Sequestro di persona e lesioni aggravate ad una donna: quattro condanne a Vibo

Il movente dell’azione delittuosa riconducibile ad una relazione amorosa intrapresa dalla vittima

Il movente dell’azione delittuosa riconducibile ad una relazione amorosa intrapresa dalla vittima

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Costa quattro condanne il sequestro di persona ed il pestaggio di una donna avvenuto a Vibo nel novembre scorso nei pressi di piazza Spogliatore. Un anno e sei mesi a testa, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato che è valso per le imputate uno sconto di pena pari ad un terzo, la pena inflitta dal Tribunale collegiale presieduto dal giudice Lucia Monaco, oltre al risarcimento dei danni alla parte offesa da liquidare in separata sede. Condannate le quattro imputate: Lareq Nezha, 57 anni, Fatima Lila, 60 anni, Ammar Zohra, 41 anni, Saadi Khabbja, 48 anni, tutte di nazionalità marocchina.

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La parte offesa, R. M., 51 anni, era assistita dall’avvocato Francesco Rombolà che nel corso del suo intervento ha insistito per l’affermazione della penale responsabilità delle imputate.

Secondo l’accusa, le quattro donne erano partite dalla provincia di Reggio Calabria, dove risiedono, alla ricerca di una loro connazionale che hanno poi raggiunto a Vibo in piazza Spogliatore. Alla vista della donna, le quattro marocchine avrebbero iniziato ad aggredirla percuotendola anche con un ombrello per poi farla salire con la forza sulla loro auto all’interno della quale proseguivano nell’aggressione strappandole i capelli e minacciandola di morte (riferendole testuali parole: “Ti ammazzo, mi hai preso mio marito, ti porto a Reggio e ti ammazzo”), oltre a rubarle 650 euro in contanti e monili vari.

Giunte nei pressi di contrada “Catalano”, la vittima è riuscita a liberarsi dando un calcio alla portiera, costringendo l’autovettura a fermare la marcia. Proprio in quel frangente sono giunti i militari dell’Arma, allertati da un utente della strada che aveva visto l’autovettura circolare pericolosamente, che fermavano le quattro donne accompagnandole in caserma.

Il movente del grave fatto delittuoso sarebbe riconducibile ad una relazione amorosa che la vittima avrebbe intrapreso con l’ex marito di una delle quattro donne ora condannate.

La malcapitata aveva fatto ricorso alle cure mediche al Pronto soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia ed è stata poi dimessa con cinque giorni di prognosi per “contusione alla spalla destra e cefalea post traumatica”.