Estorsione a concessionaria di auto a Vibo Valentia: tre condanne

Assolto un quarto imputato. Regge l’operazione “Una Tantum” del 2010, assoluzioni per l’inchiesta “Prometeo” del 2011

Assolto un quarto imputato. Regge l’operazione “Una Tantum” del 2010, assoluzioni per l’inchiesta “Prometeo” del 2011

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

 Tre condanne ed un’assoluzione. Si conclude così il processo a Vibo nato dalle operazioni denominate “Prometeo” e “Una Tantum”. Regge al vaglio del Tribunale collegiale solo quest’ultima inchiesta, mentre per la prima si registrano assoluzioni e per un capo d’imputazione la prescrizione. 

Informazione pubblicitaria

La sentenza. Cinque anni e 9 mesi di reclusione per Nicolino Franzè, 71 anni, di Vena Superiore; 5 anni e 6 mesi a testa per Francesco Franzè, 29 anni, figlio di Nicolino, e per Domenico Carrà, 38 anni, genero di Franzè. Assolto Carmelo Franzè, 44 anni, di Vibo Valentia. 

L’accusa. Tentata estorsione il reato per il quale sono stati condannati gli imputati. Secondo l’accusa, Franzè padre e figlio, più il genero avrebbero fatto irruzione negli uffici del titolare dell’autosalone “Stuppia” denominato “Testa rossa”, intimando a Daniele Stuppia, dopo un precedente avvertimento, di corrispondergli una mazzetta di 50mila euro, una tantum e subito, oltre a 2mila euro mensili. 

Non appena allontanati dall’autosalone, il titolare Daniele Stuppia aveva quindi chiamato il 113. Sul posto erano intervenuti gli agenti della Squadra Mobile di Vibo, diretti all’epoca dal vice questore Maurizio Lento che, dopo aver assunto a verbale le dichiarazioni della vittima, avevano avviato le indagini. Nel giro di una settimana gli investigatori erano quindi arrivati a fornire al gip solidi elementi per tre arresti. Nel corso della conferenza stampa, l’allora capo della Squadra Mobile, Maurizio Lento, aveva più volte elogiato la collaborazione della vittima, Daniele Stuppia, grazie al quale era stato possibile incastrare i tre estorsori.

Le pene accessorie. Domenico Carrà, Nicolino e Francesco Franzè sono stati condannati dal Tribunale presieduto da Lorenzo Barracco, a latere i giudici Graziamaria Monaco e Anna Moricca, anche al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, al risarcimento del danno – da quantificarsi in separata sede – nei confronti della parte civile Daniele Stuppia (assistito dall’avvocato Giovanna Fronte) ed alla rifusione delle spese processuali. I condannati sono stati altresì interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, oltre all’interidizione legale durante l’esecuzione della pena. 

Il reato di minaccia (episodio del 2010) contestato a Nicolino Franzè, Francesco Franzè e Domenico Carrà è stato invece dichiarato prescritto.  

Le assoluzioni. Per il porto di fucile, altra contestazione di estorsione e l’incendio doloso ai danni della concessionaria (operazione “Prometeo” dei carabinieri scattata nel 2011) incassano l’assoluzione Domenico Carrà, Nicolino Franzè e Carmelo Franzè. 

Trasmissione degli atti alla Procura per le valutazioni di competenza per le deposizioni dei testi Giuseppe Fresca e Debora Sorrentino. Tutti gli imputati erano difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo. Nicolino Franzè anche dall’avvocato Giuseppe Grande.

Il pm aveva chiesto l’assoluzione per Domenico Carrà e Carmelo Franzè, la condanna di Nicolino Franzè a 9 anni e 6 mesi, ed a 4 anni e tre mesi per Francesco Franzè. 

Per il giudice Lorenzo Barracco – che in questi anni a Vibo, al suo primo incarico in magistratura, si è distinto per serietà, dedizione al lavoro e professionalità – si è trattato dell’ultimo processo e dell’ultima sentenza. Lascia infatti il Tribunale di Vibo Valentia per prendere servizio al Tribunale di Velletri.