianza

Cronaca

La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e 6 mesi di reclusione ciascuno nei confronti di Raffaele Pardea, 58 anni, e Luciano Macrì, 49 anni, rispettivamente di Vibo Valentia e Vibo Marina, ritenuti responsabili del reato di danneggiamento aggravato dai colpi di pistola all’indirizzo della vetrata della pizzeria “Pedro” sita sul corso di Vibo Marina. Dalla visione dei filmati, i poliziotti della Squadra Mobile di Vibo sono riusciti a risalire a Pardea e Macrì. Quest'ultimo avrebbe esploso i colpi d'arma da fuoco tenendo la pistola avvolta in uno straccio per poi raggiungere l'auto a bordo della quale si trovava Pardea. Recatisi a casa di Macrì - sottoposto all’epoca al regime dei servizi sociali con divieto di accompagnarsi a pregiudicati -, i poliziotti hanno quindi trovato lo straccio usato per avvolgere la pistola e, nascosto sotto il letto, anche Raffaele Pardea, detto "U Ranisi”. Durante la sparatoria, alcune schegge della vetrata della pizzeria avevano colpito la moglie del titolare, rimasta comunque illesa. Per la Cassazione la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 6 aprile 2016 deve ritenersi corretta. Il ricorso di Pardea (in foto in basso) è stato infatti ritenuto “manifestamente infondato”, in quanto non ha indicato illogicità nella motivazione del verdetto di secondo grado. Manifestamente infondato anche il ricorso di Macrì in quanto il diniego delle circostanze attenuanti generiche è stato motivato “in modo congruo ed adeguato con richiamo all'assenza di segni di pentimento, al tentativo di ridimensionare le proprie responsabilità e alla gravità del fatto”.

La sparatoria contro  la pizzeria risale al dicembre del 2013. 

 

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